fr. Massimo Rossi Commento XV domenica del Tempo Ordinario

Commento su Matteo 13,1-23

XV domenica del Tempo Ordinario

“Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo…”: quante volte l’abbiamo cantato in questa chiesa e in tutte le chiese italiane!… “Ogni mia parola, ogni mia parola, ogni mia parola…” non ritornerà a me senza aver operato ciò che desidero, senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata, dice il Signore. Questione delicata: che cosa desidera Dio per noi?

Ma prima di chiederci quale sia la volontà di Dio per noi, oggi, è bene sottolineare che Dio parla, non manda fatti, non causa drammi,… men che meno le guerre, le malattie, le sciagure naturali… Che poi, sciagure lo sono solo per noi umani, certamente non per la natura.

Proviamo piuttosto a pensare quale sciagura costituisca il genere umano, noi, per molte specie animali e vegetali, estinte, o in pericolo di estinzione, oltre che l’ambiente in genere.

A proposito di sciagure, qualcuno ha persino ipotizzato che all’origine di questa ennesima pandemia ci sia niente meno che l’uomo, con i suoi esperimenti più o meno scriteriati…

Se fosse vero – e non abbiamo elementi per affermarlo, casomai il contrario! – altroché una sciagura sarebbe l’uomo per la natura e per lo stesso genere umano! Clamorosa autorete!

Mi rendo conto che questo ragionamento non conduce a nulla e, per di più, mi fa alzare la pressione… meglio finirla qui.

Ricordiamoci solo che l’uomo non sta fuori dalla natura, come potrebbe sembrare, leggendo il racconto biblico della creazione – l’icona di Adamo, davanti al quale sfilano tutti gli animali, (compresa la donna…) per ricevere da lui un nome… -. Noi umani siamo parte integrante della natura; la nostra vocazione, non è quella di dominarla, ma di farla fruttificare: non abbiamo un ruolo di potere, ma di servizio. Peccato che ce lo siamo dimenticato: nel nostro cronico orgoglio, abbiamo invertito i ruoli: non siamo noi a servire la natura, ma è la natura a servire noi… salvo, poi, lamentarci, quando la natura si ribella (si fa per dire!) contro il nostro strapotere, contro lo sfruttamento incondizionato,… e ci si ritorce contro – sempre ammesso che sia così -.

Nella nostra fantasia oltremodo…fantasiosa… nelle nostre farneticazioni notturne – e diurne! – attribuiamo una coscienza, un intelletto, un’anima addirittura, a Madrenatura, e sottolineo Madre, che, invece, una coscienza non ce l’ha, un intelletto non ce l’ha, un’anima non ce l’ha. Proiezioni! qualche senso di colpa, magari… il bisogno di costruirci un nemico, un potenziale aggressore, per sfogare i nostri istinti repressi, e sentirci a posto, quando, oltre alle parole, ricorriamo anche alle mani, e alle armi, per attaccare – la chiamiamo difesa preventiva -.

Perché sono arrivato a dire ste cose? Boh! Forse per reazione al messaggio bucolico e un po’ naif che ci veicolano le letture di oggi; in un tempo di pandemia, dove non c’è proprio nulla di bucolico e naif; e la natura appare tutt’altro che Madre benevola verso i suoi figli disordinati e capricciosi…

E poi c’è il Vangelo di Gesù: “Il seminatore uscì a seminare…”.

Che cosa avrà pensato la gente che lo ascoltava? Tenete presente che il Maestro di Nazareth non spiega la parabola, se non ai Dodici, in separata sede e in un momento successivo.

Tutti gli altri – sembra fossero centinaia, forse migliaia – se ne tornano a casa con questa immagine: un seminatore che getta il seme senza alcuna attenzione a dove cade, senza alcun criterio, sprecandone addirittura i tre quarti…

Se gli apostoli sentirono il bisogno di chiedere spiegazioni, ne deduco che neppure il resto degli ascoltatori capì il senso delle parole del Maestro; e soprattutto il motivo per il quale Gesù parlava loro in parabole… “Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano…!”.

Beati noi, invece, perché abbiamo la capacità – il privilegio? – di vedere e di capire ciò che Dio opera per noi e con noi.

Noi siamo coloro a cui il Cristo spiega il senso nascosto delle parabole.

Un senso avvalorato dall’esperienza: rispetto ai diversi contesti raccontati dal Vangelo, noi, in quale ci riconosciamo?

Quante volte abbiamo sentito leggere il Vangelo, ma non lo abbiamo ascoltato… RISULTATO: siamo usciti di chiesa né più né meno come vi eravamo entrati…

C’è poi il peso dei peccati, dai quali non siamo ancora riusciti a prendere le distanze; la superficialità con la quale seguiamo la celebrazione eucaristica, vissuta tutt’al più come un atto religioso da compiere, senza neanche un minimo di partecipazione affettiva e intellettuale… Restiamo in stand by per tutta la durata della Messa; RISULTATO: anche in questo caso, di quanto è stato proclamato nelle Letture, è più ciò che si perde che non quello che si trattiene.

E le tribolazioni? ci sono anche quelle, insieme con le ansie, le paure, i problemi familiari, di lavoro, di cuore… E aggiungiamoci anche le distrazioni del momento: “Oh oh… Quello ha appena starnutito, quell’altra non smette di tossire… Oddio il contagio! Stavolta me lo becco, sto c…o di CoronaVirus!… Mi chiedo perché vengo a Messa, se poi passo il tempo a valutare le probabilità di uscirne vivo oppure no…”. RISULTATO: le letture non le abbiamo neanche sentite… immersi nella congerie dei nostri pensieri in libertà…. tanto è domenica!

Comunque, Gesù – bontà sua! – continua a seminare la Parola. Il suo dono è offerto gratuitamente a tutti: buoni e cattivi, santi e criminali, attenti e distratti, convinti e indifferenti,…
Dio è buono!
La Natura è buona!

Fonte:https://www.qumran2.net/