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Essere sempre pronti per l’incontro con l’Amore, che viene dall’infinito e ci chiede di fare pochi passi per restare sempre con Lui

Rito Romano

XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 8 Novembre 2020

Sap 6,12-16; Sal 62; 1 Ts 4,13-18 [4,13-14]; Mt 25,1-13

Rito Ambrosiano

Is 24, 16b-23; Sal 79; 1Cor 15,22-28; Mc 13,1-27

Domenica I di Avvento – ‘La venuta del Signore’ – Anno B

1) La prudenza permette di camminare con l’Amore.

E’ essere realisti quando si riconosce che la nostra vita terrena è fragile. Come non riconoscerci nella brevissima poesia del poeta italiano Giuseppe Ungaretti: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, che ho già citato nel commento al vangelo di domenica scorsa. Se abbiamo la grazia di credere, viviamo questa caducità non come frustrazione da evitare cercando di gustare l’attimo presente. Per il Cristiano la vita, per fragile che sia, è vigilanza, attesa di un incontro e pellegrinaggio verso la Vita vera ed eterna. Senza la prospettiva di un incontro pieno di significato e portatore di eternità, il senso della vita viene sconvolto: la vita cede alla frenesia per nascondere la disperazione.

Per aiutarci a vivere questa vigilanza che si fa cammino di festa , il Vangelo di oggi ci propone la parabola delle dieci vergini invitate ad una festa di nozze, simbolo del Regno dei cieli, della vita eterna. E’ un’immagine felice, con cui però Gesù insegna una verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l’olio. Che cosa rappresenta questo “olio”, indispensabile per camminare con lo sposo ed essere ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino (cfr Discorso 93, 4) vi legge un simbolo dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere.

Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena (cfr Mt 25,31-46). E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita.

Se, da una parte, l’accento è posto sulla necessità di essere pronti per non essere esclusi dalla festa nuziale, dall’altra, è richiamato che l’attesa vigilante e prudente riguarda la venuta del Cristo glorioso, applicando a lui l’immagine dello sposo che l’Antico Testamento utilizza per Dio.

Raccontando di un gruppo di dieci vergini, che si dividono in due categorie: cinque sono sagge e cinque sono stolte come coloro che costruiscono sulla roccia o sulla sabbia (cfr. Mt 7,24-27), San Matteo fa riferimento al modo in cui si svolgevano le nozze tra gli Ebrei del tempo di Gesù, che implicavano anche un corteo di giovani donne (il termine vergine qui ha questo senso), che accompagnava gli sposi, di solito verso sera (ciò spiega l’impiego delle lampade).

Lo sposo si recava nella casa paterna della futura moglie per portarla nella sua, ma prima doveva concludere con il padre di lei gli accordi del contratto nuziale. Poteva accadere che ci fossero ancora negoziati da concludere e che le cose andassero per le lunghe. Le cinque vergini sagge mostrano di essere previdenti e pronte ad affrontare ogni evenienza, portando con sé dell’olio per alimentare le loro lampade, nel caso l’attesa fosse diventata più lunga del previsto.

Ciò che distingue i due gruppi di vergini non è la vigilanza, ma la prudenza nel prevedere l’imprevisto: infatti il brano del Vangelo ci racconta che si assopirono tutte e si addormentarono, quando l’eventualità del ritardo si verificò.

Perché alcune furono prudenti ed altre no? Non fu solo questione di buon senso, ma di amore.

E’ l’amore la virtù con cui si vive l’attesa vigile e prudente. Se si aspetta intensamente ardentemente chi si ama, ci si predispone a tutto e si provvede a tutti gli accorgimenti necessari, agli strumenti e ad ogni altro particolare affinché questa attesa si realizzi al meglio e si compia nell’incontro con lo Sposo.

Proprio come l’atteggiamento di queste vergini prudenti e avvedute, che attendono lo sposo con le lampade accese, dopo aver provveduto ad avere una scorta d’olio. Diversamente dalle cinque ragazze stolte, loro hanno preso ogni misura cautelativa, perché innamorate dello sposo che attendono. Anche se il sonno le sorprende, loro hanno già prudentemente provveduto all’acquisto dell’olio appunto per non rischiare di non poter incontrare lo Sposo, aggiungendo la loro luce a quella di Cristo e camminando con Lui verso la festa nuziale. Se non fossero state motivate dall’amore, non avrebbero provveduto a rifornirsi di olio e sarebbero state senza la luce dell’amore. Solo l’amore nei confronti di Cristo, lo Sposo che viene per introdurci nel suo Regno ci motiva ad un’attesa prudente, operosa e assidua, ed anche priva di ogni timore, perché anche se il corpo dorme, il cuore veglia.

