Don RICCARDO PINCERATO”Ci sono dei SI che ci cambiano la vita”

XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (27/09/2020)

Un amico in questi giorni mi ha scritto un sms molto bello: “pensa al Vangelo di domenica… non si pretende il sì, ma saper ritornare indietro e ripartire”.

È quello che capita anche nelle nostre famiglie, nelle nostre storie, nelle nostre amicizie. Quante volte può capitare che per un motivo o per l’altro ci si allontani. Quante volte in una storia d’amore si fanno errori, ci sono sviste, ci sono disguidi. Quante volte nelle nostre famiglie nascono incomprensioni o delusioni, amarezze o gelosie. Eppure a volte basta poco, basta un po’ di cuore, basta un sorriso, basta del tempo per lasciare che oltre alla testa parli la vita del cuore e cambia tutto. Giusto non è colui che non sbaglia mai.

Chi ti ama non ti giudica per gli errori che fai, ma proprio perché ti ama e perciò ti conosce, è capace anche di aspettare. E san Paolo nell’ “inno alla carità” come prima caratteristica dell’amore ce lo ricorda che  innanzitutto la carità è paziente!

Giusto è colui che sebbene i propri errori è capace di rialzarsi e di convertire non solo il proprio cuore, ma anche la propria vita.

Giusto è colui che si ricorda: che si ricorda di essere amato, che ritorna in sé e scopre che quello che ha ce l’ha per dare.

Giusto è colui che fa della propria vita un dono. Riconosce i doni che la vita gli ha fatto e li rimette in circolo senza riserve.

Giusto è colui che è capace di sentirsi figlio responsabile e sta di fronte a suo padre e alla vigna di suo padre col desiderio di custodirla e farla crescere, non di vedere nel padre un “signore” e un padrone.

Non basta dire sì: alla famiglia, a un’amicizia, al progetto di una comunità… non basta dire! E’ necessario essere ed essere per. Essere famiglia, essere amico o amica, essere e credere nella comunità per costruire relazioni e legami capaci di generare e salvare chi incontriamo.

Rischia:

di essere sterile chi ha dei doni e li tiene per sè;

di essere miope chi crede che il suo gruppo d’appartenenza possa camminare senza altri collegamenti;

di essere puerile chi non prende in mano con responsabilità e coerenza la propria vita.

Rischia anche chi ama:

rischia di essere ferito e di ferire;

di generare e di dover lasciare;

… non ci resta che chiederci allora: “per chi vale la pena dire si?”

Fonte:http://www.twittomelia.it/