Don PAOLO MONZANI ,

Don PAOLO MONZANI “Un urto che ti smuove”

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (30/08/2020)

Ci ricordiamo la storia del falco che non sapeva volare?

Il re aveva ricevuto un piccolo di falco e lo aveva dato ai suoi servitori da addestrare. Il falco cresceva, ma per quanti sforzi facessero i falconieri, non voleva saperne di volare: gli mostravano del cibo su un albero vicino, gli mostravano gli altri falchi che si libravano in aria… ma nessuna mossa aveva effetto. Il falco se ne stava su un ramo di una grande quercia e non si muoveva, tanto che occorreva portargli il cibo con una scala.

Infine una mattina il re, guardando fuori, scorse il falco che volava maestoso nel cielo.

– Chi è l’autore di questo prodigio? Chi ha insegnato al falco a volare?, chiese ai suoi servitori.

Gli fu portato un giovane stalliere. – Come hai fatto, mio giovane amico? Verrai ricompensato!, disse il re.

– Sire, io ho semplicemente tagliato il ramo su cui era seduto il falco. Cadendo, si è reso conto di avere le ali e si è messo a volare.

Non è stata l’offerta di cibo e nemmeno il paragone con gli altri falchi a convincere il falco a volare. È stato un urto, una scossa… sensazioni non proprio piacevoli: la percezione di non essere più al sicuro, su un terreno solido, di stare precipitando, lo schiaffo dell’aria in fronte. È stato questo a cambiare il falco, che altrimenti avrebbe continuato la sua vita sul ramo.

È stato così con Pietro. Domenica scorsa abbiamo sentito la sua risposta, papale papale, alla domanda di Gesù, abbiamo sentito il suo slancio impetuoso a riconoscere Gesù e la risposta del Maestro, che lo gratifica chiamandolo addirittura “Beato”.

«Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.»

Ma quello slancio non basta. Magari stai camminando bene, senti che le cose nella tua vita si stanno mettendo come desideri, tutto sembra a posto. E poi arriva un urto, uno schiaffo.

Per Pietro è sentire sulla bocca di Gesù una parola inaccettabile, cioè che il Figlio dell’uomo

doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Inaccettabile. Intollerabile. Come uno schiaffo in faccia:

«Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!».

Una volta ho ricevuto uno schiaffo in faccia: stavo accompagnando un’amica a casa sua e siamo stati fermati da un ubriaco, che mi ha tirato una sberla. Me la sono vista brutta e non è stata una bella esperienza, ma mi ha scosso e mi ha aperto gli occhi sulla difficile situazione di quel quartiere, sul disagio vissuto da tante persone.

Magari lo schiaffo ti viene da un amico: una parola diretta, cruda, una parola che ti svela qualcosa che non avresti voluto vedere, che ti rivela che hai paura di metterti in gioco o accettare una sfida.

Magari lo schiaffo viene dalla vita: un progetto che volevi realizzare e che si scopre impossibile, un sogno coltivato e a cui qualcuno ha messo i bastoni tra le ruote.

A volte Dio ci parla così: con urti, con schiaffi, con parole che non vorremmo ascoltare, perché ci suonano troppo minacciose, troppe difficili, troppo pericolose.

Non voglio dire che sono esperienze belle e piacevoli, però servono a farci cambiare, ad aprire gli occhi sulla vita.

«Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

La parola di Gesù costringe Pietro a cambiare prospettive, mette in luce le sue resistenze, le sue difficoltà ad accettare un mondo diverso da come se lo era immaginato, un mondo in cui la logica non è quella del successo, ma di perdere la vita per ritrovarla.

Non è piacevole essere urtati e scossi, eppure ti può mostrare qualcosa che da solo non avresti mai immaginato se tutto fosse andato liscio, qualcosa che non ti aspettavi.

Fonte:http://www.twittomelia.it/


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