Don Paolo Zamengo”L’amore vince la paura”

L’amore vince la paura     Mt 10,26-33

XII Domenica del Tempo Ordinario, 21 giugno 2020

Gesù chiama i dodici per inviarli ad annunciare il Vangelo.  E insegna anche il “modo” dell’annuncio: “come pecore in mezzo ai lupi; siate  prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.  Soprattutto l’invio è accompagnato da un imperativo: “non temete”. “Non temete quelli che uccidono il corpo”; “non temete: voi valete più di molti passeri!”.

Gesù non ha paura di predire persecuzioni nelle quali in gioco c’è la vita. “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre; chi mi rinnegherà, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre che è nei cieli”.  Ma davanti a questo bivio,  l’imperativo accorato di Gesù non è “Non mi rinnegate”, ma “Non temete”.

Questo “non temere” lo troviamo fin dall’inizio del vangelo di Matteo. E’ l’invito rivolto dall’angelo a Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua sposa ”.  Questo stesso invito lo ritroviamo anche alla fine, quando le donne, accorse al sepolcro, vengono sorprese dalla visione di un angelo che rotola la pietra e rivolto a loro dice: “Non temete, so che cercate Gesù il crocifisso: non è qui, è risorto come aveva detto”.

Con “non temete” si apre e si chiude il vangelo. Ma come si può non temere quando c’è in gioco la vita? Come non temere quando la paura della morte si insedia nel più profondo della nostra umanità?

Forse Gesù pretende uno sforzo sovrumano, una specie di “eroicità” per fare una selezione perché essere  eroi non è da tutti?  Cosa vuol dire questo “non temere” ripetuto spesso nella Bibbia e così tante volte in questi pochi versetti del vangelo di oggi? 

Ci rincuora sapere che  l’invito a non temere è  l’inizio di ogni chiamata lungo la storia della salvezza. Ci rincuora perché vuol dire che di fronte all’immensità di Dio che sceglie e chiama, Abramo, Mosè, i patriarchi, Giuseppe e Maria, Pietro e Paolo, gli apostoli, i santi: tutti hanno avuto paura.

Ma c’è un solo modo per vincere  la paura ed è l’Amore. San Giovanni lo scrive nella sua lettera. “Nell’Amore non c’è timore anzi, l’Amore vince la paura perché Gesù ci ha amati”.  Ecco come è possibile attraversare la paura: tenere fisso lo sguardo su Gesù che ci ha  amati per primo. 

Pietro quella notte aveva promesso: “Se anche dovessi morire per te, io non ti rinnegherò”. Poi non è riuscito a mantenere fede proprio per la paura di perdere la vita. Ma, l’esperienza di Pietro ci rivela che  almeno una volta anche Gesù  non ha mantenuto la sua parola .

Gesù aveva detto: “chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre”. Ma proprio a Pietro che lo aveva rinnegato  per paura, Gesù affida la sua chiesa che è il popolo di coloro che devono imparare a non distogliere mai  lo sguardo dall’amore per non temere. 

“Non abbiate paura”: è un imperativo che ci invita a tenere fisso lo sguardo sulla certezza del suo Amore per noi. Un amore grande che non smette di investire su di noi, sulla nostra povera umanità spesso impaurita.

Gesù non ci chiede di diventare  eroi ma di vivere da discepoli. E lo possiamo diventare per grazia. Noi possiamo essere suoi. “Sia che viviamo, sia che moriamo, noi siamo del Signore”.