Tonino Lasconi”Buoni cristiani, bravi cittadini”

XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 2020

Non si può servire a due padroni perché il Signore è uno solo «e non ce n’è altri».

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Forse non c’è frase del Vangelo sulla quale ci si sia scervellati così tanto per capire cosa Gesù volesse insegnare sul rapporto tra fede e politica, cioè tra fede e vita: il fondamento della vita cristiana. Tanto studiata, tanto discussa, tanto tirata da una parte e dall’altra, ma senza che si sia arrivati a una spiegazione che soddisfi tutti. Perciò lasciamola alla libera interpretazione, anche a quella secondo la quale Gesù ha voluto semplicemente evitare con una battuta geniale la “malizia degli ipocriti” che speravano di farlo compromettere o con la gente, o con i romani.

È invece chiarissimo che Gesù non voleva dire che abbiamo due padroni ai quali “rendere il tributo”, Dio e lo Stato (Cesare); per cui a Dio preghiera, riti, devozioni; e allo lo Stato leggi della vita sociale, della politica, dell’economia. Non poteva intendere questo dualismo, perché avrebbe contraddetto tutto il suo messaggio e la sua testimonianza. Eppure, purtroppo, questa interpretazione, spesso vincente e ancora molto frequentata, ha prodotto e produce o cristiani che pregano tanto ma passano con il semaforo rosso, oppure cittadini che scambiano per Vangelo le leggi dello Stato. Quali sono nel giusto? Né gli uni, né gli altri, perché i primi tengono la corona del rosario in mano ma non rispettano le leggi; e i secondi, se il governo legifera di prendere a calci i senza tetto, lo fanno perché c’è la legge dello Stato.
Sbagliano gli uni e gli altri, perché il Signore è uno solo e «non ce n’è altri». Quale può essere allora l’indicazione giusta? Interpretando la risposta di Gesù agli ipocriti maliziosi in armonia con il suo vangelo direi: vivere rendendo tutto all’unico Dio, anche quello sul quale può intervenire Cesare.

La “moneta del tributo” che Gesù ci chiede di fargli vedere è la vita, vissuta in una società regolata da norme stabilite da Cesare. Esse vanno rispettate, ma soltanto se non contraddicono e non snaturano il dono del Signore. Altrimenti vanno rifiutate e combattute. Sbagliano perciò i cristiani che si uniscono al coro di coloro che dicono che la Chiesa non si deve impicciare di ciò che riguarda lo Stato, per cui se il governo permette il divorzio, l’aborto, il suicidio assistito, l’eutanasia…: “Si può fare, perché c’è la legge!”. Ragionare così significa finire inevitabilmente a giustificare anche le stragi del nazismo e del comunismo. “Ho obbedito alle leggi”, si giustificavano i massacratori.

Tutto è di Dio, che ha affidato tutto all’intelligenza delle sue creature, che devono adoperarsi affinché tutto risponda al suo progetto di giustizia, misericordia, fedeltà. Questo significa essere credenti non esteriormente come i farisei, che non saltavano una cerimonia del tempio (potremmo dire oggi: non perdevano una Messa…), ma «trasgredivano la giustizia, la misericordia e la fedeltà, divorando le case delle vedove» (attualizzando: non rispettavano le disposizioni anti Covid-19…).

I problemi sorgono quando le leggi di Cesare non corrispondono a quelle di Dio, perché i credenti non possono dimenticare quello che Dio dice dell’imperatore Ciro: «Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri». Non è Ciro (Cesare) a portare Dio dove vuole, ma è il Signore a prenderlo per la destra e a guidare la storia. Quando non è così, è necessario il coraggio di contrapporsi. Meglio, però, prevenire gli sbagli di Cesare (dello Stato) con l’impegno politico. Ecco perché Papa Francesco esorta: «Nessuno di noi può dire: “Ma io non c’entro in questo, sono loro che governano…”. No, no, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio, partecipando alla politica come posso” (Messa celebrata a Santa Marta il 16 settembre 2020).

Fonte:https://www.paoline.it/



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