don Roberto Seregni”Due fratelli”

Due fratelli – Matteo 21,28-32

XXVI domenica del tempo ordinario

In quel tempo Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? ”. Dicono: “L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

Ricominciamo da dove ci siamo lasciati la settimana scorsa: l’orgoglio spirituale di chi si sente giusto. Quella di oggi è la prima di tre parabole che cercano di spiegare perché quelli che avrebbero dovuto accogliere Gesù e il suo Vangelo, in realtà lo hanno rifiutano.
Il breve testo è costruito in modo geniale: Gesù racconta la parabola, la fa commentare ai diretti interessati e poi toglie il velo dallo specchio per far capire che si stava parlando proprio di loro. Le parole di Gesù mirano a mettere a nudo quelli che credono di essere giusti e pensano che la conversione sia per gli altri, mai per loro stessi.
Proviamo a guardare un po’ piú da vicino la parabola.
Il primo figlio risponde prontamente all’invito del padre, ma poi non combina niente e appende la zappa al chiodo. L’altro dice “No”, ma si pente, si rimbocca le maniche e va a lavorare nella vigna. Ovviamente, e tutti siamo d’accordo su questo, è il secondo figlio a compiere la volontá del padre.
Possiamo fare due brevi sottolineature. La prima: le parole se le porta via il vento; sono i fatti, le azioni, le decisioni concrete della vita che dicono chi siamo davvero.
La seconda: il secondo figlio parte con il piede sbagliato, ma ha la possibilitá di ricredersi, di ritornare sui suoi passi e ripartire. Nessuno di noi è incatenato ai suoi sbagli, noi non siamo i nostri errori.
Forse è per questo che le prostitute e i pubblicani sorpasseranno gli scribi e i farisei. I primi si sono lasciati amare da Gesù, hanno riconosciuto il loro peccato e si sono rimboccati le maniche. Gli altri, certi di essere giusti e perfetti, sono rimasti a crogiolarsi nella loro presunzione.

Coraggio cari amici, lasciamoci scalfire dalle parole di Gesú. A quale dei due fratelli assomigli? Questa parabola come puó orientare (o riorientare) il tuo cammino di discepolo?

Un abbraccio
don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/