don Giampaolo Centofanti”Germogli di un tempo nuovo”

XIII domenica del Tempo Ordinario

La società e la Chiesa stessa, specie nelle sue gerarchie, possono avere sperimentato tra il novecento e l’inizio del nuovo secolo molti passaggi. Da un certo spiritualismo, moralismo, ad un cammino di liberazione da tanti schemi. Restando però in un orizzonte di fondo intellettualista che si è andato consolidando fin dall’epoca di Galileo. Si è così giunti al tempo delle ideologie e poi con il loro fallimento storico al ripiegamento sul privato che ha finito per sfociare nell’omologazione tecnicista. Nella Chiesa un discostarsi dalle risposte prefabbricate e da una spiritualità meno attenta all’umano specifico, in qualche misura elitista, può talora avere orientato ad un pragmatismo della vita, dell’incontro. Con scarsa attenzione allo sviluppo, nei modi e nei tempi adeguati fin dalla scuola, anche delle identità.

Dunque fughe dal razionalismo ma proprio in quanto fughe restando nel suo quadro di riferimento. Sommovimenti però non inutili perché capaci di smuovere tante riduttive strutturazioni. Mentre osserviamo il dipanarsi nella cultura, tra le gerarchie ecclesiali, di questi processi rileviamo anche a causa di essi un movimento più profondo, quello della gente comune, nella Chiesa e nel mondo.

Da un lato la manipolazione, l’omologazione, lo spogliamento a tutto campo, tecnicista, pragmatista, provocano in diverse situazioni sentimenti non sempre meditati di rivolta verso il potere. Da un altro lato sembra confusamente sentirsi tra non poche persone, specie per esempio nella Chiesa, il bisogno di venire aiutati a crescere in una spiritualità autentica, semplice, capace di comprendere il cammino, i bisogni, di ciascuno e anche di imparare da ogni uomo. Almeno nei tempi e nei modi adeguati, fin dalla scuola maturare nella propria liberamente scelta serena identità e nello scambio con le altre.

È il germogliare di una fede che va oltre le astrazioni, i vuoti, di cui sopra. Pur cogliendone gli intenti positivi anche se erano visti di fatto in modo riduttivo, variamente meccanico: le identità, la spiritualità, la vita concreta. È il traboccamento verso il ritrovare, il trovare più profondamente, la via del cuore semplice, ora nella Luce serena, liberata da moralismi e schematismi. Il riprendere contatto con la propria personalissima, autentica, umanità, oltrepassando finalmente il razionalismo con le sue varie possibili conseguenze sopra menzionate.

Un vissuto sguardo spirituale e umano rinnovato tendenzialmente rinnova tutta l’esistenza, la cultura, la società. Vi è da chiedersi se tale diffusa maturazione giungerà in tempo per evitare un drammatico crollo del mondo tecnicista o se dovrà essere stimolata (se qualche uomo potrà sopravvivere sulla terra) da questo sfacelo totale.

Viene forse un tempo in cui non solo per la Chiesa ma per tutti, ciascuno sul proprio personalissimo cammino e nell’incontro con gli altri, potrà nuovamente risuonare il messaggio di speranza di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36, 26).

Fonte:http://gpcentofanti.altervista.org/