Figlie della Chiesa Lectio XVI Domenica del Tempo Ordinario

16a Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Il Vangelo ci offre oggi la parabola della zizzania che troviamo nel terzo grande discorso dell’evangelista Matteo: il discorso parabolico sul Regno.

“Un uomo ha seminato del buon seme … il suo nemico seminò zizzania in mezzo al grano”. Queste parole ci presentano il primo quadro della parabola, un quadro agricolo ben noto alla folla in ascolto, perché con le sue immagini Gesù è sempre straordinariamente attento, preciso e concreto nel riferirsi alla vita del tempo. Il campo seminato, vedremo, è il mondo in cui da sempre troviamo frutti buoni e frutti cattivi. La storia dell’uomo, e anche della chiesa, non è priva di divisioni e tradimenti. Probabilmente Matteo aveva già notato, all’interno della sua comunità, contestazioni che suscitavano critiche per chi osservava da fuori e non erano un buon esempio per chi non credeva.

“Quando la messe fiorì … apparve anche la zizzania. Allora i servi … gli dissero: Padrone … da dove viene la zizzania? ed egli rispose: un nemico ha fatto questo.” 
Il male non viene mai da Dio, “Dio è Amore” (1Gv 4), ma da un nemico che entra anche dentro di noi e genera tensioni ed egoismi. Paolo quando dice: “Non compio il bene che voglio ma il male che non voglio” (Rm7,19) descrive questa lotta interiore e mette in luce fragilità legate al nostro corpo che solo lo Spirito può trasformare. Infatti, leggiamo nella Parola di questa domenica: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza e intercede con insistenza per noi.”

In questo secondo quadro l’uomo che ha seminato è indicato come padrone e al padrone i servi chiedono: “Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non sradichiate anche il grano. Lasciate che crescano insieme fino alla mietitura”. 
Il padrone sa che la messe sarà rigogliosa. Gesù aspetta ogni uomo con pazienza sempre, è sempre alla nostra porta e bussa. Un peccatore può diventare un fedele e la zizzania può trasformarsi in grano, perché “nulla è impossibile a Dio” (Lc1,37). ‘Insieme’ è una parola da far risuonare in famiglia, al lavoro, in parrocchia, nei gruppi. Una domanda simile a questa dei servi la fanno anche Giacomo e Giovanni a Gesù quando i samaritani negano il passaggio in un loro villaggio: “Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? Ma Gesù li rimproverò” (Lc 9,54). Solo al tempo della mietitura il padrone farà la sua scelta. Fino ad allora il cristiano è chiamato ad essere nel mondo un inviato in missione, un testimone dell’Amore di Dio.

“Cogliete la zizzania per bruciarla … nel granaio”: è il momento del giudizio finale; il terzo quadro della parabola sulla quale Gesù si soffermerà con i discepoli, in privato, dopo aver lasciato la folla. Il Figlio dell’uomo è il seminatore, il grano e la zizzania sono rispettivamente i figli del Regno e i figli del maligno, che saranno separati alla fine dei tempi.

“Gli uni risplenderanno come il sole nel Regno”, gli altri saranno gettati “nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”. L’immagine del fuoco, del pianto o del supplizio, ripetuta in Matteo diverse volte, è particolarmente significativa al momento del giudizio finale, dove ci dona motivi di speranza e di gioia. Il Figlio dell’uomo porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra.

“E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna” (Mt 25). Dio dona di partecipare alla sua gloria a chi agisce con carità e ha cura dell’altro: dell’affamato, del malato, del carcerato, senza cercare una ricompensa. Il giudizio di Dio è sull’amore che abbiamo trasmesso: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34b).

Allora un piccolo seme germoglierà fino a diventare un grande albero del regno e il lievito fermenterà fino a diventare pasta così abbondante da rinnovare il mondo.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/