Alessandro Cortesi Corpo e sangue di Cristo – anno A – 2020

Dt 8,2-3.14b-16a; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

‘Questo è il mio corpo dato per voi’: l’Eucaristia è il segno della consegna di Gesù. Gesù indica un amore che segue vie altre e diverse rispetto a quelle del possesso e del dominio sull’altro. Vive la vulnerabilità di chi si affida e si lascia prendere.

Queste parole accompagnano i gesti dell’ultima cena, il, gesto dello spezzare il pane e dare il vino, il gesto del lavare i piedi (secondo il IV vangelo). In queste parole e gesti è racchiuso il senso profondo della sua vita, l’orizzonte che lo spingeva ad incontrare le persone senza giudizi ed esclusioni, attorno alla tavola, nel condividere ciò che vi era da mangiare: Gesù intende la sua vita come un dono e vive la fedeltà all’amore che si dona anche nel buio della prova e dell’ostilità. E affronta questo momento nella fede totale.

Gesù ci lascia nell’Eucaristia l’indicazione di un cammino: non è nel segno della privazione ma nella linea di un compimento di ciò a cui siamo chiamati: diventare dono e non possessori o consumatori delle cose e degli altri.

Nell’Eucaristia il corpo di Gesù è ‘dato per tutti’: intende la sua vita non in rapporto ad una ristretta cerchia ma in apertura a tutti e così ci ha resi partecipi del suo rapporto con il Padre: ‘io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro’ (Gv 17,26).

L’Eucaristia è connessa al desiderio di Gesù di stare con i suoi e di rimanere di continuare la relazione iniziata nel tempo della sua vita. E’ un desiderio che si allarga alla storia dell’umanità.

Imparare ad amare, prendendo l’Eucaristia a riferimento, è un cammino che dura tutta la vita: esige di incontrare i volti di quelli che ci stanno davanti come Gesù non è rimasto indifferente e distaccato.

E’ anche un cammino in cui aprirsi all’amore, ad uscir fuori guardando lontano oltre orizzonti vconsueti e per condividere, non accettando che la vita rimanga chiusa in mondi ristretti di ripiegamento in piccoli egoismi. L’amore di Gesù si mostra a noi quando prende il pane e lo spezza perché possa essere condiviso. E ci dice che là dove il pane è condiviso si fa autentica eucaristia. 

E’ indicazione di un’esperienza esistenziale che non può limitarsi in un rito da ripetere ma è chiamata ad un cammino da attuare nella prassi in scelte che aprano cammini di liberazione per gli altri. Ogni amore è chiamato ad aprire spazi di libertà.

Alessandro Cortesi op

Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/


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