padre Paul Devreux Commento XXIII Domenica del Tempo Ordinario

XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/09/2020)

Vangelo: Mt 18,15-20

“Gesù disse ai suoi discepoli”, a quelli che hanno deciso di dargli retta: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te”.
Gesù sta parlando di un fratello, una persona alla quale tengo. Come cristiani siamo tutti figli dello stesso padre e quindi fratelli, ma pensiamo a persone importanti, come mio marito, mia moglie, mio fratello.
La colpa è qualcosa che mi fa del male quindi rende difficile la convivenza e l’amicizia.
Gesù dice: “va’ e ammoniscilo fra te e lui solo, avrai guadagnato il tuo fratello”. Quindi lo scopo di ammonirlo è non perderlo e recuperare con lui un rapporto sereno.
La condizione è: “se ti ascolterà”. Quand’è che l’altro è disposto ad ascoltarmi? Se mi metto nei suoi panni, so che se vengo aggredito o accusato non ascolto, perché devo pensare a difendermi e a giustificarmi, e in qualche modo ci riuscirò, anche se ho torto. Io sono fatto cosi.
Se invece l’altro mi fa vedere, nella debolezza, la sofferenza che gli sto causando, l’ascolterò e cercherò di non farlo più.
Quindi se desidero essere ascoltato, non devo aggredire. Devo fare in modo che l’altro non si mette sulla difensiva.
Seconda cosa, devo ascoltare le sue motivazioni. Ci sta che ascoltandolo scopro che sono stato io a fargli del male per primo.
Lo scopo è guadagnare il fratello, non farsi giustizia. Gandhi diceva:”Occhio per occhio rende tutti ciechi”, ma direi anche soli. Posso permettermi di perdere una persona importante?

Poi Gesù dice che se non ti ascolta tu chiama dei testimoni e alla fine dice la famosa frase: “Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Io capisco che devo considerarlo cattivo e punirlo con l’isolamento sociale, come si faceva con i lebbrosi. Tuttalpiù, nella mia bontà, posso considerare la possibilità di riaccoglierlo se torna chiedendo scusa, come il figlio prodigo. Ma è cosi che si comportava Gesù con i pubblicani e i farisei?
Gesù cerca il pubblicano Zaccheo, lo chiama e si compromette andando a magiare a casa sua, idem con Matteo, che diventerà uno dei dodici. E’ sempre pronto a dialogare con i Farisei, anche quando sono provocatori o insidiosi. Andrà fino a Gerusalemme per mettersi nelle loro mani e morirà anche per loro, perché vede in loro, anzitutto, dei fratelli, figli dello stesso Padre.
In altre parole, considerare l’altro come un pubblicano o un fariseo, per Gesù, significa dare il massimo dell’accoglienza; e io dovrei fare diversamente?

Alla fine Gesù ci fa una promessa Dice: “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.
Se chiediamo di vincere alla lotteria, non credo che ci ascolterà, ma se quei due siamo noi, io e quello che mi ha fatto un torto, e eventualmente un terzo mediatore, come può essere un amico o un sacerdote, se gli chiediamo di aiutarci a riconciliarci e a riuscire a vivere in pace, sono convinto che il Signore farà di tutto per accontentarci. Ma dico anche che se riusciamo a fare questo, a pregare insieme, significa che c’è già stato un miracolo; quello di desiderare la riconciliazione ambedue.

Buona domenica.

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