don Giampaolo Centofanti “Santissimo corpo e sangue di Cristo”

Commento vangelo domenica 14 giugno, Santissimo corpo e sangue di Cristo, anno A

Gv 6, 51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

L’eucaristia ci fa vivere in Cristo e di Cristo. Siamo innestati nella nuova creazione in Lui, verso la risurrezione, alla fine dei tempi, anche della nostra carne. Talora assumendo la particola consacrata sperimentiamo subito grande gioia, consolazione, luce, possiamo ricevere doni anche umani e materiali. Ma la fede ci dice che quello che viene donato comunicandoci con l’ostia è infinitamente di più, per noi e attraverso di noi per tutti, sulla terra e in cielo. Dalla Parola e dall’eucaristia viene ogni bene. Che grande grazia la messa quotidiana! Può accadere di avvedersi di qualcosa di questi doni quando ci si allontana da essi per un periodo. La vita si fa più pesante, lo sguardo più cinico… Ci manca la carica di prima. Pur se in mezzo alla prove la vita è un’altra cosa uniti al corpo di Cristo.

Fonte:https://commentovangelodelgiorno.altervista.org/