MARCO FERRARI”Antipasto della buona notizia”

Il banchetto II di Avvento

La Sacra Scrittura è ricca di immagini che ci parlano del mistero di Dio e del suo farsi vicino. Fra queste, per annunciare la gioia della salvezza per tutto il creato e per tutti gli uomini, spicca la metafora di Isaia che ci parla di un “banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (25,6) a cui tutti i popoli sono invitati. Attendiamo con speranza questa festa con il Signore. E il tempo di Avvento ci fa vivere questa attesa: Egli viene e ci invita a quel banchetto che, da sempre, prepara per me, per te, per tutti.

In questo nostro attendere possiamo pregustare già qualcosa di ciò che verrà: osando, possiamo dire che il Signore ci offre un antipasto di quel banchetto che è dono di salvezza immeritato, incredibile, oltre ogni nostra aspettativa. Sì, un antipasto: il Signore, prepara il nostro palato perché gustiamo la bellezza dell’incontro con Gesù che ancora – sempre – viene a visitarci.

Inizio del vangelo: antipasto della buona notizia

“Inizio del vangelo di Gesù” (Mc 1,1): ecco l’antipasto della buona notizia che ha appunto il nome di Gesù, il suo volto. Queste parole ci introducono, con discrezione, al mistero del Figlio che si è fatto uomo come noi. Giovanni, il profeta che Dio manda a preparare la via per la venuta del Cristo, sta al centro della scena, ma non da protagonista. Il Battista indica, come è solito fare. Punta il dito e ci fa voltare lo sguardo a quel Gesù che viene dopo di lui ed è più forte di lui; orienta al Figlio, l’inviato del Padre, che battezzerà in Spirito Santo. Nel deserto della nostra vita una voce risuona: una parola flebile, che rischia continuamente di soffocare. Nei deserti delle nostre giornate la Parola, il Figlio fatto carne, ci vuole incontrare, vuole portare ristoro, vuole indicarci una via spianata per Lui e per noi.

Nei brani di questa domenica siamo invitati a guardare a Colui che attendiamo, al Signore che viene, con la speranza di incontrarlo, di poterlo vedere all’opera, di udire le sue parole. Siamo all’inizio di una nuova storia (all’antipasto, si diceva) e come ogni storia, anche quella dell’Emmanuele, del Dio con noi, è ricca di sorprese. Lo sappiamo: agli inizi di un racconto non possiamo ancora prevedere che cosa risveglierà dentro alla nostra vita.

Il Signore viene… e si fa attendere

Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi (2 Pt 3,9) In questo Avvento, prepariamoci all’incontro con Gesù e impariamo di nuovo, come fossimo bambini, a gustare la gioia dell’attendere ciò che è imprevedibile. Non sciupiamo con la fretta, divorando i nostri giorni, il tempo che ci è dato per voler arrivare subito al 25 dicembre. Piuttosto, gustiamo questo tempo di incompiutezza in cui il Signore ci chiede – come ogni anno, come sempre – di metterci nell’atteggiamento di chi lo desidera, con timore e gioia grandi. È un tempo che ci è donato come opportunità.

“Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova” e nel frattempo, nel qui ed ora, gustiamo ciò che ci è donato. La Parola ci nutra, sostenga i nostri passi incerti e vacillanti, ci dia la forza per sperare in un mondo che è custodito saldamente e teneramente nelle mani di Dio.

Impariamo di nuovo, come fossimo bambini, a gustare la gioia dell’attendere ciò che è imprevedibile.