Paolo Morocutti Commento XV Domenica del T. O.

Domenica 12 luglio

XV Domenica del T. O.

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
così sarà della mia parola, uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto”.
 Queste parole aprono la riflessione della XV Domenica del tempo ordinario e si presentano come il grande antidoto alla tentazione più pericolosa e subdola a cui l’uomo da sempre è sottoposto, quella dell’incredulità. Quante volte nonostante il nostro definirci credenti abbiamo dubitato della Parola di Dio, eppure la scrittura afferma in modo inequivocabile che la Parola di Dio “non ritornerà a lui senza effetto, senza operare quanto egli desidera e senza aver compiuto ciò per cui egli l’ha mandata”. La Parola di Dio è dunque sempre e comunque efficace anche quando sembra non avere alcun effetto sulla nostra vita personale. In realtà se ciascuno di noi avesse la pazienza di meditare a fondo le parole del Profeta Isaia comprenderebbe facilmente che la Parola di Dio non ha come fine la realizzazione dei progetti degli uomini ma la realizzazione dei desideri e dei piani di Dio. Se è vero che la Parola ha sempre effetto nella nostra vita è anche vero che questo effetto cresce o diminuisce anche attraverso la nostra cooperazione. “Ecco, il seminatore uscì a seminare e mentre seminava, una parte cadde”. La liturgia della Parola di oggi vuole evidenziare chiaramente le due polarità che devono attrarre la nostra riflessione, da una parte il Dio seminatore che semina continuamente la sua Parola “nostra salutis causa”, dall’altra l’uomo che ha il potere di amplificarne o ridurne l’effetto. Cerchiamo ora di capire quale è il terreno buono di cui parla Gesù e quali sono le caratteristiche più importanti per far si che il seme trovi questo terreno. La prima e più importante richiesta che viene fatta all’uomo è quella di ascoltare: “Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore”. Qui l’ascolto non è concepito come un semplice esercizio del senso dell’udito ma piuttosto come un atteggiamento, una disposizione del cuore. L’uomo deve essere prima di tutto disposto ad ascoltare, ad accogliere la Parola di Dio, senza questa disponibilità la Parola produce poco frutto. Ci sono poi i tre grandi nemici della Parola; L’incomprensione, l’incostanza e le preoccupazioni. Queste tre realtà sono menzionate nel Vangelo di oggi come veri e propri ostacoli alla grazia e alla realizzazione piena del progetto di Dio nella nostra vita. La Parola dunque va prima di tutto ascoltata, poi compresa, non serve ascoltare se poi non si è capaci di comprendere ciò che si ascolta. Vi è un chiaro invito a meditare e a calare la Parola di Dio nell’oggi della nostra vita. Occorre poi essere costanti e perseveranti affinché le tribolazioni non ci distolgano dal compiere ciò che Dio ci chiede attraverso la sua Parola. Infine le preoccupazioni per il mondo e le ricchezze soffocano la Parola, cioè non le danno quello spazio vitale che merita poter operare la salvezza nella nostra vita. Si tratta di non cadere nella trappola della mondanità, intesa come logica del mondo, che vede l’uomo solo in funzione di ciò che possiede e lo valuta in base a ciò che è apparenza. Tutte queste realtà ci richiamano al continuo bisogno di conversione che l’uomo deve attuare con una scelta decisa, coraggiosa e fedele. Solo così la Parola di Dio che viene mandata all’uomo come via per raggiungere la piena felicità potrà trovare spazio e produrre quei frutti di salvezza di cui tutti abbiamo bisogno.

Fonte:https://www.agensir.it/