p. José María CASTILLO“DARA’ LA VIGNA IN AFFITTO AD ALTRI CONTADINI”

p. José María CASTILLO XXVII TEMPO ORDINARIO – 4 ottobre 2020 – Commento al Vangelo

Mt 21, 33-43
[In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:] «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?» Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”. Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Questa parabola è probabilmente la più dura e diretta che sia stata raccolta nei vangeli, come denuncia contro i dirigenti religiosi del giudaismo. È stata redatta certamente dopo l’anno 70, come riflessione sul disastro sofferto dal popolo ebraico con la caduta di Gerusalemme nella guerra contro i romani, che rasero al suolo la città santa e distrussero il tempio. La cosa più ragionevole è pensare che i cristiani hanno visto in quella rovina del popolo ebraico il compimento di un castigo divino: Dio ha tolto la vigna ad Israele e l’ha consegnata ad un altro popolo, che l’avrebbe fatta fruttificare.
È fondamentale sottolineare che, per quanto negativa possa essere l’interpretazione che si dà alla parabola, mai si potrà spiegare come un rifiuto totale del popolo di Israele in blocco. Questo, oltre ad essere una falsità, significa fornire argomentazioni all’anti-semitismo, di cui in buona parte noi cristiani siamo stati responsabili. Qualcosa per cui la Chiesa dovrebbe chiedere perdono. Ed accettare con umiltà il fatto che, a causa della nostra veemenza, abbiamo stigmatizzato la storia di un popolo che merita tutto il nostro rispetto, per quanto indegni siano stati i sacerdoti e gli anziani che ha avuto nel primo secolo.
Ma a quanto detto bisogna aggiungere qualcosa che è decisivo: il Vangelo non è stato scritto per fomentare il disprezzo o il risentimento contro i giudei. O contro nessuno. Il Vangelo è la memoria di Gesù e della sua presenza nella comunità cristiana. Questa memoria e questa presenza ci dicono che anche noi cristiani, il popolo ed i suoi dirigenti, possiamo pensare di essere i nuovi proprietari della vigna del Signore, poiché (presumibilmente) è stata consegnata a noi. No. Nessuno è padrone della vigna. Il padrone è solo Dio. E da noi esige che coltiviamo con attenzione e sforzo questa vigna. Ma di fatto non l’abbiamo troppo abbandonata e molto mal coltivata?

Fonte:https://www.ildialogo.org/