P. Gaetano Piccolo S.J. Commento XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Is 25, 6-10; Sal.22; Fil 4, 12-14. 19-20; Mt 22, 1-14.

«Nasca in te la carità, se non è ancora nata,

e se già è nata, venga allevata, venga nutrita e cresca».

Sant’Agostino, Discorso 90, 6

Preparare una festa

Da un po’ di tempo si sente parlare sempre più spesso del wedding planner, un professionista che assiste le coppie nell’organizzazione della festa di matrimonio. L’ingresso di tale nuovo personaggio potrebbe rivelare una cultura che mette in primo piano l’immagine, la moda, l’adeguarsi agli stereotipi, quegli standard che è bene conoscere per evitare critiche pungenti. Eppure, a ben guardare, si tratta di una figura che stravolge il senso culturale del banchetto, del pranzo offerto per festeggiare un momento importante.

Momento di condivisione

Preparare una festa di matrimonio è faticoso, impegnativo e dispendioso anche in termini economici. Ma è lì che c’è tutto il valore simbolico di quell’evento: mangiare insieme vuol dire permettere agli altri di condividere la propria felicità. Condividere la tavola sottolinea la familiarità e la confidenza. Per questo il capitolo “ospiti da invitare” ha una rilevanza decisiva e non dovrebbe essere una mera formalità. Si tratta di rispondere a una domanda fondamentale: con chi voglio fare festa? A chi do importanza? Verso chi nutro sentimenti di gratitudine?

Il cibo come la vita

Nel cibo consumato c’è simbolicamente la vita degli sposi, quella vita di cui, in qualche modo, ci si priva al fine di condividerla con gli altri. Questa dinamica è molto evidente nel noto film Il pranzo di Babette, dove la protagonista spende tutta la sua vincita a una lotteria per organizzare un pranzo con l’intento di esprimere la sua gratitudine a coloro che l’hanno accolta in fuga da Parigi, ritornando così nella sua condizione di povertà.

L’invito di Dio

Forse tutti questi elementi ci aiutano a comprendere meglio le letture di questa domenica, in cui contempliamo i gesti e le attenzioni di Dio nella preparazione di questo banchetto nuziale per tutti i popoli. In questo banchetto c’è l’invito di Dio a condividere una relazione intima con Lui. Gli uomini e le donne di ogni tempo sono coloro con cui Dio vuole condividere l’esistenza. E in questo pranzo di nozze, Dio si spreca, non bada a spese, ci aspetta, continua a chiamarci nonostante le nostre resistenze e il nostro rifiuto. Sì, perché uno dei rischi nella preparazione di una festa è quello di rimanere soli. Proviamo a pensare come si possa sentire una persona che ha organizzato un grande banchetto con tutto quello che aveva e si ritrova senza nessuno che abbia voglia di condividere la sua vita.

Il rifiuto possibile

Invitare a una festa, espone sempre al rischio del rifiuto. E Dio, con noi, è disposto anche a correre questo rischio. Se questo banchetto è la vita piena a cui Dio ci chiama, non tutti sono disposti a viverla. Alcuni preferiscono mangiare altrove, altri preferiscono badare alle proprie cose, si chiudono in una mera autoreferenzialità, pensano ai propri affari, non sono interessati alla condivisione, nell’illusione di poter essere felici chiudendosi dentro il proprio egoismo. Quelli che non vanno al banchetto della vita sono forse coloro che sono divorati dalla gelosia oppure quelli che non vogliono avere niente a che fare con gli altri.

Ospiti falsi

Ma il Vangelo ci mette davanti anche un altro atteggiamento: quello di coloro che partecipano al banchetto, ma lo fanno con un cuore falso. Sono coloro che pensano di nascondere dietro un’esteriorità ordinaria i sentimenti che nutrono verso lo sposo e verso gli altri ospiti. Sappiamo bene che dietro i sorrisi degli ospiti si nascondono molto spesso le critiche. Purtroppo lo vediamo anche nella Chiesa, e forse Gesù si riferisce proprio alla comunità dei credenti: al di là dell’osservanza esteriore, viviamo veramente il Vangelo nel profondo del cuore? Altrimenti saremo come l’invitato che non porta l’abito delle nozze, cioè colui che non ha uno spirito adeguato alla festa. Commentando questo brano, sant’Agostino dice che si tratta dell’abito della carità, un abito interiore, altrimenti i servi si sarebbero accorti dell’inadeguatezza e non avrebbero ammesso quell’ospite. Si tratta di un abito interiore che solo lo sguardo del padre può riconoscere e giudicare. Tutti dunque siamo chiamati a questa festa della vita, ma le nostre risposte sono molto diverse.

Leggersi dentro

– La tua vita ha le caratteristiche di una festa a cui sei chiamato a partecipare?

– Che cosa ti impedisce oggi di prendere parte pienamente al banchetto che Dio prepara anche per te?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va/