Mons.Francesco Follo

Mons.Francesco Follo Lectio “Cristo non è un’opinione, ma una Presenza”

Rito Romano – XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 23 agosto 2020

Is 22,19-23; Sal 137; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20

Rito Ambrosiano – Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore

1Mac 1, 10.41-42; 2,29-38; Sal 118; Ef 6, 10-18; Mc 12, 13-17.

Una premessa doverosa.

Tutto il vangelo è pervaso da una domanda: “Chi è Gesù?” Ci si domanda sempre chi è lui. Tuttavia, nel brano evangelico di oggi c’è un capovolgimento. Non ci si chiede più chi è lui, è lui che chiede ai discepoli, noi compresi: “Chi sono io per te?” Ed è molto diverso quando noi mettiamo in questione una persona da quando accettiamo di lasciarci mettere in questione e di rispondere.

Nel primo caso, potremmo rispondere dicendo la nostra opinione nella quale siamo già più o meno esistenzialmente coinvolti, anche perché, come si usa dire: un’opinione vale l’altra.

Nel secondo caso, siamo chiamati a rispondere riconoscendo una presenza. In effetti, Cristo non è riducibile a un’idea circa la quale possiamo avere un’opinione. Cristo è una presenza che ci chiede di prendere posizione. La presenza del Figlio di Dio tra gli uomini è un fatto che non si può eliminare dalla storia nostra e del mondo. L’accoglierlo o rifiutarlo non è come accogliere o rifiutare un’opinione. Il dire che Cristo è il Figlio del Dio vivente per San Pietro non fu esprimere una formula, ma riconoscere una Presenza. Fu l’esplicitazione di una scelta di vita che implicava una comunione di vita e non semplicemente la condivisione di opinioni.

Chiedendo: “Voi, chi dite che io sia?”, Cristo non fa un’indagine di opinione, ma fa la domanda dell’amante che, con questa domanda, non chiede all’amata un’opinione su di lui, ma se lui è per lei tutto. San Pietro rispondendo: “Tu sei il Figlio del Dio vivente”, riconobbe ad alta voce che Cristo era tutto per lui e per gli apostoli. Per questa avevano lasciato tutto: per avere il Tutto.

  Gesù non aveva bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme su se stesso, per sapere se era più bravo degli altri maestri. Cristo vuole sapere se per Pietro e gli altri apostoli Lui era il centro affettivo della loro vita. Voleva sapere se i compagni della sua umana avventura lo amavano davvero, con un cuore aperto.

La conoscenza di Cristo è data a chi lo ama. Al di fuori dell’amore non c’è conoscenza vera. Ci può essere conoscenza astratta di qualche teoria. Ma per quanto riguarda una persona noi la conosciamo davvero nella misura in cui l’amiamo, e Dio è amore, e lo conosciamo attraverso l’amore.

L’amore di sé, l’amore per una donna o per un uomo, il rapporto con gli altri, il modo in cui la realtà colpisce la sensibilità umana, il desiderio di conoscere, l’esperienza del bello, tutto questo sarebbe incomprensibile, se mancasse il rapporto dell’uomo con l’infinito Amore fatto carne.

“Il Figlio di Dio … ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (Conc. Vat. II, Cost. Gaudium et spes22). E’ importante allora recuperare lo stupore di fronte a questo mistero, lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento: Dio, il vero Dio, Creatore di tutto, ha percorso come uomo le nostre strade, entrando nel tempo dell’uomo, per comunicarci la sua stessa vita (cfr 1 Gv 1,1-4). E lo ha fatto non con lo splendore di un sovrano, che assoggetta con il suo potere il mondo, ma con l’umiltà di un figlio di falegname.

Sull’esempio di Pietro riconosciamo Cristo non come espressione di un concetto ma come Persona vivente. Lui è il Messia, è il Dio che cammina con gli uomini perché gli uomini camminino con Dio, Lui è il Vivente. Lui è Verità gravida di vita, è fontana da cui la vita sgorga potente, inesauribile e illimitata, sorgente della vita. Se cerchiamo oltre le parole, se scendiamo al loro momento sorgivo, possiamo capire la risposta di Pietro per quello che è davvero: una dichiarazione d’amore: “Tu sei la mia vita. Trovando te ho trovato la vita”.

Non ci resta che fare altrettanto, perché anche noi troviamo la Vita e rispondiamo con la vita.

1) E’ la vita che deve rispondere.

Chi è Cristo? Questa domanda esistenziale, sempre attuale e ineliminabile, è rivolta al mondo, ai discepoli e, oggi, a noi.

