don lucio d'abbraccio

don Lucio D’abbraccio”Sacratissimo Cuore di Gesù”

Imparate da me

Nella solennità odierna, la Chiesa offre alla nostra contemplazione il mistero del Cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull’umanità. Un amore che, nei testi del Nuovo Testamento, ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l’uomo. Nella seconda lettura, infatti, troviamo ripetuta l’affermazione che «Dio è amore». Su questo brano della prima lettera di Giovanni, papa Benedetto XVI ha scritto una bellissima enciclica, la Deus caritas est. In italiano la parola «amore» vuol dire «senza la morte». Amare qualcuno vuol dire fargli capire che lui per noi non morirà mai e che siamo disposti a dare la vita per lui.

Quante volte abbiamo sentito: «ti amo da morire». Che bella espressione!

Questa esclamazione sta a significare che sia ama veramente solo quando si è disposti a morire per l’altro e a morire a se stessi per far vivere l’altro in tutta la sua pienezza. In Gesù, Dio non solo ci ha detto, ma ci ha anche dimostrato, che ci ama da morire. Come possiamo, noi che siamo inseriti in questa magnifica realtà dell’amore del Padre, non amarci tra di noi? Come trattenere quella linfa vitale che dalla vigna, ossia da Gesù, passa ai tralci che siamo noi?

L’amore – quello vero, non la passione, il desiderio, l’istinto, l’appagamento… – costituisce l’identità del discepolo, generato dall’amore: «amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore», e indica la via della conoscenza di Dio. L’amore rivela la storia di Dio nella storia: «non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati». Dunque, l’amore della comunità ecclesiale è la risposta all’iniziativa gratuita di Dio: «se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi». L’amore fraterno, dunque, diventa misura e verifica del nostro amore per il Signore.

L’evangelista scrive: «Venite a me […] e io vi darò ristoro». Ciò significa che dobbiamo imparare ad amare e a pregare più spesso e più intensamente il Signore, non solo nei momenti bui, difficili, di demoralizzazione. Impariamo ad «essere miti e umili di cuore», scolari sempre attenti a scorgere nei gesti e nelle parole del Signore la sua mitezza, la sua umiltà di cuore, consapevoli che non si finisce mai di imparare e che questi due atteggiamenti sono necessari nella vita di un cristiano.

Buttiamoci più spesso, con tanta fiducia, fra le braccia del Signore! Chiediamo di avere la sua mansuetudine!

Ebbene, se è vero che l’invito di Gesù a «rimanere nel suo amore» (cf Gv 15,9) è per ogni battezzato, nella festa del Sacro Cuore di Gesù, Giornata mondiale di santificazione sacerdotale, tale invito risuona con maggiore forza per i sacerdoti. Preghiamo sempre per loro, affinché possano essere validi testimoni dell’amore di Cristo.

«rimanere nel suo amore»

Fonte:https://donluciodabbraccio585113514.wordpress.com/


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