XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 2020

La fede cristiana ci impegna a confrontarci anche con i fatti storici e concreti.

Nel conosciutissimo brano di vangelo di questa domenica, Gesù, anticipando i tempi, organizza un breve sondaggio tra i suoi discepoli, ponendo due domande: 1. «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?»2. «Voi, chi dite che io sia?». Alla prima domanda i discepoli rispondono, riferendo risultati lusinghieri: o Giovanni il Battista, o Elìa, o Geremìa, o qualcuno dei profeti. Tutti personaggi importantissimi. Gesù, senza dimostrarsi particolarmente interessato, passa alla seconda. Prontissimo Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa risposta colpisce molto Gesù che, dopo avergli riconosciuto un dono particolare da parte del Padre, gli promette che su di lui avrebbe fondato la Chiesa e che gliel’avrebbe affidata.

Oggi il sondaggio di Gesù mantiene intatta l’attualità e l’importanza, diventando: 1. “Chi è Gesù per la gente?”, e 2. “Chi è Gesù per noi?”. Il risultato della prima richiesta è suppergiù lo stesso. Salvo quelli che “non gliene importa niente di niente” oltre l’apericena e la movida (purtroppo non pochi!), riconoscono Gesù come personaggio importante, “almeno così si dice”. Al “chi è Gesù per noi?” la risposta è facile: è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Però sappiamo quanto essa rischi di essere retorica, scontata, “da catechismo”, invece che impegno serio a camminare dietro a lui, seguendo le sue orme, come lo stesso Pietro dovette imparare subito dopo, quando, volendo essere lui a indicare la strada al Maestro, rimediò quel terribile: «Va’ dietro a me, Satana!». Stiamo attenti, perciò, a verificare la verità e la qualità della nostra risposta, esaminando noi stessi con umile sincerità.

Verifichiamo invece insieme come la risposta di Pietro ci interroga in quanto cristiani in questo preciso momento storico, domandandoci: se Gesù ha mantenuto la promessa di mettere Pietro a fondamento della sua Chiesa – come effettivamente ha fatto prima di lasciare questa terra con la sua triplice consegna: «Pasci le mie pecore» (Gv 21, 15-17) – chi è per noi “questo” Papa e cosa è per noi “questa” Chiesa? “Questo” Papa vuol dire Papa Francesco. Crediamo che egli sia il “Pietro” a cui Gesù, anche attraverso calcoli e strategie umane, ha affidato oggi la sua Chiesa, oppure pensiamo che il “Pietro” vero sia stato quello di prima, o di prima ancora, che combinavano meglio con le nostre idee?

Sappiamo bene quanto questa domanda sia attuale. Papa Francesco ha scombinato tante abitudini e consuetudini del papato, entusiasmando molti credenti e sconcertandone altrettanti. Se fossimo stati noi o altri cardinali a scegliere il papa, probabilmente ne avremmo scelto un altro e non saremmo andati a prenderlo “dalla fine del mondo”, ma è stato scelto papa Francesco. Egli è adesso per noi “Pietro” ed è la garanzia che «le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». D’altra parte, di Pietro conosciamo bene i grandi slanci e le pesanti debolezze. Se Gesù l’avesse messa ai voti, quasi sicuramente la scelta sarebbe caduta su un altro apostolo dalla fede più coraggiosa e dalla testimonianza senza ombre. Invece Gesù scelse proprio lui. Questo non significa che dobbiamo essere d’accordo su tutto quello che il Papa dice e fa, ma che quando non siamo in sintonia, dobbiamo interrogarci, ricordando che i nostri pensieri non sono i pensieri di Dio, come ribadisce san Paolo: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?».

La stessa riflessione va fatta per la Chiesa. Una Chiesa edificata su Pietro significa edificata su “questo” papa, su “questi” vescovi; su “questi” preti; su “questi” cristiani laici, capaci di grandi testimonianze, ma di altrettanti rinnegamenti, di slanci di generosità e di debolezze, di parole belle e nobili e di fatti scadenti e incoerenti.
Quanto sarebbe bello un Papa che piacesse a tutti! Quanto sarebbe bella una Chiesa senza debolezze e peccati! Ma Gesù non l’ha pensata così. C’è questo Papa e c’è questa Chiesa. Sono da credere, cioè da accogliere «né da carne né da sangue» ma «dal Padre che è nei cieli». Anche, se e quando non corrispondono ai nostri pensieri e ai nostri criteri.

Fonte:https://www.paoline.it/blog


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