FABIO PIVA”Nostro… non MIO! “

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (04/10/2020)

Coltivare non è solo un hobby o un procedimento meccanico. Coltivare e per tutti un grande insegnamento. Nell’orto impariamo a rispettare il terreno, a prenderci cura delle piante ogni giorno, fino a riceverne i frutti. Solo avendone cura costantemente possiamo arrivare ad ottenere dei buoni frutti. Solo riconoscendo che tutto è un dono, eviteremo di mettere l’etichetta MIO in ciò che in fondo è e rimarrà un dono che la natura ci offre.

Il Regno del Signore è proprio questo: una vigna che ha bisogno di cure amorevoli, le stesse che Dio rivolge ogni giorno ad ognuno di noi. Dio ci chiama continuamente alla sua vigna. Ci chiede di diventare suoi contadini, suoi servi d’amore. Non importa se al mattino o in un altra ora della giornata, Dio chiama tutti, perché tutti ama. Dio vuole che tutti entriamo nel suo cantico d’amoreNon importa se subito diciamo sì e poi non ci andiamo, e se gli diciamo di no e poi di nascosto non ci sottraiamo dal fare il bene. Dio vuole che tutti entriamo nel suo cantico d’amore. E per entrare nel suo regno dobbiamo spogliarci di ogni oscurità e farci invadere dalla sua luce d’amore. Dobbiamo riscoprirci con un cuore puro capace di amare e per questo diventare frutto per gli altri.

Oggi il Vangelo non parla di chiamata a lavorare nella sua vigna, ma di frutto. In questo tempo dove si raccolgono gli ultimi frutti di una stagione, il Signore viene a chiedere conto di tanto nostro correre, andare, affannarsi, sbuffare.

Ma perché lo fai? Perché te ne dai pensiero? Perché corri?

Ed ecco l’annuncio del Vangelo, se tutto questo è per mettere l’etichetta MIO in quello che c’è… beh non hai capito niente.

Dio vuole una rivoluzione d’amore. Non vuole che noi inseguiamo cose per alimentare il nostro individualismo, edonismo, egocentrismo che mette MIO in tutto ciò che tocca. Solo guardando con il suo stesso sguardo, di colpo ciò che credevamo importante non lo è più. Ogni affanno, ogni tribolazione sparisce, per lasciare spazio ad un progetto più grande. Dio ci chiede continuamente di diventare suoi strumenti di fede e di amore. Solo entrando in quella vigna con un cuore rinnovato possiamo produrre copiosi raccolti, che a sua volta saranno richiamo per altre genti, che sono in cerca di verità. Solo tenendo lo sguardo rivolto verso il Signore saremo dei buoni contadini.

Dio ci chiede continuamente di diventare suoi strumenti di fede e di amorePerché se lasceremo invadere il nostro cuore dall’oscurità, dall’odio, dall’invidia verso il prossimo e verso Dio, timorosi che ci portino via quel che abbiamo, allora quel terreno un po’ alla volta perirà. Più cercheremo di stare nel proprio, rivendicando diritti per difendere quel che è nostro e più la nostra vita si spegnerà. Invece tutto è dono, ogni cosa è dono e più lo riconosceremo e più la nostra vita si trasforma in quel frutto: dolce, fresco, amabile… perché sei diventato dono per gli altri.Ed ecco allora il volto Dio che il Vangelo ci consegna.

Oggi la parabola ci parla di un amore deluso, quello del Padre verso i suoi figli. Un amore deluso ma testardo, tenace, immenso. Di fronte al rifiuto, alla negazione, è come se rincarasse la dose: “allora io ti amo di più”. Non è forse questo l’amore che siamo chiamati a testimoniare nel mondo? Io ti amo di piùNon è forse questa dolcezza che nonostante l’acidità, il cinismo, la cattiveria che si incontrano nel mondo, farà rifiorire la vita, la renderà più vera? Se non ci fosse il suo Amore pronto a farci ripartire non resterebbe niente, sarebbe un deserto. Eppure Lui è ancora lì a sussurrare il suo canto: “Io ti amo”.

Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi.

Passa dal “mio oggi” al “nostro Oggi”.
Perché è un dono.
Per questo si chiama “presente”.