don Roberto Seregni

don Roberto Seregni”Fate questo in memoria di me”

Fate questo in memoria di me – Giovanni 6,51-58

S.S. Corpo e Sangue del Signore

In quel tempo Gesù disse alle folle dei Giudei: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Le ventidue comunitá della nostra parrocchia passeranno la festa del Corpus Domini senza poter celebrare l’Eucaristia. In tutto il Perú le chiese sono ancora chiuse, almeno fino a fine mese. Poi vedremo. Ma se le cose continuano cosí, penso che taglieremo il panettone con guanti e mascherine…
Anche qui, come in molte parti del mondo, abbiamo cercato di stare vicini alla nostra gente con le celebrazioni via facebook, incontri biblici in zoom, gruppi di WhatsApp e tutto quello che la tecnologia ha messo a nostra disposizione. Ma, lo sappiamo, non è la stessa cosa.
Anche se, tutto questo, ci ha fatto scoprire qualcosa di molto importante.

Prima di tutto: il desiderio. Desiderio di comunitá, di un abbraccio, di un incontro. Desiderio di quel Pane spezzato e di obbedire alle parole del maestro: “Fate questo in memoria di me”. Siamo affamati di vita e di bellezza, e solo quel pane ci dà la forza per continuare a camminare.

Poi abbiamo imparato a rallentare. Tutto questo tempo ci ha dato la possibilitá di fare il punto sulla situazione della nostra fede, di chiederci onestamente se l’Eucaristia è un’ abitudine o un incontro, un calmante per i nostri sensi di colpa o una vitamina per continuare a camminare con Lui.

Un altro aspetto che ho sentito molto forte in queste ultime settimane è la speranza, la fiducia, l’abbandono. La situazione attuale ha messo drammaticamente in risalto le crepe (o le voragini?) di un sistema politico ed economico fragilissimo, per non parlare del sistema sanitario. Eppure la gente, i poveri, quelli che vivono in baracche di legno e lamiera, non si lamenta, anzi, vivono con speranza e gratitudine. Pochi giorni fa ho fatto visita un anziano per poterlo aiutare con un po’ di viveri e un bidoncino di acqua potabile. Dopo aver chiacchierato un po’ della situazione della sua famiglia, mi chiede la benedizione. Con le mani giunte mi sorride e mi confida che Dio non lo ha mai abbandonato, sempre lo ha benedetto con le “tre T”: techo, tierra y trabajo. Un tetto, la terra e un lavoro.

Uniti nella preghiera, un abbraccio
Don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/


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