Tonino Lasconi”Ma davvero Gesù ci dà la sua carne da mangiare?”

Corpo e Sangue di Cristo – Solennità – Anno A – 2020

Le chiese chiuse per Covid-19 e la fede nella presenza reale di Gesù risorto nell’Eucaristia.

Nella solennità del Corpus Domini i brani della parola di Dio hanno come centro e sintesi l’affermazione di Gesù: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo», e la reazione irosa e scandalizzata dei Giudei: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Questo contrasto tra affermazione inaudita e reazione scandalizzata rischia di scivolarci sopra la testa come cosa scontata, risaputa, usuale, senza alcuna capacità di farci riflettere, abituati come siamo a una fede rimasta troppo spesso ai rimasugli del catechismo per la Prima Comunione e la Cresima, che perciò non si interroga, non discute, non cerca motivazioni.

Quest’anno – purtroppo provocato da un evento assolutamente spiacevole e negativo come il Coronavirus – ci può essere un forte sussulto di consapevolezza in grado da far diventare vivacemente e acutamente attuali sia l’affermazione di Gesù che la reazione dei Giudei. Infatti la chiusura delle chiese e la mancanza delle celebrazioni eucaristiche in Quaresima, Settimana Santa, Pasqua… sono stati uno stimolo molto efficace per verificare se l’incredulità dei Giudei sia anche la nostra, e quindi se la fede nella presenza di Gesù Risorto nel pane e nel vino consacrati sia non una convinzione ma una vaga affermazione. La risposta al nostro interrogativo ci viene da come abbiamo reagito alle chiese chiuse e alla mancanza di celebrazioni, e da come abbiamo vissuto questa situazione. Crediamo alle parole di Gesù: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» se non ci siamo affatto preoccupati della mancanza della Messa? Crediamo alla presenza reale del Cristo Risorto nel pane e nel vino consacrati se ci siamo tranquillamente accontentati di vederla in streaming senza rimpianti per quella in chiesa: “Tanto che differenza c’è? Anzi così si segue meglio”? Ci crediamo al “pane che dà la vita” se siamo tra quelli che: “stamattina avevo da fare, perciò la Messa trasmessa dalla parrocchia me la sono vista alla sera tra una faccenda e l’altra”, scambiandola per una devozione qualsiasi?
Se non abbiamo registrato differenza tra Messa sì e Messa no, tra Messa celebrata e Messa guardata, cioè tra “mangiare” e “guardare mangiare”, dobbiamo ripensare la nostra fede nell’Eucaristia e le motivazioni della nostra pratica religiosa. Non lasciamoci sfuggire l’occasione offertaci dal “digiuno” per Covid – 19.

A scusante di questa fede “tanto per dire” nella presenza reale di Gesù Risorto nell’Eucaristia c’è l’essere stati “diseducati” non a celebrare la Messa, ma a vederla celebrare dal sacerdote. A essere sinceri e un po’ spietati: c’è tanta differenza tra la Messa “guardata” in chiesa (senza pregare, senza cantare, il più vicino possibile all’uscita…) e quella “vista” in televisione dalla poltrona o dal divano?

Tanti hanno affermato che dopo il Covid-19, tutto sarà diverso. Speriamo che sia davvero così anche per la Messa, in modo da abbandonare la posizione dei Giudei per accogliere l’affermazione di Gesù: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Non perché finalmente lo capiamo, ma perché consapevolmente lo crediamo sulla sua parola.

Questo passaggio dalla consuetudine alla consapevolezza non avverrà automaticamente, ma attraverso la presa di coscienza e l’impegno della comunità ecclesiale. Tutta! Sacerdoti e fedeli laici. Il cambiamento dovrà partire da una partecipazione sempre più viva, meravigliata, riconoscente alla Messa non come precetto da rispettare, ma dono da accogliere, e dalla convinzione che non c’è il sacerdote che celebra e i fedeli che assistono, ma che tutti celebrano con il sacerdote che presiede. San Paolo è chiarissimo a questo proposito: «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?». Non uno che benedice e spezza mentre gli altri guardano, ma “noi” che benediciamo e “noi” che spezziamo.

Fonte:https://www.paoline.it/


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