Don Paolo Zamengo

Don Paolo Zamengo”Il grano e la zizzania”

Il grano e la zizzania

XVI TEMPO ORDINARIO – 19 luglio 2020 – Commento al Vangelo

Incontriamo l’esperienza del seme nella parabola del grano e della zizzania. E’ un’immagine bella  che descrive le caratteristiche del regno di Dio e che inaugura un modo nuovo, assolutamente nuovo, di pensare il Regno: piccolo, nascosto, mescolato, che non si impone, che sa attendere, che accetta il silenzio e la morte. 

Questo è il procedere del seme nel suo itinerario per dare frutto. Questo è il procedere del Regno di Dio nel suo cammino dentro la storia degli uomini. Questo è il procedere della vita di Gesù, “chicco di grano gettato in terra”, nella nostra vita. 

Noi ci sentiamo lontani da questa logica. Per noi regnare vuol dire dominare, prendere possesso, ridurre l’altro al silenzio.  L’immagine del seme ci ricorda che, se questa è la logica della creazione, dove tutto nasce e cresce  fino a giungere al massimo del suo splendore, se questa è la logica con la quale il Figlio di Dio e il regno di Dio vengono nel mondo, allora questa è anche la parte più vera di noi, creature nella creazione e figli nel Figlio. 

Seguire Gesù è l’opportunità inaudita, è il tesoro straordinario che ci spinge a impiegare tutte le nostre energie per scavare e ritrovare la parte più vera di noi. E questa parte non è il dominio su tutto e su tutti, né l’affermazione del nostro io per regnare, ma la piccolezza di un seme che, solo se impastato con la terra, nel buio e nel silenzio del morire, porta frutto. 

Si parla di un “seme buono”, perfino bello, che non cade su un terreno non adatto, ma conosce la lotta con un altro seme “non buono”, che gli viene seminato sopra da “un nemico”. “Mentre gli uomini dormono, viene il nemico, semina zizzania e andò via”. “Viene, semina e va via”.

Tre azioni compiute silenziosamente, rapidamente e furtivamente che non cambiano l’esito della prima semina. Infatti si giungerà alla mietitura, dice la parabola, e si riconoscerà il seme buono che è rimasto tale e non è diventato zizzania.

Quello che invece cambia è il modo in cui cresce il grano, mescolato con la zizzania, proprio come ritroviamo nella parabola del lievito mescolato/nascosto nella farina. Una mescolanza che a noi disturba: “Vuoi dunque che la estirpiamo?”, ma che al seminatore non preoccupa affatto  perché la presenza della zizzania non ha potere di trasformare il grano: “No, lasciate che crescano insieme, perché non succeda che estirpando la zizzania, sradichiate anche il grano ”. 

Per Gesù che ha seminato il seme buono è la mietitura il tempo vero in cui separare il grano dall’erba cattiva perché il vero pericolo per il seme buono non è quello di “crescere insieme”, ma di venire sradicato quando non è ancora maturo. 

Gesù ci ricorda che non c’è nulla, nemmeno il nemico, che ha il potere di trasformare o deformare il seme buono. Questo seme è mescolato con la zizzania dal nemico ed è per questo che la vita, dentro e fuori di noi, è lotta, una lotta che anche il Figlio dell’uomo ha combattuto e vinto. 

La storia è il tempo che è dato a grano e zizzania per crescere insieme. In questo tempo, nella storia che tutti i giorni viviamo, non è dato a noi il potere di sradicare il male, ma di custodire e di far crescere il seme buono. 

La nostra fretta, non sia quella di sradicare o di separare prima del tempo, ma di continuare a seminare il seme buono, perché esso custodisca in noi e nella storia il bello e il bene.  Ancora una volta l’invito è a entrare nella logica del regno, che accetta di essere mescolato con altri semi, senza paura di venire trasformato o deformato, che usa misure piccole e nascoste, ma che non desiste finché non sia trasformata tutta la storia.


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