padre Gian Franco Scarpitta” La speranza dell’uomo e la munificenza di Dio”

Assunzione della Beata Vergine Maria (Messa del Giorno) (15/08/2020)

Vangelo: Lc 1,39-56

La Vergine Maria viene esaltata nella Chiesa sotto molteplici titoli e tante sono le forme di devozione nei suoi confronti, ma forse quello relativo alla Festa del Ferragosto è il titolo più significativo, perché esprime quanto Dio sia generoso e munifico nei confronti di Maria e per esteso anche verso tutta l’umanità. Dio è Amore, per amore ha creato il cosmo e lo mantiene in essere, per amore si è sempre rivelato ed è sempre intervenuto a favore dell’umanità, nell’amore ha salvato e redento l’uomo fino all’incarnazione e alla croce del suo Figlio e sempre l’amore di Dio è il vincolo della nostra unione, la motivazione e lo sprone della nostra vita quotidiana. Per ciò stesso, sempre l’amore è l’elemento caratterizzante tutti i favori divini, le ricompense e le grazie di cui siamo destinatari. Ed eccoci alla solennità che ogni anno introduce l’ultima fase delle vacanze estive. In Maria si riscontra proprio l’elemento della misericordia con cui Dio ricompensa la nostra fedeltà e non lascia mai nessuno provo di riconoscimenti.
Ma andiamo con ordine.

Maria non è una divinità, ma una semplice donna di paese paragonabile a tante altre fanciulle del suo tempo. Non è quindi neppure una persona straordinaria, né un soggetto socialmente altolocato. Eppure Dio ha scelto proprio lei, fra tutte le donne, per essere la Madre del Verbo Incarnato, di Dio che viene concepito nella carne per condividere la nostra natura. Realizzare tale progetto di maternità divina comporta per questa esile fanciulla non pochi sacrifici e rinunce, soprattutto di dover spendere la propria libertà e autonomia a vantaggio del Signore e di tutti gli uomini: accogliere il progetto divino di salvezza, che la voleva Madre del Signore in forza dello Spirito, equivale infatti a rinunciare alla spensieratezza di una giovane ragazza promessa sposa che si accinge a condurre la sua vita matrimoniale accanto al futuro coniuge, in una dimensione pari a quella di tutti i suoi contemporanei. Vuol dire abbandonare i progetti personali per assumere quelli di un Altro, disporre delle proprie scelte e delle proprie decisioni non già facendo riferimento alla propria volontà, ma nell’ottica del volere divino; ma soprattutto significa esporre se stessa a seri pericoli, mettere a repentaglio la propria vita a causa di una maternità improvvisa che è certamente oggetto di pregiudizi da parte della gente. E’ vero infatti che Maria è rimasta incinta per opera dello Spirito Santo, ma la presenza di una ragazza gravida ancora non accolta nella casa del futuro sposo suscita certamente disgusto e cattiveria nella mentalità ristretta di un paesino e anche le severissime leggi del Levitico su questo assunto non sono certo indulgenti.

La meternità inaspettata che Maria ha scelto di assumere ha poi comportato lo spasimo del parto disumano al freddo, l’alloggio di fortuna trovato nelle asperità di una spelonca, la fuga in Egitto per la persecuzione di Erode, la persecuzione sotto tutti gli aspetti… Insomma la vicenda di Maria non è stata certo semplice e ha dovuto affrontare ogni rischio coltivando la prerogativa della pazienza e della perseveranza. Maria ha anche accettato consapevolmente, sin dall’inizio, di dover assistere dolorante e inquieta all’impietosa sorte del suo Figlio che spasimava e poi moriva sulla croce. Una lunghissima serie di imprevisti, di sacrifici e di difficoltà commisurate alla divina assistenza che non è mai mancata, alla speranza che la portava a guardare in avanti, alla motivazione nell’agire che può scaturire solo dalla carità.

Ora, quale ricompensa più appropriata poteva elargire il Padre delle misericordie a questa fanciulla, se non quella di essere assunta al Cielo nella sua anima e anche nel suo corpo? Quale destino più appropriato poteva ricevere la Madre del Signore, che aveva accolto Dio nel suo grembo, se non quella di essere partecipe in tutto e per tutto alla sua glorificazione estrema facendo sì che non soltanto l’anima, ma anche il corpo mortale venisse elevato allo stato di incorruttibilità? Con la sola differenza che, mentre Cristo, Figlio di Dio, ascende egli stesso al cielo, lei, semplice creatura umana fra le tante seppure degna di grandi meriti, viene al Cielo elevata, Assunta da parte di Dio Amore e misericordia.

Se Dio è munifico, lo è fino in fondo. Egli considera non già la semplice possibilità di ricompensa, ma la ricompensa proporzionata alle misure della nostra fedeltà. Come si legge nel libro del “Pellegrino russo”, Dio ricambia in oro ogni minimo atto di fede e di amore che l’uomo rivolge nei suoi confronti e non priva nessuno della grazia meritoria e proporzionata al bene compiuto.

Cosiccché Maria, che è sempre stata associata al suo Figlio nella lotta per la salvezza condividendo gioie e dolori della redenzione come prima discepola e come Madre, viene finalmente portata al cielo, elevata, sottratta alla vista sensoriale degli uomini e introdotta nella gloria, secondo quanto affermano alcune testimonianze antiche mentre ella stava dormendo nel suo lettuccio e gli apostoli si stringevano in preghiera tutt’intorno a lei (Dormitio Mariae). A Gerusalemme la valle di Giosafat ospita quella che che sarebbe stata la tomba di colei che invece è stata assunta al cielo, cioè elevata in anima e corpo e i pellegrinaggi che tuttora si susseguono sul posto suggeriscono la consistenza del mistero unitamente alla contemplazione della grande munificenza di Dio.

Ciò è avvenuto in Maria, che nel mistero della sua Assunzione ci mostra che anche per noi si dischiudono le porte della salvezza definitiva della gloria dopo i percorsi terreni di spasimo e di sofferenza. Contemporaneamente, ci viene ravvisato il valore della speranza che già in questo mondo non delude le nostre attese e consegue sempre la gioia dell’appartenenza a Dio e della fedeltà nei suoi confronti. Il modello di Maria Assunta ci rassicura della certezza che le nostre speranze non verranno mai deluse e soprattutto che la speranza ultima della nostra meta celeste verrà esaudita in proporzione ad ogni nostro atto di fedeltà. La sua presenza ci è di monito nel continuo percorso di imitazione e di sequela del suo Figlio e il fascino della sua presenza allevia le fatiche e le lotte della testimonianza cristiana. Ancora una volta troviamo in Maria lo sprone, il modello e l’esempio, ma in questa particolare circostanza ci viene dato anche il coraggio nella certezza della vittoria.

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