don Lucio D’abbraccio”Impariamo, da Gesù, ad essere miti e umili”

Commento al Vangelo della XIV Domenica del Tempo Ordinario Anno A (5 luglio 2020)

Impariamo, da Gesù, ad essere miti e umili

Il brano del Vangelo di questa domenica si articola in tre strofe simili a un inno di lode e di ringraziamento innalzato al Padre.

La prima è una benedizione e un ringraziamento a Dio perché ha tenuto nascosti i misteri del Regno a coloro che si presumono sapienti e intelligenti, che pensano di conoscere i progetti dell’Altissimo: «In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». Ci sono persone, anche tra i cristiani, che presumono di sapere tutto su Dio, sui suoi misteri, sui suoi progetti. Essi dimenticano due beatitudini, quella dei poveri in spirito e quella dei puri di cuore. Dio ha scelto diversamente: egli privilegia i piccoli, nel senso più ampio del termine, le persone limpide, trasparenti, che non hanno né orgoglio né presunzione alcuna.

Nella seconda strofa Gesù parla dei rapporti profondi che lo legano al Padre: «nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». In altre occasioni il Maestro divino afferma di essere nel Padre e di essere una sola cosa con lui (cf Gv 10, 30.38). Ebbene sì: solo il Signore può rivelarci il Padre. Nell’ultima cena Gesù risponde a Filippo con queste parole: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (cf Gv 14, 9).

La terza strofa di questo inno di lode contiene un appello a tutti i deboli e poveri perché si mettano alla sequela di Gesù, vera sapienza. Questa strofa è chiamata «detto giovanneo» perché ha tutto lo stile del Vangelo secondo Giovanni. Essa è un invito che Gesù ci rivolge e che comporta un discepolato generoso: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. […] Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita». Quante persone sono affaticate e gravate da pesi di ingiustizia, di violenza, di emarginazione! Anche noi sentiamo spesso la fatica di vivere secondo il vangelo, avvertiamo la delusione per tanti ideali non realizzati e per tanti impegni non compresi, forse non fruttuosi. Gesù ci ripete: «Venite a me». Egli è nostro rifugio e nostro conforto, non in senso pietistico o intimistico, ma perché ci dà la consolazione dello Spirito e il desiderio di imparare da lui la mitezza e l’umiltà del cuore.

Gesù, però, ci ripete anche: «Imparate da me». Che cosa dobbiamo imparare? Dobbiamo imparare a non fare cose strepitose ma l’umiltà e la mitezza di cuore che hanno caratterizzato la sua missione. L’umiltà, infatti, non consiste principalmente nell’essere piccoli, perché uno può essere piccolo e arrogante nello stesso tempo; non consiste neppure nel sentirsi piccoli e senza valore, perché questo può nascere da un complesso di inferiorità; non consiste neanche nel dichiararsi piccoli, perché molti dichiarano di non valere niente, senza però credere veramente a quanto dicono. L’umiltà consiste essenzialmente nel farsi piccoli: e questa è l’umiltà di Dio! Dio, l’Altissimo, l’Onnipotente, si è umiliato facendosi uomo e diventando come noi in tutto fuorché nel peccato.

Ebbene, Dio è umile perché come scrive l’apostolo ed evangelista Giovanni: «Dio è amore» (cf 1Gv 4, 8). Ma cos’è l’Amore? L’Amore, nella sua verità divina e non nella caricatura coniata dagli uomini, è dono gratuito di sé: Dio pertanto, proprio perché è Amore, è un mistero di Dono infinito. Per questo Giovanni può scrivere: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (cf Gv 3, 16). E san Paolo può aggiungere che Cristo «Figlio di Dio, mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (cf Gal 2, 20).

Proviamo a riflettere su queste indiscutibili affermazioni della Rivelazione: Dio è Amore, ma l’Amore è Dono: Dio, allora, è dono infinito di sé; ma se Dio è Dono infinito di sé, Dio non conosce nessuna forma di egoismo: Dio soltanto dona; e, nei confronti degli uomini, Dio può donare soltanto facendosi piccolo e scendendo nella nostra povera storia per riempirla del mistero del suo Amore.

Se questo è il mistero intimo di Dio, noi potremo incontrare Dio soltanto avvicinandoci alla sua umiltà: noi dobbiamo scendere e, nel discendere, troveremo la sorpresa di incontrare Dio, perché Dio è umiltà.

Charles de Foucauld arrivò ad esclamare: «Mio Dio, un tempo credevo che per arrivare a Te fosse necessario salire: ora ho capito che bisogna scendere: scendere nell’umiltà!».

Ebbene, in una società dove sembra prevalere l’arroganza e il diritto del più forte noi, discepoli di Gesù, dobbiamo testimoniare l’umiltà, la mitezza. È una strada difficile, ma lo Spirito del Signore, di cui parla Paolo nel brano della Lettera ai Romani, ci illuminerà e ci guiderà.

Che Gesù, mite e umile di cuore, ci aiuti ad essere miti affinché possiamo già ora vivere la beatitudine da lui promessa: «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra» (cf Mt 5, 5).

Fonte:https://donluciodabbraccio585113514.wordpress.com/