2) L’olio della lampada è l’amore.

Va tenuto presente che è lo Sposo che ama per primo, l’attesa non è causa dell’incontro, ma esso non si realizza senza l’attesa che il cuore vigile tiene viva. Teniamo desta questa attesa anche pregando: “O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua. Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. Quando nel mio letto di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali” (Sal 62 – Salmo responsoriale della Messa di oggi)

Ma perché il cuore delle vergini prudenti per quanto aperto nell’attesa dello Sposo, è chiuso alla condivisione dell’olio con le altre ragazze, che lo chiedono loro con preoccupata insistenza?

Ne propongo un’interpretazione spirituale: “La lampada è comune a tutte le vergini, l’olio che le une rifondono è dono che esse hanno accolto da Colui che lo accresce. Ogni vergine deve amorosamente alimentare il rapporto con colui che viene, prima che l’olio dell’amore venga meno. Per questo non può essere trasferito dall’una all’altra, può essere solo ricevuto da chi può darlo a tutti. L’olio del rapporto d’amore non può essere acquistato e vissuto per interposta persona. Lo dona lo Sposo che ne è la riserva e che lo travasa in vasetti piccoli. La cosa importante non è averne molto, ma vigilare perché non venga meno e la lampada resti accesa fino all’arrivo dello sposo” (D. Mongillo, Per lo Spirito in Cristo al Padre, Bose, Ed. Qiqajon, 2005 pag. 16-19).

Naturalmente la frase del Vangelo di oggi: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, non si rivolge solo alle persone chiamate alla verginità. E’ valida per tutti i cristiani e per tutti tempi. La vigilanza va intesa come un atteggiamento vitale complessivo fatto di desiderio e attenzione, di amore operoso e di speranza.

Le vergini sagge sono quelle persone che, cogliendo il momento favorevole in cui sono su questa Terra per fare delle opere buone, si sono preparate per presentarsi alla venuta del Signore. Le stolte sono quelle persone, disattente e ottuse, che si curano solo delle cose presenti e, dimentiche delle promesse di Dio, non tengono viva la speranza della risurrezione.

Un esempio di come vivere l’esistenza quotidiana, in casa o a lavoro, ci viene dalla vergini consacrate.

Con il dono totale di se stesse a Cristo-Sposo, queste donne mostrano che si può vivere la vita come attesa, facendo della giornata, del lavoro, delle occupazioni, un passo verso l’Infinito, ossia con il corpo a terra ma con l’anima in cielo. Questa consacrate ci testimoniano che ci si può “preoccupare” solo di Cristo e la loro unica “preoccupazione” è essere donne di preghiera che guardano in Alto, dove regna gioia.

E’ lo specifico della loro vocazione come lo ricorda la preghiera che il Vescovo fa su di loro il giorno della consacrazione: “Ascolta, o Dio, la preghiera della tua Chiesa e guarda con bontà queste tue figlie; tu che le hai chiamate per un disegno di amore, guidale sulla via della salvezza eterna, perché cerchino sempre ciò che a te piace e con fedeltà assidua e vigilante lo portino a compimento. Per Cristo nostro Signore” (Rituale della consacrazione delle Vergini, n 34)

Lettura Patristica

Sant’Ilario di Poitiers (ca 310 – 367)

