DANIELE PRESSI”Una risposta papale papale”

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Matteo 16, 15-19)

E subito ci viene in mente il papa. Con grande sollievo, magari. Sapere che siamo guidati dal successore di Pietro, peraltro con a sostegno una legittimazione forte come quella che leggiamo in questo brano, ci mette al riparo da tante cose. Dalla paura di stare dalla parte sbagliata. Dalla preoccupazione di fraintendere Dio. Magari anche dall’ansia di dover pensare.
Finché stiamo con Pietro (…Benedetto XVI, Francesco, Bonifacio VIII, Giulio II…) siamo dalla parte del giusto. Dio è con noiGott mit uns. Un po’ quello che era scritto sulle cinture delle SS.

La tendenza di ogni religione a tirare Dio dalla propria parte, di farne un idolo a fondamento di strutture e forme umane (…troppo umane!), non è certo una novità. Lo abbiamo tristemente sotto gli occhi in questi giorni. E non è che la storia del soglio papale sia così scevra da vizi, a dirla tutta. Forse… non lo è nemmeno la nostra storia personale. Certo, magari non tiriamo così spesso Dio dalla nostra parte per avvallare le nostre azioni; ma quante volte tiriamo noi stessi al posto di Dio nel giudicare, nel decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è vero e ciò che è falso!

Se, invece, davvero guardassimo a chi è quel Simon Pietro, che sembra ricevere parole tanto impegnative da nientepopodimeno che “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, forse ci sentiremmo meno tranquilli. Certo, uomo dai grandi slanci di generosità. Ma anche ben contraddistinto da rovinose cadute! Non finirà il capitolo prima che Gesù debba apostrofarlo: “Va’ dietro a me, Satana!”. Bella pietra solida ci ritroviamo!

Eppure in tutto questo ci siamo dimenticati di una cosa. La beatitudine e il mandato di Gesù non vengono dal nulla. Scaturiscono da una risposta a una domanda ben precisa: “Ma voi, chi dite che io sia?“. Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Che in parte è una non-risposta. È come se dicesse Pietro: io non lo so chi tu sia. So solo che in te vedo il volto di Dio. So solo che per me sei importante. E, cavolo, se voglio venire dietro a te! Perché sento che con te Dio è vivo, è vita vera.

La domanda di Gesù è anche per noi: tu, proprio tu, non altri, non il catechismo, non il prete in chiesa. Tu. Chi dici che io sia? Chi sono per te? Sei disposto ad abbandonare tutto quello che sai di me, per incontrarmi vivo nella tua esistenza? Sei disposto a spogliarti delle tue risposte per vivere affidato a una domanda?

Non dispensare verità, risposte e certezze, finché non avrai risposto come Pietro. Davvero…! Non legare, perché rischi di imprigionare e strangolare; non sciogliere, perché potresti dividere. Piuttosto torna da quel Gesù e lasciati fare ancora una volta quella domanda: “Ehi, tu, chi dici che io sia?”.

Più che su affermazioni, la nostra fede si gioca su una domanda. E, certo, anche sulla risposta che sapremo dare. Purché sia sincera. Così. Papale papale.

Fonte:http://www.twittomelia.it/