padre Gian Franco Scarpitta”L’importanza di Pietro”

L’importanza di Pietro
padre Gian Franco Scarpitta

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (23/08/2020)

Vangelo: Mt 16,13-20

Un pastore evangelico amico di un Confratello del mio Ordine, che poi diventerà sacerdote cattolico, in una certa occasione ebbe a dire che (almeno nella sua esperienza) la mancanza di un orientamento comune, di una centralità e di un solo riferimento per tutti nella fede e nel sentire religioso dei protestanti è una realtà molto sofferta, anche se non sempre la si dà ad intendere. Il “libero esame” con cui nelle chiese evangeliche e riformate si interpreta la Bibbia soggettivamente senza che vi sia una comune intesa non di rado conduce alla dispersione e non manca di creare disagi. Non ci si deve meravigliare infatti se le confessioni evangeliche si sono moltiplicate nel corso dei secoli, pervenendo a scismi e separazioni intestine con varie denominazioni e oggi i gruppi superano le 300 unità. E’ necessario disporre, anche in fatto di fede e di religiosità, di un comune riferimento o di un comune sentire che crei una certa uniformità e concordia dottrinale.

“Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo” (Ef 4, 4) Con questa espressione Paolo richiama gli Efesini a ravvivare la comunione di intenti professando tutti quanti un solo Credo per sottostare a “un solo Dio che è Padre di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 6). La verità frammentaria è dispersiva quando invece la religione dovrebbe unire anziché dividere. Credere ciascuno a modo proprio, orientare il pensiero religioso in senso soggettivistico e con eccessiva libertà esegetica sui testi sacri comporta inevitabilmente confusione e sbaraglio e inevitabilmente degenera nell’errore. L’unità e la centralità rappresentata da un’autorità ecclesiastica garantisce invece l’unità di intenti e la comunione, che è l’unica risorsa possibile per perseverare nella verità.

Anche per questo noi affermiamo che la Chiesa, che si fonda sugli apostoli (Ef 2, 20) e in primo luogo sul papa successore di Pietro, è l’unica “colonna e fondamento della verità” che garantisce l’unità e la conformità nella fede e nella dottrina.

Il brano odierno del Vangelo ci ragguaglia di come Gesù definisca “pietra”, ossia fondamento visibile l’apostolo Pietro, dando a lui “le chiavi del regno dei cieli”. La “chiave” nella Bibbia indica sempre un potere che appartiene a un padrone ma che viene conferito ad altri (Is 22, 20 – 22; Ap 3,7) e ora Gesù lo conferisce a Pietro, il quale avrà il compito di confermare i fratelli nella fede e di pascere le pecore del Signore (Lc 22, 31- 34; Gv 21, 16). Gesù ha promesso che nel ministero degli apostoli sarebbe stato con noi fino alla fine del mondo e di conseguenza gli apostoli, ivi compreso lo stesso Pietro, hanno necessariamente avuto dei successori visibili nel tempo oggi identificati nel papa e nei Vescovi.

E’ innegabile che vi siano stati pontefici ed ecclesiastici poco propensi alla cura pastorale del gregge; non di rado il potere temporale ha impedito che il ministero di Pietro fosse abbastanza esemplare da essere di orientamento per il popolo di Dio e non di rado certi atteggiamenti riprovevoli nella gerarchia ecclesiastica più che incoraggiare hanno mortificato i fedeli. La riforma protestante e altre manovre contro la Chiesa Cattolica si sono verificate non senza colpa delle autorità ecclesiastiche; la presunta onnipotenza del clero e il cesaropapismo sono state alle base di controversie e di divisioni ed è pur vero che la Chiesa non sempre è stata dispensatrice del vero Vangelo.

Fortunatamente, soprattutto negli ultimi decenni, abbiamo potuto disporre di pontefici sempre più intenti a recuperare la credibilità della Chiesa e ad esaltare il Cristo solidale dalla parte dei poveri e degli esclusi, con i loro stessi atteggiamenti e con le loro aperture, diventando testimoni della radicalità evangelica, premurosi che i fratelli venissero edificati ed evangelizzati soprattutto per mezzo della testimonianza di vita. Lodevolissima l’umiltà con cui Giovanni Paolo II ha chiesto perdono alle altre confessioni religiose per gli errori aberranti compiuti dai predecessori del passato, disponendosi al dialogo e alla riconciliazione. Altrettanto lodevole la semplicità di Benedetto XVI soprattutto (a mio giudizio) nella rinuncia al ministero petrino, effettuata con seria ponderazione e nella convinzione obiettiva di non essere più in grado di guidare adeguatamente la “barca di Pietro” che Cristo gli aveva affidato. Tipico di chi sa di non dover esercitare alcun predominio personale, ma di dover solo eseguire un mandato di grande responsabilità.

La presenza di un ministro visibile che apporti la centralità nel nostro Credo e che, nella funzione di vicario di Cristo, ci confermi nella verità, attraverso il quale Cristo continua a guidarci e a sorreggerci pascendoci con solerzia come suo gregge è importante, così come è importante riporre la fiducia nella stesa persona del pontefice che nel suo ministero in effetti non fa’ che servire il popolo di Dio, adempiendo a un mandato a dir poco oneroso che Cristo ha voluto affidargli. Un ministro visibile è infatti indispensabile perché possiamo riscontrare che Cristo continua premurosamente a sostenerci anche per mezzo di strumenti umani e adottando uno stile e un linguaggio adeguato alle nostre esigenze. Attenerci al ministero del papa successore di Pietro vuol dire pertanto essere certi di vivere e di formarci nella verità nella carità.

Fonte:https://www.qumran2.net/