Il mondo, la gente risponde, nel migliore dei casi, che il Messia è un profeta, voce di Dio e suo respiro. E’ una bella risposta ma è sbagliata, soprattutto perché Gesù non è riducibile ad una delle personalità religiose che hanno detto e fatto cose grandiose. Gesù non ha portato nel mondo solo un messaggio profondo e vero, ma ha portato Dio stesso.

Pietro, che aveva il primato dell’amore, a nome dei discepoli, risponde: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivente”, mette in risalto ciò che per molti è una strana “pretesa”: Cristo non è solamente un importante personaggio storico, non solo è vero, ma vivo. Quindi il problema non è tanto quello di conoscerlo come si conosce una teoria del passato anche se ancora attuale, ma incontrare Lui, la Vita vera che dà vita allora come oggi: sempre.

Noi, oggi, nel solco della risposta di Pietro, siamo chiamati a rispondere che Cristo non solamente è esistito ed è vero, ma è conoscibile ed incontrabile. Lui è vivo e presente, è il Dio del fiore vivo e non dei morti pensieri.

Nel Vangelo di questa domenica sono descritti due modi di conoscere Cristo.

Il primo è quello di una conoscenza esterna, caratterizzata dall’opinione corrente e dalla riduzione del Messia a una persona grande quanto grandi sono stati i profeti. Infatti, alla domanda di Gesù: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?”, i discepoli rispondono: “Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Vale a dire che Cristo è considerato come un personaggio religioso in più, magari il più grande ma simile a quelli già conosciuti.

Il secondo è quello della conoscenza che viene dall’esperienza di comunione. In effetti rivolgendosi personalmente ai discepoli che da tanto tempo sono con Lui, Gesù chiede: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Dalla vita con Cristo, dall’esperienza di comunione con Gesù, Pietro ricava la risposta dando quella che è la prima confessione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, professione di fede fatta anche a nome degli altri discepoli.

La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità. La fede nasce dall’incontro e cresce nel rinnovarsi quotidiano di questo incontro tra Cristo, Pietro e gli altri discepoli, vale a dire anche noi, figli di Dio e della Chiesa.

2) La Chiesa ed il Papa, Garante di verità e di carità.

Il brano del Vangelo di oggi non parla solo di Cristo e di Pietro, ma anche alla Chiesa. Ci dice anzitutto che la Chiesa appartiene a Cristo: “La mia Chiesa” e ne sottolinea la perenne stabilità: la Chiesa è come una casa costruita sulla roccia, anche se poggia apparentemente sulla fragilità degli uomini: “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Una stabilità sofferta, ma sicura. Sofferta perché la chiave di cui parla Cristo e che Lui dona a Pietro è la Croce. Sicura perché fondata sulla roccia di una fede solida e di un amore granitico. Pietro è roccia nella misura in cui ancora trasmette Cristo, tesoro per l’intera umanità. E’ roccia nella misura in cui mostra che Dio è vivo fra noi e ci chiama a partecipare al Suo amore crocifisso, disarmato1, costante2: eterno.

“Voi chi dite che io sia?” Chiese Cristo ai discepoli e Pietro disse solo “Dio”: Cristo non era solo ciò che Pietro diceva di lui, ma ciò di cui viveva: “Maestro solamente Tu hai parole di vita eterna”.

Il cristianesimo prima di essere una dottrina e una morale, è una Persona che ci ama ed è da amare. L’amore di Dio ha scritto il suo racconto sul corpo di Cristo con l’alfabeto delle ferite, indelebili come l’amore.

Le due immagini della roccia e delle chiavi, a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa. Lui avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto, secondo verità e carità. Infine, Lui potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. E’ sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro.

Queste due immagini parlano di fede e di fiducia, della fede di Simone e della fiducia di Gesù. La pietra o roccia mette in evidenza la stabilità del credere come il verbo ebraico amen che significa appunto “sto saldo”.

È la roccia che tiene salda la casa. Ed è a questa Roccia che è data una piena autorità: “A lui sono affidate le chiavi”, per proibire e permettere, separare e perdonare. Non si dimentichi tuttavia che l’autorità di Pietro è vicaria. Pietro è l’immagine di un Altro, di Cristo, che è il vero Signore della Chiesa.

