Paolo De Martino”La fede può più delle nostre possibilità”

XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (16/08/2020)

Vangelo: Mt 15,21-28

Il vangelo di questa Domenica racconta l’incontro tra due uscite.

Gesù, dice il testo greco, «usci di là» e non come recita la traduzione: «partito di là», e la donna «uscì da quella regione», e non «veniva da quella regione».

Dio esce da sé, per incontrare me che esco dalle mie sicurezze, dalla mia presunta capacità, dalla mia integerrima religiosità colpevole di farmi sentire a posto e meritevole di salvezza.

È un Gesù maleducato, quello che oggi ci presenta Matteo? Un Gesù razzista che pensa, come i suoi contemporanei, che i non-ebrei siano “cani”?
No, certo.

Come altrove nel Vangelo (Simone il Fariseo, la Samaritana…) Gesù sta per darci una magistrale lezione perché il Vangelo è continuo invito alla conversione dei buoni, dei “santi”, di coloro che presumono di farcela da soli!

Il Vangelo è salvezza riservata a tutti, ma proprio a tutti coloro che se ne sono sempre sentiti indegni ed esclusi.

La protagonista del nostro brano è infatti una povera donna, una pagana, una lontana da Dio, un’impura, la cui unica consapevolezza è di essere tale, infatti accetta di essere paragonata a un cane, animale impuro per eccellenza nella Bibbia.

La cananea si avvicina a Gesù sbraitando, invocando una guarigione: non gli importa nulla di chi sia veramente Gesù, non è sua discepola, solo vuole il miracolo del guru di turno, le ha provate tutte, perché non tentare anche con la religione?

Il Maestro non le rivolge neppure la parola, il suo è un atteggiamento duro che obbliga la donna a cambiare stile.

Non vi dà fastidio? Non sarebbe più bello che Gesù la accogliesse subito, che la ascoltasse come faceva con tutti, che fosse buono con lei. E invece no!

Potessimo imparare da Gesù. Quando qualcuno ha un problema spesso noi ci prodighiamo per risolverlo. Facciamo bene ma non sempre.

Perché a volte le persone non vogliono guarire, non vogliono cambiare, vogliono solo non soffrire più. Se noi interveniamo subito facciamo noi ciò che dovrebbero fare loro. E’ un po’ come quei genitori che fanno i compiti del figlio.

Non basta desiderare di cambiare, di uscire da certe situazioni, avere l’intenzione di.

Se Gesù l’avesse esaudita subito, questa donna si sarebbe inginocchiata? Avrebbe cioè desiderato con tutto il cuore di guarire, sarebbe, insomma, stata disposta a tutto pur di guarire da quella situazione?

La frase del Signore è uno schiaffo in pieno volto: «Bel cane che sei, non ti interessi di me, non segui la mia Parola, vuoi solo un miracolo. Io, prima, devo occuparmi dei miei discepoli».
Quante volte l’ho visto, questo atteggiamento!

Viviamo la nostra vita con una vaghissima appartenenza al cristianesimo, ci sentiamo cristiani a Pasqua e a Natale, consideriamo la Chiesa e la comunità una specie di inutile complicazione per chi ha un sacco di tempo da perdere, poi, quando accade qualcosa, una malattia, un lutto, ci rivolgiamo a Dio sbraitando, esigendo, minacciando.

Ci avviciniamo a Dio, che regolarmente ignoriamo, quando qualcosa non funziona, quando abbiamo dei bisogni. Lasciamo la nostra fede in uno stato di penosa sopravvivenza poi, quando la vita ci chiede un qualche conto, ecco i ceri che si accendono e le devozioni che si moltiplicano, e i padrepii che si scomodano.
E Dio tace, non ci rivolge neppure la parola.

Se, però, insistiamo potremmo sentirci dire la stessa frase: «Bella faccia che hai, ti disinteressi di me e ora invochi un miracolo!»

Come avremmo reagito noi al posto della cananea?

Io mi sarei offeso e me ne sarei andato, annegando nel mio dolore, maledicendo Dio e il suo disinteresse, chiudendo per sempre la porta della fede.
La donna cananea no, riflette.

La guancia ancora le fa male, mette da parte il suo amor proprio e confessa: «Hai ragione Signore, hai ragione; sono proprio un cane, vengo da te solo ora che ho bisogno. Però, ti prego, fai qualcosa…»

Mi vedo il volto duro di Gesù che si scioglie in un accogliente sorriso: «Risposta esatta, questa volta, la tua fede ora produce miracoli».

Gesù fu un uomo elastico, aperto. Se c’è da cambiare idea (e qui c’era da cambiare!) la si cambia.

Il contrario è chi rimane sempre sulle sue posizioni, chi non si mette mai nell’ottica che le cose possono essere diverse, che i tempi mutano, che le persone e le opinioni cambiano. Chi non cambia mai vive in superficie. Non vuole fare la fatica di cambiare.

Crescere è lasciarsi mettere in discussione. Chi cambia è sempre giovane. Chi cambia non si annoierà mai. Chi rimane sempre lo stesso è già vecchio. Chi rimane sempre lo stesso troverà scontata questa esistenza.
Che bello, amici, che bello!

Non sempre chi ti accarezza ti ama, non sempre chi ti fa dei complimenti desidera il tuo bene.

A volte (il Vangelo di oggi lo dimostra) anche uno schiaffo ci richiama a verità.

Il silenzio di Dio, talora, è teso a metterci in discussione, a suscitare la fede, a produrre la conversione del cuore.

Dio è al di là delle sensazioni che proviamo di Lui e su di Lui.

Solo chi sa restare al di là di queste sensazioni incontra davvero Dio, e non un Dio qualunque, ma un Dio che salva

La bella notizia di questa Domenica? La fede può più delle nostre possibilità. Senza di essa siamo abbandonati solo al nostro possibile, un possibile che però non salva.

Se nel mese di agosto vuoi leggere qualcosa per nutrire lo spirito, mi permetto di consigliarti il mio ultimo libro: “Dio si racconta. Alla scoperta della Bibbia”, edito con Gabrielli Editori. Un libro che vuole accendere il desiderio di leggere, approfondire, studiare e vivere la Bibbia, tutta la Bibbia!Paolo De Martino

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/