padre Gian Franco Scarpitta”Dal tesoro nascosto alla rete”

XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (26/07/2020)

Vangelo: Mt 13,44-52

Le parabole hanno l’efficacia di comunicare una realtà profonda per mezzo di immagini, metafore e paradigmi e ben si adattano a un argomento profondo e denso di significato come quello del Regno dei Cieli, del quale sarebbe molto difficile veicolare la realtà per mezzo dei soli concetti e astrattismi.

Già nelle Domeniche precedenti il Regno veniva descritto come un “seme”, cioè come qualcosa di oltremodo minuscolo e in apparenza insignificante che tuttavia è in grado di crescere e di apportare copiosi frutti; in una seconda riflessione abbiamo osservato che il Regno, realtà donata da Dio a vantaggio dell’uomo, viene disturbata dalla presenza della zizzania, cioè dagli artefatti dell’antico avversario che vuole distogliere la nostra attenzione su di esso… Adesso Matteo prosegue la sua esposizione con una serie di similitudini che vertono ad identificare la realtà del Regno di Dio prima con un bene prezioso dal valore inestimabile ( un tesoro nascosto) poi con l’inventiva di un mercante (il mercante di perle) e quindi con una rete che, gettata in mare, raccoglie una moltitudine di pesci.

Il Regno viene identificato cioè con una realtà generalizzata, con una cosa e con una persona furba e attiva, mentre prima veniva associata ad esso la realtà del seme.

Evidentemente Gesù vuole tratteggiare innanzitutto che si tratta di una realtà di natura trascendente, che non dipende dalle competenze propriamente umane, ma che deriva solamente da Dio. Egli solo, che regna nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo, può farci dono di questa rinnovata dimensione di vita in grado di trasformare l’intimo e la collettività. Ciononostante, come diceva Seneca “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove arrivare”: la realtà gratuita del Regno di Dio richiede accoglienza e impegno da parte dell’uomo, intraprendenza e determinazione, decisione motivata da consapevolezza e presa di coscienza. Se Dio elargisce la sua grazia a piene mani, occorre disporci ad accoglierla, ma non senza decisione e intraprendenza nella collaborazione.

Probabilmente è per questo che la liturgia di oggi ci offre la figura di Salomone che, giovane regnante in erba, mostrandosi ben lungi dall’esternare inane entusiasmo e inappropriata inventiva malcauta, chiede al Signore nient’altro che la saggezza nel governare per poter esercitare la giustizia e l’equità presso il suo popolo. E’ convinto che il popolo d’Israele è li ai suoi piedi, che ha davanti a se tutte le opportunità e tutte le possibilità di affermazione e di trionfo, ma è altrettanto consapevole che la sua funzione è quella di rappresentare Dio stesso nella promozione del bene comune e che il regno che gli viene affidato non è sola questione di successo personale. E allora chiede: “Non voglio oro ne argento, ma solo la saggezza nel governare.” Una richiesta ce sottende all’umiltà e alla responsabilità, elementi pertinenti alla realtà del Regno apportato da Cristo.

Come è necessario vendere ogni cosa per acquistare un campo quando si sa che esso nasconde un tesoro prezioso, come un mercante ricorre a qualsiasi strategia di business pur di appropriarsi di ciò che gli renderà il mille per uno, così occorre mettersi in gioco e attivarsi con ogni mezzo, anche rinunciando a determinate scelte, se si vuole guadagnare la fruttuosità del Regno di Dio. Il Regno è un dono, che va accolto come a volte come un seme, a volte come un oggetto prezioso. In entrambi i casi essa richiede pazienza, concentrazione, impegno e spesso anche fiducia e perseveranza nelle avversità. Il Regno è una realtà già presente perché Gesù l’ha portata nella sua stessa incarnazione e ne ha dato il saggio nelle parole e nelle opere di misericordia, tuttavia è una dimensione in continua espansione, una realtà che progredisce giorno dopo giorno e che avrà il suo apice al momento finale. Cioè nel giorno del giudizio, quando vi sarà la cernita fra i pesci meritevoli e quelli da scartare. Per questo senso il Regno di Dio è paragonabile anche a una grossa rete da pesca gettata in mare: è una dimensione offerta a tutti, alla quale tutti sono invitati e nella quale tutti vengono coinvolti perché la salvezza è donata a tutti i popoli indiscriminatamente. Ciò nondimeno, non si tratta di una scelta obbligatoria, ma che interpella la libertà decisionale di ciascuno. Siamo liberi di scegliere e come esiste la prontezza e l’abnegazione del mercante di perle, così pure vi è l’ignavia e la refrattarietà di chi ostinatamente la rifiuta o addirittura oppone al Regno il mito illusorio del maligno.

Occorre accettare quindi che al momento il seme sparso su terreno buono conviva con la zizzania, che il tesoro nascosto soccomba a volte alla putredine palese, che il bene nella sua globalità viva il suo conflitto con il male dilagante, fino a quando si compirà definitivamente la speranza per il ritorno definitivo del Giudice giusto che regnerà per sempre.

San Francesco di Paola diceva: “Se ci siamo incontrati e mi hai dimenticato, non hai perso nulla. Ma se incontri Gesù Cristo e lo dimentichi, hai perso tutto.” Ciò che siamo invitati ad instaurare con Gesù è infatti l’incontro, la confidenza e le basi dell’amicizia continua e duratura che (come del resto qualsiasi amicizia) va coltivata con passione e costanza, pena il venir meno a noi stessi quando dovessimo perderla. Vivere la sua amicizia è invece regnare accanto a lui.

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