mons.Roberto Brunelli

mons.Roberto Brunelli”Invitati a una festa senza fine”

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (08/11/2020)

Vangelo: Mt 25,1-13

Ancora tre settimane, e finirà l’anno liturgico. Come ogni anno, le ultime domeniche invitano a guardare avanti, a quando finirà la nostra presenza in questo mondo. In altre parole, esse hanno per tema la vigilanza, cioè la necessità di essere pronti all’incontro con Colui che è la meta del cammino della vita. Dell’argomento parla oggi la nota parabola delle dieci vergini (Matteo 25,1-13), da intendere come le damigelle di nozze, le quali sono in attesa dello sposo, che non si sa quando arriverà. Cinque di esse sono accorte e si premuniscono, in caso di attesa prolungata: così accade, tanto che tutte si appisolano; quando poi nel pieno della notte lo sposo arriva, le cinque accorte possono accendere le loro lampade ed entrare con lui alla festa. Le altre invece scioccamente non si sono portate olio a sufficienza; ne vanno a comperare, ma al ritorno la porta della casa in festa è ormai chiusa.

Il significato del raccontino è trasparente: lo sposo è Dio; le dieci ragazze siamo tutti noi; l’olio è la fede, con le opere che essa ispira. Il momento è supremo, decisivo, senza la possibilità di “esami di riparazione”: soltanto chi ha l’olio e quindi è pronto, ha il “pass” per la festa della vita senza fine.

Questo il messaggio centrale della storia, ma anche i particolari sono illuminanti. Lo sposo non si sa quando arriverà, ma si sa che di certo arriverà, e forse prima di quanto si possa pensare; dunque bisogna mettersi subito nelle condizioni di accoglierlo. Le cinque ragazze che al momento buono si trovano senza olio ne chiedono alle altre, le quali però rifiutano: può sembrare un atteggiamento negativo, privo d’amore, ma non è così; il particolare vuole ricordare che nessuno può essere vigilante, praticare la fede, amare Gesù al posto di un altro. Questo è un affare strettamente personale, è un assegno “non trasferibile”.

Significativo è anche, nella parabola, il particolare che esprime il rapporto tra lo sposo e chi è pronto ad entrare nella sua casa: è lo stesso preannunciato dai profeti e celebrato in quell’incantevole libretto della Bibbia che è intitolato “Cantico dei cantici”. La parabola non parla della sposa, e gli antichi commentatori l’hanno spiegato così: le ragazze sono tutti i cristiani, quelli pronti per lo sposo sono la sposa, con la quale il Signore stipula un patto d’amore entusiasmante e imperituro, di cui il patto terreno tra marito e moglie davvero innamorati è soltanto una pallida immagine.

In questa prospettiva è dunque opportuno riflettere, fare ricorso a tutta la saggezza possibile, per costruire bene la “casa” della propria vita. Il confronto tra le cinque ragazze sagge e le cinque stolte ricorda la conclusione del cosiddetto discorso della montagna, compreso anch’esso nel vangelo secondo Matteo (capitoli 5-7): saggio è chi costruice la propria casa sulla roccia, sicché nessuna catastrofe la può intaccare; stolto è invece chi costruisce sulla sabbia, dove basta un’alluvione per spazzarla via.

A proposito della vita futura, confortanti parole ci offre anche la seconda lettura (1Tessalonicesi 4,13-18). Scrive l’apostolo Paolo: “Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come chi non ha speranza. Se crediamo infatti che Gesù è morto e risorto, così Dio (Padre), per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti”. Ma non per continuare a vivere come pensavano i pagani di allora, una vita umbratile nel buio sotterraneo dell’Averno: la parabola di oggi prospetta l’eternità come una festa perenne, in piena luce, con la gioia di avere ritrovato gli amici e godere della visione beatifica del comune Signore.

La prospettiva finale dev’essere ben chiara, perché vale anche a guidare la vita presente, troppo spesso amareggiata dalle difficoltà e dimentica che oltre ad esse ben altro, per dono di Dio, la vita ci riserva.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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