don Roberto Seregni

don Roberto Seregni”Il vero tesoro “

Il vero tesoro – Matteo 13, 44-52

XVII domenica del tempo ordinario

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.
Ognuno di noi, anche chi non lo sa, è alla ricerca di un tesoro. Lo chiamiamo felicità, serenità, gioia, pienezza, bellezza… C’è chi lo trova quasi per caso, come l’uomo che scopre il tesoro nascosto in un campo; o chi lo trova dopo una lunga ricerca, come il mercante di perle. Il Regno di Dio, dice Gesù, è così: è per chi lo cerca, ma anche per chi non lo cerca e, incontrandolo, si lascia conquistare.
I due contesti sono diversi, certo, ma la reazione dei protagonisti è la stessa: vendono tutto, e lo fanno con gioia e senza esitazione. Il Regno di Dio è così: ti chiede tutto, e ti restituisce molto di più di quello che puoi immaginare.
Mi piace sottolineare la gioia e la prontezza, che sono due caratteristiche di chi si è lasciato conquistare dal Regno di Dio. La gioia è il linguaggio di Dio, è l’esperienza profonda e grata della sua presenza che accompagna il cammino e sostiene nelle fatiche. La prontezza è la risposta dell’uomo che si consegna nelle mani del Padre e si abbandona fiduciosamente alla sua volontà.
Ed è bello anche osservare che il coinvolgimento dei due uomini è totale, sembra davvero che non abbiano nessun altro interesse che conquistare quel tesoro che li ha conquistati. È quello che ha sperimentato Paolo: “Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo” (Fil 3,8).

Coraggio cari amici, lasciamoci conquistare dal Regno di Dio e dalla sua giustizia; lasciamoci travolgere dalla gioia per sperimentare la sublimità della conoscenza di Cristo, nostro Signore.

Uniti nella preghiera
Don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/


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