Don Marco Ceccarelli

Don Marco Ceccarelli Commento XXX Domenica Tempo Ordinario

XXX Domenica Tempo Ordinario “A” – 25 Ottobre 2020
I lettura: Es 22,20-26
II lettura: 1Ts 1,5-10
Vangelo: Mt 22,34-40

  • Testi di riferimento: Es 23,9; Lv 19,18.33-34; 25,35; Dt 6,5; 10,12.19; 30,6; Gs 22,5; Sal 34,7;
    72,12; 86,15; Mt 5,19-20.43-45; 7,12; 19,19; 23,23-24; Lc 7,47; Rm 13,9-10; 15,2; 2Cor 5,14; Gal
    5,14; 6,10; 1Tm 1,15; Gc 2,8; 5,4; 1Gv 3,17; 4,7-11.19-21; 5,2-3
  1. Un’altra “tentazione”. Si tratta della terza disputa teologica a cui Gesù viene sottoposto in quanto
    “maestro. Infatti tutti e tre i dialoghi iniziano con didaskale! (vv. 16.24.36). E la cosa da non lasciarsi sfuggire è che Gesù non si sottrae da tali dibattiti. L’insegnamento riguardo alla retta dottrina per Gesù non è marginale. Dunque, dopo l’interrogazione riguardo al tributo a Cesare, e quella sulla
    risurrezione dei morti, nel brano di Vangelo odierno Gesù viene di nuovo “messo alla prova” da
    parte dei farisei. Anche se non è ben chiaro in cosa consista la loro malizia (vedi però sotto), è ovvio che gli interlocutori di Gesù intendevano coglierlo in fallo riguardo una non facile questione
    esegetica. La malizia è accentuata dal fatto che i farisei avrebbero dovuto ammirare Gesù dopo che
    egli «aveva chiuso la bocca ai sadducei» (v. 34) riguardo la fede nella risurrezione, appoggiando
    così ciò che i farisei stessi sostenevano. E invece, come già si era notato nel Vangelo di domenica
    scorsa, si simpatizza perfino con degli avversari pur di far fuori un personaggio scomodo come Gesù.
  2. Il più grande dei comandamenti. La domanda rivolta a Gesù non è oziosa. Bisogna tenere presente che nella “Legge”, cioè nei primi cinque libri dell’Antico Testamento che per gli ebrei funzionano come una specie di corpo legislativo, si trovano 613 comandamenti. È chiaro quindi che per essere in grado di rispondere a tale domanda occorreva avere una preparazione non comune. Soltanto
    gli esperti della Torah, (come colui che rivolge la domanda a Gesù), soltanto chi aveva condotto
    studi specialistici poteva osare addentrarsi in tali questioni. E, probabilmente, si riteneva che Gesù –
    lui che si atteggiava così tanto a maestro – non avesse la competenza necessaria per dare una risposta pertinente. In questo dunque appare la malizia dei farisei.
  3. “Amerai”.
  • La risposta di Gesù, lungi dall’essere ovvia, ha qualcosa di geniale. La sua grande perizia si mostra nell’individuare, fra tutti i 613 comandamenti, gli unici due che contengono il verbo “amare”.
    Infatti, per quanto possa sembrare strano, in nessuno di essi si usa tale verbo se non in Lv 19,18
    (“amerai il tuo prossimo”) e Dt 6,5 (“amerai il Signore Dio tuo”). Gesù mostra così una incredibile
    competenza riguardo alla Torah. Certamente pratiche riguardo l’amore e il rispetto per Dio e per gli
    altri sono comandate da tanti precetti. Ma il verbo amare è riservato esplicitamente soltanto a questi
    due. Nemmeno nei cosiddetti dieci comandamenti esso appare. L’accento cade dunque su “amerai”.
    Questa è la cosa fondamentale e, se vogliamo, innovativa. Tutto dipende all’amore. Tutti gli altri
    comandamenti dipendono dall’amore con cui si adempie la legge. Non significa che i precetti della
    legge non contino nulla; infatti Gesù ha detto: «Chi trasgredisca uno di questi precetti più piccoli …
    sarà chiamato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,19). Ma anche l’osservanza dei comandamenti più
    piccoli si dà in presenza dell’amore. Si può filtrare il moscerino ingoiando il cammello (Mt 23,23-
    24). Questo è un pericolo sempre presente. Si può essere estremamente scrupoloso nelle piccole cose, e sorvolare allegramente su quelle fondamentali. Tutti i comandamenti sono importanti, ma ce
    ne sono alcuni più importanti di altri.
  • In Mt il verbo amare (agapao) appare solo 8 volte. In 6,24 e 19,19 l’amore richiesto è in relazione
    al rapporto con le ricchezze. Non si può amare Dio se si ama anche qualcos’altro. L’amore implica
    totalità. C’è osservanza della legge solo se essa è fatta per amore. Per questo il giovane ricco può
    affermare di aver adempiuto i comandamenti e tuttavia non avere la vita eterna.
  1. “È appesa la Legge e i Profeti” (v. 40). Che i due comandamenti citati da Gesù fossero i più importanti poteva essere certamente condivisibile dai farisei e non solo. Ma questa affermazione che
    egli aggiunge fa di quei due comandamenti qualcosa di più. Non solo essi sono i più importanti; ma
    tutta la Legge è “appesa” (krematai) ad essi. Capiamo bene che se qualcosa è appesa ad un’altra,
    questa regge la prima. Come un soffitto regge il lampadario. Senza il soffitto non c’è nemmeno il
    lampadario. Dunque non si può dire: anche se non adempio i due comandamenti più importanti
    adempio tutti gli altri. Perché senza quei due nemmeno gli altri ci sono. Questo è il punto chiave
    dell’insegnamento di Gesù, e quello che mette in crisi la mentalità farisaica. Per essi ciò che contava
    era la stretta osservanza della norma; si è graditi a Dio se si adempiono formalmente determinate
    prescrizioni. Ma qui Gesù dice che niente della Torah e niente di quello che hanno insegnato i profeti sussiste se mancano questi due elementi, come un lampadario non sussiste se manca il soffitto.
    Quello che sostiene l’adempimento dei comandamenti è che essi siano osservati per amore, a Dio o
    al prossimo. Questo non è così scontato. Si può osservare la legge semplicemente per amore a se
    stessi, cioè per convenienza, per vanagloria, per paura, ecc. (cfr. 1Gv 4,18). Quello che dà senso
    all’osservanza dei comandamenti è l’amore. Per questo anche la giustizia superiore presentata da
    Gesù nel discorso della montagna viene giustificata con l’amore, con l’imitazione di Dio che ama
    tutti (Mt 5,43-45). Senza amore non c’è osservanza della Torah, anche se in apparenza essa viene
    osservata. Dall’adempimento della Torah viene la vita per l’uomo (Mt 19,16-17), ma in realtà la vita viene dall’amore, perché senza di esso non c’è osservanza della legge. Per questo Gesù dice
    “vendi quello che hai e seguimi” (Mt 19,21), perché lui va amato con tutto il cuore. È
    dall’obbedienza a Dio per amore che ci viene la vita.
  2. Tutto è appeso all’amore.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/

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