Wilma Chasseur”QUALE RINUNCIA?”

QUALE RINUNCIA?

13a DOMENICA T.O.



Questo Vangelo parla della rinuncia, ma c’è una cosa a cui il Signore non ci chiede mai di rinunciare e alla quale noi rinunceremmo ben volentieri, volete sapere quale è? Ebbene è la croce. Ma la rinuncia è indispensabile per conseguire qualsiasi tipo di risultato.
Oggi il concetto di rinuncia per Dio è quasi totalmente scomparso, ma esiste in altri ambiti: quello dello sport per esempio: chi vuole eccellere in uno sport qualsiasi deve sottoporsi a faticosi allenamenti, oppure quello di saper padroneggiare una disciplina musicale o uno strumento, quanti esercizi quotidiani occorre fare! Il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini diceva che se stava un giorno senza esercitarsi se ne accorgeva lui, ma se stava due giorni se ne accorgeva pure il pubblico… Nel campo dello studio poi non ne parliamo: quante rinunce richiedono quelle “sudate carte” (per chi è riuscito a conseguirle… ). E via di seguito. Dunque perché non accettare le rinunce ai nostri comodi quando si tratta di scegliere la via di Dio? Se le accettiamo in tutti gli altri ambiti perché non accettarle in questo? Dio vuole darci la sua vita divina e noi, per evitare qualche rinuncia, ci aggrappiamo a realtà effimere che ci lasciano pieni di vuoto.

L’inizio dei guai
La stessa storia della Salvezza inizia con un invito alla rinuncia: “Di tutti gli alberi del giardino potrai mangiare, ma di quello che è in mezzo no, altrimenti morrai”. Era l’unico comandamento! Se avessero saputo osservarlo, non ci sarebbe stato bisogno di istituirne altri, ma con la trasgressione sono aumentati pure i comandamenti, e anche ora vediamo che più l’uomo trasgredisce, più aumentano le leggi. E la vita si complica sempre più proprio perché l’uomo non è capace di rinunciare al male. Se all’inizio dell’umanità avessero saputo rinunciare, ora non saremmo così inguaiati e nei pasticci…
Ma perché la rinuncia a cose legittime, doverose, salutari e convenienti? Questa, per me, è la prova più certa e anche più bella dell’esistenza di Dio. E non solo della Sua esistenza, ma anche e soprattutto del Suo amore; infatti se non fossimo destinati alla Gloria e non fossimo chiamati alla comunione con Lui fin da quaggiù, non ci sarebbe proprio nessuna rinuncia da fare. E’ per far posto al “di più” che rinunciamo al “di meno” e allora la rinuncia diventa una vera e propria beatitudine.

Perle di saggezza
Ritrovo il concetto di rinuncia anche in queste perle di saggezza di Paul Cohelo che dice di aver imparato almeno sette cose dalla vita:
1) Per quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà: perdona!;
2) Ci vogliono anni per conquistare la fiducia di una persona e un attimo per distruggerla;
3) O sai controllare i tuoi gesti, parole e sentimenti e ne sei padrone, o essi ti renderanno loro schiavo;
4) Il Signore permette che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di quella giusta, così sapremo apprezzare il dono ricevuto;
5) Quando una porta si chiude ce n’è subito un’altra che si apre, il guaio è che guardiamo sempre e solo quella chiusa;
6) Ci vuole un minuto per offendere qualcuno, ma una vita per farglielo dimenticare;
7) Il migliore futuro nasce da un passato dimenticato e non puoi andare bene nella vita se non sai guardare avanti e rendi il passato sempre troppo presente.

Domande della settimana:

1) Cosa disse Gesù? (Mt)

2) Cosa bisogna perdere?

3) Chi bisogna accogliere?


WILMA CHASSEUR

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/