In Matth. 27, 3-5

” Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini ” (Mt 25,1), e il seguito. E’ dopo le affermazioni precedenti che si può comprendere anche la ragion d’essere di questo brano. Esso si riferisce interamente al gran giorno del Signore, in cui i segreti dei pensieri degli uomini saranno rivelati (cf. 1Cor 3,13) dall’indagine del giudizio divino e in cui la fede verace nel Dio che si attende avrà la soddisfazione di una speranza non incerta. Infatti, nella contrapposizione delle cinque sagge e delle cinque stolte, è definita in maniera lampante la divisione di credenti e increduli, a esempio della quale Mosè aveva ricevuto i dieci comandamenti consegnati su due tavole (cf. Es 32,15). Difatti, era necessario che essi fossero consegnati interamente su due tavole, e la doppia pagina, spartendo tra la destra e la sinistra ciò che era proprio di esse, contrassegnava la divisione dei buoni e dei cattivi, sebbene essi fossero riuniti sotto uno stesso testamento.
Lo sposo e la sposa sono Dio nostro Signore in un corpo, poiché la carne è per lo Spirito una sposa, come lo Spirito è uno sposo per la carne. Quando, alla fine, la tromba suona la sveglia, si va incontro allo sposo soltanto, perché i due erano ormai uno, per il fatto che l’umiltà della carne aveva attinto una gloria spirituale. Ma dopo una prima tappa, noi, adempiendo i doveri di questa vita, ci prepariamo ad andare incontro alla risurrezione dai morti. Le lampade sono la luce delle anime risplendenti che il sacramento del Battesimo ha fatto brillare. L’olio (cf.Mt 25,3) è il frutto delle opere buone. I piccoli vasi (cf. Mt 25,4) sono i corpi umani, nelle cui viscere dev’essere riposto il tesoro di una coscienza retta. I venditori (cf. Mt 25,9) sono coloro che, avendo bisogno della pietà dei credenti, danno in cambio la mercanzia che è loro richiesta, cioè che stanchi della loro miseria, ci vendono la coscienza di una buona azione. E’ essa che alimenta a profusione una luce inestinguibile e che occorre comprare e riporre mediante i frutti della misericordia. Le nozze (cf. Mt 25,10) sono l’assunzione dell’immortalità e l’unione della corruzione e dell’incorruttibilità secondo un’alleanza inaudita. Il ritardo dello sposo (cf. Mt 25,5) è il tempo della penitenza. Il sonno di quelle che attendono è il riposo dei credenti e la morte temporale di tutto il mondo al tempo della penitenza. Il grido in mezzo alla notte (cf. Mt 25,6) è, in mezzo all’ignoranza generale, il suono della tromba che precede la venuta del Signore (cf. 1Ts 4,16) e che sveglia tutti perché si esca incontro allo sposo. Le lampade che vengono prese (cf. Mt 25,7) sono il ritorno delle anime nei corpi e la loro luce è la coscienza risplendente di una buona azione, coscienza che è racchiusa nei piccoli vasi dei corpi.

Le vergini sagge sono le anime che, cogliendo il momento favorevole in cui sono nei corpi per fare delle opere buone, si sono preparate per presentarsi per prime alla venuta del Signore. Le stolte sono le anime che, rilassate e negligenti, si sono curate solo delle cose presenti e, dimentiche delle promesse di Dio, non sono arrivate fino alla speranza della risurrezione. E poiché le vergini stolte non possono andare incontro con le loro lampade spente, domandano in prestito alle sagge dell’olio (cf. Mt 25,8). Ma quelle risposero che non potevano darne loro, perché forse non ce ne sarebbe stato abbastanza per tutte (cf. Mt 25,9), il che vuol dire che nessuno deve appoggiarsi sulle opere e sui meriti altrui, perché è necessario che ognuno compri olio per la propria lampada. Le sagge le invitano a tornare indietro a comprarne, qualora obbedendo sia pure in ritardo alle prescrizioni di Dio, esse si rendano degne d’incontrare lo sposo con le loro lampade accese. Ma mentre esse indugiavano, entrò lo sposo e, insieme a lui, le sagge velate e munite della loro lampada tutta pronta entrano alle nozze (cf. Mt 25,10), cioè penetrano nella gloria celeste appena giunto il Signore nel suo splendore. E poiché non hanno piú tempo per pentirsi, le stolte accorrono, chiedono che si apra loro la porta (cf. Mt 25,11). Al che lo sposo risponde loro: ” Non vi conosco ” (Mt 25,12). Esse, infatti, non erano state là per compiere il loro dovere verso colui che arrivava, non si erano presentate all’appello del suono della tromba, non si erano aggiunte al corteo di quelle che entravano, ma, per il loro ritardo e il loro comportamento indegno, avevano lasciato passare l’ora di entrare alle nozze.

Fonte:http://francescofolloit.blogspot.com/


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