La fede, che emerge da queste parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, non è il frutto di una speculazione, non c’entrano “carne e sangue”. Fosse stato per “la carne e il sangue, Pietro non avrebbe potuto vedere in Gesù solamente “qualcuno dei profeti”. Davanti a Gesù non basta il “pensiero secondo gli uomini”, per quanto sottile e intelligente: a Dio, infatti, “è piaciuto nascondere queste cose ai sapienti e agli intelligenti per rivelarle ai piccoli”. Nel momento che, a nome della Chiesa intera, Pietro professa il fondamento della fede, è il più piccolo tra i piccoli suoi fratelli, ma ama Cristo più di tutti gli altri, per questo, e solo per questo, ne è divenuto il primo, vertice insostituibile di comunione. Non si tratta di un pio esercizio di umiltà, ma della verità fatta persona e amata più di se stesso.

E su Pietro che L’amava più di tutti gli altri, su salda pietra d’amore, Gesù ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell’Inferno non hanno prevalso e non prevarrano su di essa.

Il peso e la gloria del Primo tra gli Apostoli, come quelle dei suoi successori, nascono dal segno divino impresso nel suo cuore e nella sua mente. Pietro dovrà lottare ogni giorno, per tenere a bada “carne e sangue”.

Pietro dovrà proteggere la Verità e la Comunione accettando ogni giorno la consegna delle chiavi: la Croce che ha aperto le porte del Paradiso. La Croce è la “chiave” con la quale il Signore ha aperto il Cielo e chiuso l’inferno per tutti quelli che accolgono Lui, il Crocifisso. La Croce è il pastorale di Pietro e dei suoi successori, che possono pascere i fedeli perché sono i primi nell’amore, di un amore umile e mite che “scioglie” gli uomini dalla schiavitù del mondo, dalla carne e dal demonio, e li “lega” a Cristo in una fraternità eterna che li fa per sempre figli del Padre celeste.

3) Il principio mariano.

Non solo Pietro, ma in lui e con lui tutta la Chiesa dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Da quel giorno Pietro e la Chiesa annunciano la fede che vince il mondo in ogni suo centimetro quadrato, pronti a sporcarsi come Gesù alla ricerca di ogni pecora perduta, come Papa Francesco ce lo ricorda spesso.

Tutti noi, chiamati a riconoscere l’amore di Dio nelle situazioni più difficili, laddove il peccato “lega” gli uomini al dolore e alla morte per “scioglierli” nella libertà dei figli di Dio. Ma dobbiamo tenere presente che nella Chiesa, oltre al principio petrino3, vi è il principio mariano.

Nella lettera enciclica Mulieris dignitatem, San Giovanni Paolo II ricorda che Maria è “Regina degli Apostoli” pur senza rivendicare poteri apostolici per sé. Ella possiede qualcos’altro e qualcosa di più. Cos’è il “qualcosa di più” nel principio mariano nella chiesa? Balthasar ci dice che Maria scompare nel cuore della Chiesa per rimanervi come una reale presenza che però cede sempre il posto al proprio Figlio.

Questo principio mariano è ben custodito e “promosso” dalle Vergini consacrate nel mondo. E’ l’amore da loro maternamente4 vissuto e accolto. In effetti, rispondendo alla loro vocazione queste donne consacrate vivono il principio mariano come accoglienza. Esse vivono la dimensione dell’accoglienza, dell’attualizzazione del dono vivificante della salvezza nell’oggi dell’umanità, dimensione essenziale della vita cristiana ed ecclesiale, che ha il suo modello in Maria, Vergine e Madre. Al momento dell’annunciazione, col suo “sì” la giovane donna di Nazareth accolse in sé il Verbo di Dio e Gli diede carne umana. Ai piedi della Croce, Maria fu investita da una nuova maternità che abbracciò e continua ad abbracciare l’intera umanità. Con un nuovo “sì”, accettò la volontà di Dio indicatale da Gesù morente, e restituì a Dio Padre il Figlio che aveva concepito in sé, accogliendo in sua vece Giovanni, e in lui l’umanità.

Le Vergini consacrate sono invitate a praticare questa fecondità dalla preghiera del Vescovo: “Che Gesù, nostro Signore, sposo fedele di quelle a Lui consacrate, vi doni, mediante la sua Parola, una vita felice e feconda… Che lo Spirito Santo, che fu dato alla Vergine Maria e che oggi ha consacrato i vostri cuori, vi animi con la sua forza per il servizio di Dio e della Chiesa” (Rituale della consacrazione delle Vergini, n. 36).

Queste donne, sull’esempio di Maria, praticano la “carità dell’unità” (Sant’Agostino), vivendo la consacrazione allo Sposo Gesù con un’esistenza incentrata sull’amore: amore ricevuto, corrisposto e donato.

1 Gesù non ha mai radunato eserciti e in questo mondo di prepotenti ha detto: Beati i miti, gli inermi, i tessitori di pace.

