Figlie della Chiesa Lectio XVIII Domenica del Tempo Ordinario

XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (02/08/2020)

 

Il racconto evangelico inizia con la partenza improvvisa di Gesù, che si ritira in un luogo solitario e segreto, dopi la notizia della morte violenta di Giovanni Battista. La folla però viene a sapere che Gesù si è ritirato nel deserto e si mette sulle sue tracce. È tanta la gente che lascia la città per seguire Gesù nel deserto; alla vista della folla egli è preso dalla compassione e si mette a guarire i malati. Matteo presenta la missione di Gesù come quella del pastore che si prende cura delle pecore stanche e sfinite; egli cura e risana le infermità del suo popolo. Mentre i discepoli propongono che la folla si separi e si disperda, Gesù li invita a condividere il suo compito, che è quello di raccogliere il gregge e dargli da mangiare. La compassione e la misericordia con cui Dio si rapporta all’umanità, dunque, sono i tratti tematici delle letture di questa domenica.

Agli uomini delusi e affannosamente impegnati nella ricerca di un benessere inconcludente, il profeta Isaia chiede: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane?” Un interrogativo, questo, che è contemporaneamente rimprovero e constatazione. Stupidamente gli uomini si affannano per cose che non appagano e consumano tempo e vita in cerca di soluzioni che lasciano intatti il problemi.

È una fotografia degli ebrei esiliati, ma anche una descrizione degli uomini di ogni tempo. In questa realistica descrizione è importante ricordare che il benessere che l’uomo cerca è legato al denaro, mentre la salvezza di Dio è gratuita. Invece di agitarsi in tentativi affannosi e inconcludenti, Isaia invita i suoi contemporanei e tutti gli uomini a convertirsi e a porre di nuovo la loro fiducia nella promessa del Signore.

 v.14: La compassione di Gesù – trasparenza della compassione di Dio – è un sentimento ricco di sfumature: è l’atteggiamento di chi si sente coinvolto e responsabile, un atteggiamento fatto di amore e di misericordia. È a partire da questo sentimento che si comprendono tutti gli altri gesti di Gesù.

 v.15: “Sul far della sera”: come per i due discepoli di Emmaus, “il giorno sta declinando” (cfr. Lc 24, 29); e anche in quella occasione è alla fine della giornata che i discepoli incontrano e riconoscono Gesù. Nei primi tempi l’Eucaristia è celebrata insieme con una cena fraterna, ed è celebrata al declinare del giorno: questo ci può aiutare a capire il brano.

Siamo di fronte ad una difficoltà, e i Dodici prendono l’iniziativa, ormai sembrano siano abituati a darsi da fare: presentano a Gesù le necessità della folla; ma in un’altra ottica, perché dicono: “congeda la folla”; hanno fame, ormai il giorno sta per finire, che vadano a cercarsi da mangiare; “perché siamo in una zona deserta”, quindi siamo in una condizione di disagio. La risposta di Gesù è: “Date loro voi stessi da mangiare”, quindi la responsabilità è nostra, la responsabilità è vostra: siete voi che dovete prendervi cura di questa folla, del bisogno dell’uomo, delle necessità dell’uomo povero.

 v.17: La risposta è il riconoscimento che anche i discepoli sono poveri come gli altri. Fossero ricchi, potrebbero dare agli altri quello che hanno in più, ma in realtà sono poveri come quella folla: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci”. È evidentemente un modo di dire; quello che vogliono dire a Gesù è che alla fine loro non possono prendersene cura; è bello prendersi cura degli altri, prendersi cura del bisognoso, ma bisogna averne le possibilità. “Cinque pani e due pesci” rappresentano evidentemente il non possedere niente; non possono certamente rispondere al bisogno di tutte quelle persone.

 v.18: Le parole che ci sono qui, sono le parole dell’ultima cena: Prendere i pani, alzare gli occhi al cielo, benedire, spezzare, dare ai discepoli: è esattamente quello che Gesù farà nell’ultima cena.
Questo significa che Matteo, così come anche gli altri evangelisti, raccontando la moltiplicazione dei pani, ha preso il vocabolario di là, lo ha preso da quella celebrazione che la comunità cristiana rinnova regolarmente la domenica, nel giorno del Signore, e ha evidentemente voluto indicare che un episodio di questo genere ha una dimensione profetica.

 v.19: Al cielo, vuole dire evidentemente cielo con la “C” maiuscola, “alza gli occhi a Dio”. Vuole dire che Gesù stabilisce, rinnova, quel contatto di comunione piena che ha con Dio, con il Padre. Quello che Gesù sta per fare, lo farà  ma non da solo: lo fa insieme con la forza che gli viene dal Padre, con l’amore e la misericordia che gli vengono dal Padre. Ha quindi un significato preciso quell’“alzare gli occhi”. Se infatti dopo può benedire è proprio per quello. La parola, “benedire” e “benedizione”, ha due significati nella Bibbia. Esiste una benedizione che dall’uomo sale verso Dio, quando noi ringraziamo per i doni che abbiamo ricevuto. Ed esiste una benedizione che scende da Dio verso l’uomo, quando Dio ci arricchisce con i suoi doni. Ebbene, “Gesù alza gli occhi al Cielo, e poi benedice”. Ma qui non benedice Dio per il pane. Benedice i pani con la benedizione che viene da Dio, con il dono, con la ricchezza, con la grazia che scendono da Dio.

E a questo punto può “spezzare e dare ai discepoli perché distribuiscano alla folla”. E sono i discepoli che compiranno questa opera. Gesù è l’origine di tutto, ma l’attività tocca a loro: questa attività di solidarietà, di prendersi cura, di portare i doni che vengono da Dio a contatto con il bisogno della necessità dell’uomo.

Per Gesù ‘comprare’ va sostituito con ‘condividere’: significa che devono cambiare le relazioni tra te e gli altri, tra te e le cose. Tu sei responsabile dell’altro e perciò personalmente coinvolto nel suo bisogno. Il problema del pane per tutti è problema tuo, non soltanto degli affamati. E le cose che possiedi – fossero anche solo cinque pani e due pesci – sono beni di Dio da godere con gli altri, non a differenza degli altri. I discepoli, che chiedono a Gesù di congedare la folla perché possa comperare il pane, sono ancora nella logica vecchia. Occorre invece passare dal comperare al condividere.

Fonte:www.figliedellachiesa.org