Don Paolo Zamengo

Don Paolo Zamengo”I santi della porta accanto “

I santi della porta accanto     Mt 5,1-12a

Mi commuove il fatto che la festa di “tutti i santi” sia vicina al giorno dei morti e quasi non c’è confine. Non solo, ma oggi dovremmo allargare le chiese, eliminare i muri troppo stretti, se no come facciamo a farli stare tutti?  

Perché sono senza numero i santi ufficiali e quelli della santità anonima, della santità della vita quotidiana, sono ancora di più. Senza essere papi o vescovi, preti, religiosi o suore, o anche re o regine o personaggi importanti, ma semplicemente gente comune, anonima, quelli della porta accanto, gente normalmente vestita, vissuta in case normali, in lavori normali, in situazioni normali.

Perché la santità non sta nella straordinarietà della vita e forse nemmeno nella straordinarietà dei miracoli. La santità non è il frutto di una scalata eroica per la quale ci vuole chissà quale forza e quale coraggio. La santità è un dono, la santità prima di tutto è un dono.

I Santi che hanno vissuto e vivono le beatitudini del vangelo nella concretezza, nella normalità della loro storia, sono un dono.   Mi pare di sentirli parlare con me e mi raccontano cosa hanno creduto. 

“Credo in Dio e credo nell’uomo, immagine di Dio. Credo negli uomini, nel loro pensiero, nel valore della loro sterminata fatica. Credo nella vita come dono e come durata, come possibilità illimitata di elevazione. Credo nella gioia: la gioia di ogni stagione, di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni volto, di ogni raggio di luce frutto dell’intelligenza, dei sensi e del cuore. Credo nella famiglia da cui siamo nati e nella famiglia che abbiamo scelto per vivere nel mondo.

Credo nel dovere di servire il bene comune perché giustizia, libertà e pace sono il fondamento della vita comunitaria. Credo nella possibilità di una grande famiglia umana e nell’unità dei cristiani come  ha pregato Gesù. Credo nella gioia dell’amicizia, nella fedeltà e nella parola degli uomini. 

Credo in me stesso e nella capacità che Dio mi ha dato, perché posso sperimentare la più grande fra le gioie che è quella del donare e del donarsi. In questa fede ho vissuto, per questa fede ho lottato e con questa fede mi sono addormentato in attesa del grande, gioioso risveglio”

Mi è sembrato di ascoltare così l’eco della loro voce. A volte mi sembra di ascoltare le beatitudini e di vederle dal vivo, dalle immagini che mi rimanda la vita. Tra le tante immagini che mi hanno colpito una viene da Assisi, dove papa Francesco ha firmato, sull’altare,  un grande sogno “Fratelli tutti”.  E poi, qualche giorno dopo, ho visto un ragazzo di 15 anni, Carlo Acutis, portato tra gli angeli. 

Accadevano e accadono, le beatitudini. Accade la santità del quotidiano. Della gente senza distinzioni. Mi piace che la festa di tutti i santi sia unita a quella dei nostri morti. E allora vi invito tutti a visitare non solo i cimiteri  ma a visitare i luoghi dove i vostri cari sono vissuti. La casa, i muri, le stanze, il tavolo, la lampada, i tanti frammenti  cui è legato con voi qualcosa di loro. Voi mi capite, sono le reliquie, le loro preziose reliquie che ci parlano. 

Forse ci fa bene ricordare le parole dell’angelo alle donne il mattino di Pasqua: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. I nostri morti sono semplicemente al di là di una sottile parete di luce. Io li sento camminare. Io sento te, Signore, ma sento anche loro, camminare dietro questa sottile parete di luce.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: