Don Paolo Zamengo”Una storia d’amore “

XXVII TEMPO ORDINARIO – 4 ottobre 2020

Una storia d’amore    Mt 21, 33-43

Questa è una storia d’amore: l’amore per la sua vigna, l’amore di Dio per il suo popolo. Il padrone ha esaurito tutte le risorse della sua immaginazione e del suo cuore per assicurare alla vigna un raccolto di qualità. L’ha affidata a operai da lui scelti, gente di esperienza, di fiducia. 

Di questi operai il padrone si fida ciecamente, li investe della sua autorità contento che, nel tempo, siano essi a gestire la sua terra e rendere sempre più fiorente la sua vigna. E’ allora che le cose improvvisamente cambiano. 

Gli operai si sentono ben presto talmente a loro agio che oppongono delle riserve quando devono portare al padrone il raccolto. Oltrepassano ogni limite uccidendo uno dopo l’altro i servi inviati dal padrone. È una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, con personaggi cattivi e feroci. L’aria attorno a Gesù si è fatta cattiva: e lui sta parlando a chi prepara la sua morte.

Ma questa è davvero una storia d’amore. Come reagisce il padrone? Il padrone continua a fidarsi. Dà l’impressione di non avere il coraggio di credere a tanta cattiveria e invia un numero crescente di servi sperando che, alla fine, toccati dalla sua pazienza, i vignaioli finiscano per consegnare il frutto della sua vigna.

Anzi fa ancora di più, perché questa storia è veramente una storia d’amore. Il padrone arriva fino alla follia dell’amore. Si fida ancora e manda suo figlio. Ma è proprio quando l’amore giunge al suo culmine che l’incomprensione, l’ingordigia e la violenza toccano il punto di non ritorno. 

“Ecco il figlio. Uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”.  Il padrone aveva scelto di fidarsi fino alla fine. Mai aveva messo in discussione la fiducia accordata. E più manifestava amore, più cresceva  negli operai la presunzione e la cecità. 

Non hanno saputo vedere  il suo amore? 

La storia d’amore poteva finire qui e la morte del figlio avrebbe segnato il tragico confine tra il massimo del candore e la più cocente delusione. Una  morte violenta, tragica conclusione di una storia d’amore. 

Non fu così perché il padre fece instancabilmente ricominciare la storia d’amore. Coloro che avevano abusato della fiducia sono messi da parte e la vigna viene affidata ad altri vignaioli con la speranza che davvero questa volta lavoreranno onestamente. La storia riprende e in meglio. 

La storia di amore e di tradimenti tra uomo e Dio non si conclude con un fallimento, ma con una vigna viva e una ripartenza fiduciosa. I nuovi operai sono sconosciuti e tutto quello che sono l’hanno ricevuto dalla fiducia dal padrone che avrebbe mille ragioni per non fidarsi più di nessuno.  

Ma questa è veramente una storia d’amore. Dio è un innamorato impenitente. Ricomincia sempre senza sosta. Non è mai stanco di dare fiducia, sempre gratuitamente, sempre più candidamente. Perché lui sa che solo l’amore non passerà mai, che solo l’amore, invincibile, finirà per trionfare.