Don Paolo Zamengo”La sapienza dei piccoli”

L’opera di Vogel a Palazzo Pitti (Firenze)

La sapienza dei piccoli    Mt 11, 25-30

XIV Domenica Tempo Ordinario “A” – 5 Luglio 2020

Il Vangelo si apre con l’immagine di Gesù che prega, che entra in relazione intima e profonda con Dio. Noi conosciamo Dio attraverso Gesù. Con Gesù Dio non è lontano e conosciamo il suo nome, il più rassicurante e il più dolce.  Gesù ci dice che possiamo chiamarlo “Padre”, “Abbà”. 

Gesù ha appena ricevuto il rifiuto e l’incredulità dei dottori della legge. Proprio gli scribi e i farisei che avrebbero dovuto riconoscere in lui il Messia annunciato dai Profeti, loro che studiavano le Scritture, sono i primi a negarlo, a non riconoscerlo e a  rifiutarlo. 

Nel dialogo tra Gesù e il Padre sembra che l’iniziativa di non far riconoscere il Figlio come Messia, sia una decisione presa da Dio; leggiamo: “…hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti…”. Ma subito  viene indicata un’altra categoria di persone alle quali invece il Padre concede il dono della conoscenza e sono i piccoli. 

Ma chi sono i “piccoli”, i “semplici”, i “poveri in spirito” che in tante occasioni Gesù ci presenta come i “preferiti” dal Padre? Sono coloro che guardano Dio dalla giusta prospettiva. Guardano Dio come a  un Padre perché di  questo Padre si sentono figli. Per “piccolo” non s’intende una misura, ma un modo di essere della persona che mantiene il suo cuore umile e aperto e disponibile  al cielo.

I sapienti e gli intelligenti sono coloro che pensano di poter crescere, conoscere, imparare da soli… partendo esclusivamente dalle proprie capacità umane e intellettuali. Partono da se stessi. Invece che essere un dono, la fede diventa una conquista da raggiungere sul campo di battaglia. 

L’amore ci libera dalla logica del merito e ci rende  commensali della logica della gratuità. Gesù dice ancora: “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. Diventare come bambini non significa certo una regressione della coscienza. Gesù ci chiede invece una presa di coscienza. Il bambino piccolo sa che da solo può  ben poco e allora si affida ad un altro più grande di lui che lo ama.  

Nell’età adulta questo affidarsi a Dio non è debolezza ma fiduciosa consegna come ad un approdo raggiunto. L’idea dell’uomo che si crede dio e che ritiene di non avere bisogno di Dio è il vero peccato del cuore dell’uomo. 

Il vangelo di oggi ci consegna tre verbi: “venite a me, prendete il mio giogo, imparate da me”. Venire, prendere, imparare. Con la promessa ripetuta: “io vi darò riposo, troverete riposo per la vostra vita”. Dove trovare questo riposo?  Tutto dipende da colui al quale scegliamo di andare, da che cosa scegliamo di portare sulle spalle e da chi scegliamo di imparare. 

Il contrario del riposo non è la fatica, ma la preoccupazione che nasce dall’aver scelto male i punti di riferimento del vivere. Se ci pensiamo bene, nello scorrere dei nostri giorni, è proprio così. A stancarci non è mai la fatica in se stessa, anzi, ci sono fatiche che ci riempiono di gioia, di forza, che ci fanno vivere bene e che ci riempiono di vitalità. Ciò che stanca è l’affanno per esserci caricati di un peso che non è il “suo giogo”.

Suo perché?  Ogni giogo ha due posti, si porta in due.  Non avete fatto caso che da qui deriva anche la parola coniuge. Da con-iugo, uniti sotto lo stesso giogo. Il giogo è l’amore, dell’Amore Crocifisso. Piccolo è chi trasforma la sua fragilità in  potenzialità d’amore in Cristo. 

La gioia di vivere e di faticare con colui o colei che ami non stanca mai, ma anzi dà forza e vita.  Si tratta allora di scegliere nel nostro cammino  da chi andare, chi seguire,  quale giogo portare e con chi. “Da chi andremo Signore? Tu hai parole di vita eterna”.