Padre Paolo Berti

Padre Paolo Berti“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”

Sacratissimo Cuore di Gesù
Gv 19,31-37
“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”

Vangelo (Mt 11,25-30)
Dal Vangelo secondo Matteo


In quel tempo Gesù disse:
“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Omelia  

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”, ci dice san Paolo nella lettera ai Filippesi (2,5), il che può essere espresso in questo modo: “Lasciate che il Cuore di Gesù, trasformi il vostro, accendendolo delle fiamme dello Spirito Santo”.
“Lasciate”, ho detto; ma per lasciare che il Cuore di Gesù agisca, dobbiamo lasciare; lasciare le durezze, lasciare l’orgoglio, i vizi. Spesso si sente dire che dobbiamo lasciarci amare da Dio, e poi non si aggiunge che per far questo dobbiamo lasciare tante cose; un vero guaio, perché risulta un consiglio monco, e alla fine quietistico, cioè oscurante la necessità di vincere noi stessi; e il Vangelo è chiaro al proposito (Mt 16,24): “Chi mi vuole seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”; (Mt 11,12) “sono i violenti che si impadroniscono del regno dei cieli” (Mt 11,12), non i fiacchi, i pigri, gli amanti delle comodità, del quieto vivere.
Altri dicono, esprimendo la stessa aberrazione: “Dio non vuole niente da noi, è lui che si dona a noi”. Discorso perverso, perché l’Amore chiede sempre amore.
Vero è che l’amore di Dio precede sempre il nostro (1Gv 4,10), e che il nostro amore per Dio comincia quando ci lasciamo vincere dal suo, ma è falso che Dio non vuole niente da noi. Falso è che ci sia un momento nel quale noi possiamo dare a Dio qualcosa per primi, perché Dio ci ha amato e ci ama sempre per primo. Falso è che Dio non chieda amore di corrispondenza al suo amore, poiché è scritto (Dt 6,4): “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”; e chiede dunque amore vero, cioè non disgiunto dall’obbedienza alla sua parola, che non ci sarebbe amore, ma falsità (1GV 2,4). Gesù chiede anche di consegnare la nostra vita a lui (Mt 11,38): “Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”. A Pietro domanda per tre volte se lo ama (Gv 21,15s). Amare vuol dire seguire, cioè imitare il Maestro, compiere le opere del maestro, obbedire al Maestro.
Il Cuore di Gesù ha concepito il dono dell’Eucaristia; e Gesù nell’Eucaristia ci dona il suo Cuore.
Cuore, è una parola primordiale, che come tale è immediatamente afferrabile, pur avendo un significato profondo. Il cuore è il centro intimo dell’uomo. Dal cuore sgorga l’amore e purtroppo anche l’odio, quando il cuore si perverte. Il cuore è, dunque, il centro intimo e profondo dell’uomo.
Se poi ci riferiamo al cuore di carne allora in esso vediamo il simbolo dell’amore, e ciò è in riferimento al fatto che il cuore è in sintonia unitaria con le emozioni.
La rappresentazione del Cuore di Gesù con vampe di fuoco, con una corona di spine che lo circonda, con una croce che lo sormonta, e con una larga ferita da lancia, è rivolta a far intendere che tutta la passione Gesù l’ha sostenuta con l’amore; con un amore che è cresciuto a dismisura proprio in mezzo ai tormenti della croce e dell’odio degli uomini. Quel Cuore ci invita ad amare, ad accettare la sofferenza, a perdonare settanta volte sette, ad essere umili, miti, e ci comunica le sue fiamme divine che sono gli ardori di fuoco dello Spirito Santo.
Quel Cuore ci dona di ardere per ardere. Ardere per ardere, ho detto; cioè non per compiacerci di sentire il cuore ardere, e dichiararci buoni, spiritualmente arrivati, ma ardere per ardere, cioè senza porre confini all’amore.
I discepoli di Emmaus dissero (Lc 24,32): “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”; il loro cuore ardeva e iniziava a volere ardere. I due non si interrogarono sul perché fisiologico dell’ardore del cuore, ma sapevano che ardeva perché ricevevano verità e amore. Noi invece vogliamo comprendere e descrivere tale fenomeno di ardore e per questo abbiamo riempito pagine, che sono pagliai senza un chicco di grano, smarrendo la ragione prima: il cuore arde a contatto con la verità e l’amore.
Il Cuore di Gesù, che si dona a noi nell’Eucaristia, rende sensibilissimo il nostro cuore ad intercettare l’errore, l’imperfezione. Non è merito nostro, se non nel fatto che vogliamo essere sempre più uniti a Dio, e anche in ciò il merito nostro è solo in quel un quarto che deve compiere la creatura, poiché i tre quarti li compie la grazia. Certo, senza il nostro un quarto Dio non potrebbe operare, poiché Dio non opera mai contro la nostra volontà, e vuole che si metta in moto la nostra volontà. Seguire Gesù vuol dire imitarlo, e lui ci dà la forza di farlo donandoci il suo Cuore.
Ci domandiamo: “Che cos’è la grazia?”. La grazia è innanzitutto Dio che viene a dimorare nel nostri cuori: questa è la grazia increata, che si accompagna con la grazia creata, distinta in grazia santificante, che dona all’anima l’attitudine alla vita soprannaturale, e in grazia attuale. La grazia santificante è l’elemento statico, la grazia attuale, invece, è l’elemento dinamico, che muove l’anima al bene, chiedendo sempre la sua cooperazione. La grazia attuale è operante e cooperante. E’ operante poiché l’iniziativa è sempre di Dio, ma è anche cooperante perché Dio non può prescindere dalla libertà dell’uomo. La grazia santificante e la grazia attuale sono realtà create, certo realtà misteriose, ma non immaginazione.
Sempre la grazia santificante cresce in noi e sempre siamo sotto l’azione della grazia attuale, che ci muove all’amore, se alla generosità di Dio vogliamo corrispondere con generosità obbediente e orante.
Il nostro cuore diventa pieno d’amore, e l’amore è il mezzo per rassicurare il nostro cuore (Cf. 1Gv 3,19), in certe situazioni, dove abbiamo fatto ciò che non volevamo assolutamente fare (Cf. Rm 7,16). A volte, infatti, siamo tormentati dall’aver avuto un moto di sensualità, non voluto e subito con sofferenza, ma ecco che un breve esame ci fa vedere che non abbiamo cessato di amare, di reagire al male con decisa volontà. E allora se abbiamo continuato ad amare rassicuriamo il nostro cuore: Dio dimora ancora in noi; non è fuggito da noi, come quando c’è il peccato mortale.
Il nostro cuore è rimasto saldo nella bufera della tentazione, della prova. Siamo rimasti uniti al Cuore di Gesù, che pulsa in tutto il corpo mistico la sua forza, il suo coraggio, e che si moltiplica nell’Eucaristia, senza affatto moltiplicarsi, per essere in ognuno di noi, sorgente di vita eterna.
“Cuore di Gesù rendi puri i nostri cuori, rendili conformi al tuo; non cessare di comunicarci le tue vampe di fuoco, affinché i nostri cuori ne siano incendiati, e abbiano incessanti palpiti d’amore verso te e in te verso il Padre, nell’unità d’amore con tutti i fratelli”.
Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

Fonte:http://www.perfettaletizia.it


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