2 Niente mai, né angeli né demoni, né cielo né abisso, niente mai ci separerà dall’amore di Dio (cf. Rm 8, 39). Niente, mai: due parole assolute, perfette, totali: siamo inseparabili dall’amore di Cristo.

3 Per quanto riguarda il principio petrino, Hans Urs von Balthasar tratteggia cinque punti:

a. La dimensione istituzionale è la struttura che rappresenta Cristo, come Capo del Corpo, che continua ad esservi presente e genera vita attraverso i sacramenti, il ministero, e così via.

b. L’istituzione è dunque la condizione della possibilità della presenza personale, non-distorta, di Cristo nella Chiesa.

c. L’istituzione mette a disposizione una “regola” oggettiva sotto la quale si può vivere senza sbandamenti.

d. Il principio petrino è educativo in quanto ci forma alla mente di Cristo.

e. Esso garantisce l’autenticità del senso profetico della fede vivente dei credenti.

4 Adottando il linguaggio della famiglia, Hans Urs von Balthasar parla del ministero petrino nella Chiesa come del ruolo del capofamiglia. Maria invece è la Madre. Maria costituisce l’unità interna della chiesa mentre Pietro è, nell’ambito del collegio degli apostoli, il principio di unità esterno.

Lettura Patristica

Innocenzo III,

Sermo 21

La fede di Pietro nel Cristo

       “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17)… che abita le celesti menti e le illumina con la luce di verità. “Ha nascosto“, infatti, “queste cose ai sapienti e le ha rivelate ai piccoli” (Mt 11,25), quale è Pietro, non superbo, bensì umile. Perciò Simone viene benedetto, come dire dichiarato obbediente; figlio di Giona, ovvero di Giovanni, che si interpreta grazia di Dio; infatti la virtù dell’obbedienza procede dalla grazia divina.

       Tale beatitudine si sostanzia soprattutto di conoscenza e di amore, come dire di fede e di carità. Delle quali virtù, l’una è prima, l’altra è precipua… Entrambe, il Signore le richiese da Pietro: la fede, quando gli dette le chiavi; la carità, quando gli affidò il gregge (Jn 21). Nella concessione delle chiavi, interrogando sulla fede, chiese: “Ma voi chi dite che io sia? E Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo” (Mt 16,15-16). Nell’affidamento del gregge, esigendo la carità, chiese: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? Ed egli rispose: Signore, tu sai che io ti amo” (Jn 21,15)…

       Quale e quanta fosse la fede di Pietro, lo indicò senza dubbio la sua risposta: “Tu sei” – egli disse  “il Cristo, il Figlio del Dio vivo. Infatti, con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione della fede per avere la salvezza” (Rm 10,10). Egli confessa difatti in Cristo due nature e una persona. La natura umana, quando dice: “Tu sei il Cristo“, che significa “unto“, secondo l’umanità, come afferma di lui il Profeta: “Il tuo Dio ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali” (Ps 44,8). La natura divina, quando aggiunge: “Figlio del Dio vivo

       Quindi non “sei” soltanto Figlio dell’uomo, ma anche “Figlio di Dio: non morto, in ogni caso come gli dèi dei gentili… bensì “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo“, che vive in sé e vivifica l’universo, “nel quale viviamo, ci muoviamo e siamo” (Ac 17,28). Una cotal fede il Signore non permise che subisse l’erosione di alcuna tentazione. Per cui, quando disse al beato Pietro, all’approssimarsi della Passione: “Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano“, aggiunse subito: “Ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Si può infatti ritenere che talvolta abbia dubitato, ragion per cui il Signore lo rimproverò: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14,31); tuttavia, poiché convalidò la solidità della sua fede, lo liberò all’istante dal pericolo pelagiano.

       Questa fede vera e santa, non procedette da formulazione umana, ma da rivelazione divina. Motivo per cui Cristo concluse: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre che sta nei cieli“. Su questa fede quasi su pietra, è fondata la Chiesa; ecco perché il Signore aggiunse: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,17-18). Questa dignità si esplicita in due modi, in quanto il beatissimo Pietro è nientemeno fondamento e insieme capo della Chiesa. In effetti, va detto che primo ed essenziale fondamento è Cristo, così come afferma l’Apostolo: “Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1Co 3,11), esistono tuttavia fondamenta di second’ordine e secondari, ovvero gli apostoli e i profeti e, in merito a ciò, dice l’Apostolo: “Edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti” (Ep 2,20), dei quali altrove è detto per bocca del Profeta: “Le sue fondamenta sono sui monti santi” (Ps 86,1). Tra questi, il beatissimo Pietro è primo e precipuo.


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