Luca Lunardon

Luca Lunardon”Un Dio mite, umile e capovolto”

XIV Domenica Tempo Ordinario “A” – 5 Luglio 2020

Ammettiamolo… per nessuno di noi è facile e scontato credere in Dio e seguirlo. Nella nostra ricerca incontriamo continuamente dubbi e incertezze, anche perché possiamo sentirlo grande, lontano, molto più alto di noi.

La liturgia di oggi ci viene incontro, ricordandoci che Gesù ci ha fatto conoscere un Dio capovolto. Gesù ci ha fatto conoscere un Dio capovoltoChe non ha bisogno dei nostri sforzi di elevarci verso di lui, magari negando il nostro essere uomini e donne. Lui è già disceso nelle nostre profondità, pur di raggiungerci.

Fa pensare che nel nostro mondo, Chiesa compresa, tendiamo ad inseguire il prestigio, il potere e la visibilità. Magari pensando che così diventiamo simili a Dio. E invece Gesù ci ha fatto conoscere un Dio senza titoli, che si abbassa fino ai nostri fallimenti per mostrarci la sua vicinanza.

È quello che avviene nelle letture che ascoltiamo questa domenica: nella prima si rivolge al suo popolo colonizzato, sfruttato ed oppresso, promettendogli un salvatore che entrerà a cavallo di un’asina. Nel Vangelo ritroviamo quel salvatore promesso, Gesù, che dopo aver collezionato tensioni, delusioni e polemiche, si rallegra e benedice. Quando tocchiamo con mano il limite e la nostra fragilità, siamo liberi per riconoscere la vicinanza di DioAttorno a lui è rimasto solo un brandello di discepoli appartenenti alle classi più povere e disprezzate della società. Benedice perché è proprio in quel momento, quando tocchiamo con mano il limite e la nostra fragilità, che si riconosce la vicinanza di Dio. Attenzione: Dio non aspetta il nostro fallimento per venirci incontro, siamo noi che siamo più liberi per riconoscerlo.

Quando siamo stanchi, e possiamo confidare solo in Dio, scopriamo con meraviglia che lui è già disceso nelle nostre profondità, lo incontriamo mite e umile di cuore al nostro fianco. Mentre non ha bisogno di Dio chi ha la risposta pronta per ogni dubbio, Non ha bisogno di Dio chi pensa di sapere tutto di luichi pensa di sapere tutto sul suo conto e pretende di provarne l’esistenza, o di contestarlo o negarlo. Perché il Signore non è come i potenti del mondo che si fanno servire e sottomettono i deboli, è lui stesso che si mette a servire. La sua forza è quella che gli uomini considerano debolezza, e per questo entra in profondità, senza imporsi, rispettando la nostra libertà.

Quando abbiamo il coraggio di fare altrettanto, i nostri occhi si aprono, lo sentiamo vicino, anche se facciamo fatica a chiamarlo per nome. Scopriamo che non ci Cercare Dio non significa rinunciare a qualcosa di noi stessi, ma iniziare a scoprire la nostra dignitàchiede di rinunciare alla nostra umanità, ma che è venuto ad amarla. Scopriamo che la sua grandezza è capovolta, che lo Spirito di Dio abita già in noi, che cercarlo non significa rinunciare a qualcosa di noi stessi, ma iniziare a scoprire la nostra dignità.

Fonte:http://www.twittomelia.it/


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