XXIII Dom. T.O.

… poste a custodia

O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele” (Ez 33,1): sono le prime parole che il Signore rivolge al profeta Ezechiele nella liturgia odierna. Come per Ezechiele, anche noi possiamo immaginarci, oggi, sentinelle per i nostri fratelli e sorelle. Se il profeta ha il compito di avvertire, di preparare il popolo all’arrivo di un pericolo imminente, noi, invece, siamo posti a “guardia” dei nostri fratelli: non come mastini pronti a colpire chi sbaglia, ma come uomini e donne che custodiscono il cammino degli altri per evitare che percorrano strade di rovina.

… che vegliano perché i confini stiano spalancati

La Parola di questa domenica ci invita a vigilare perché i confini che ci distinguono dagli altri rimangano sempre aperti alla relazione. Per chi fa parte della Chiesa voluta dal Signore Gesù non ci può essere disinteresse o indifferenza verso chi sbaglia. Neppure, come spesso accade, la reazione al peccato può essere lo sparlare del peccatore.

Piuttosto, il Vangelo ci mostra l’unica via cristiana di fronte al male: avere a cuore la salvezza dei fratelli e delle sorelle, correggerli nel loro errore e così mostrare di voler bene a loro e all’intera comunità ecclesiale. È la via di chi corregge l’altro non per vendetta, ma con la cura di chi ama. È la via di chi esce da se stesso, dal proprio abitudinario sparlare, per mostrare di “tenere” al bene di chi ha accanto. Proprio come fa Dio con ciascuno dei suoi figli.
E se la chiusura dell’altro “…non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole” (Romani 13,8)spaventa, il cristiano sempre è chiamato a vigilare perché il suo cuore non si chiuda, ma rimanga spalancato, disponibile ad amare.

… che attendono ogni giorno la presenza di Dio.

Mantenere aperta la relazione con i fratelli rende possibile la preghiera ecclesiale che confida in Dio. Radunati nel nome del Figlio, sperimentiamo di essere fratelli e sorelle rivolgendoci al Padre con fiducia. E anche quando il nostro peccato ci allontana da Dio, anche quando ci sentiamo indegni di stare alla sua presenza, Lui manda la Chiesa a correggerci perché ci recuperi, perché risani la comunione, perché non ci perdiamo.“…tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo“(Matteo 18,18)

Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20), ci dice Gesù: nella comunità di chi si affida al Figlio possiamo sperimentare la gioia che il Padre ci ama, ha a cuore le nostre necessità e non ci abbandona mai.

Fonte:www.twittomelia.it


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