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p. Alberto MAGGI OSM”RADDRIZZATE LE VIE DEL SIGNORE”

II DOMENICA DI AVVENTO – 6 dicembre 2020 – Commento al Vangelo
RADDRIZZATE LE VIE DEL SIGNORE

di p. Alberto MAGGI

Mc 1, 1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Marco inizia il suo vangelo con queste parole: “Inizio del vangelo” – vangelo, lo sappiamo, significa “la buona notizia” – “di Gesù Cristo figlio di Dio”.
E qual è questa buona notizia che l’evangelista già ci anticipa?
E’ un nuovo rapporto con Dio, che non è più basato sull’osservanza della legge, un codice esterno all’uomo, ma sull’accoglienza dello Spirito, una forza dinamica interna all’uomo.
L’evangelista continua questa presentazione aggiungendo: “Come sta scritto nel profeta Isaia…”, ma in realtà presenta tre testi. Il primo è il libro dell’Esodo (23,20), il secondo è il profeta Malachia (3,1), e infine il terzo del profeta Isaia (40,3).
Perché questo? Non si citava mai un passo dei profeti senza appoggiarlo con uno della legge.
Ebbene, con questi brani l’evangelista mette insieme più concetti:
il primo, “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero”, che è l’annunzio della liberazione legata al primo esodo,
quello dalla schiavitù egiziana, e poi “Egli preparerà la tua via”, con cui l’evangelista modifica Malachia che aveva detto “Ecco io manderò un messaggero a preparare la via davanti a me”. Ora, la via di Dio è la via di Gesù.
E poi infine il testo del profeta Isaia che riguarda il secondo esodo, quello da Babilonia, “Voce di uno che grida nel deserto” (o dal deserto), “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Questo esodo (esodo significa una liberazione collettiva da uno stato di oppressione e l’arrivo in una terra promessa) non si potrà effettuare senza la collaborazione di tutti. Non sarà qualcosa che scende dall’alto, ma qualcosa che deve coinvolgere le persone.
Poi Marco passa a presentare la figura di questo messaggero.
Ebbene, il messaggero di Dio prescinde dall’istituzione religiosa. Quando Dio deve scegliere i suoi inviati, non sceglie mai persone appartenenti all’istituzione religiosa, che sa che sono refrattarie alla sua voce e resistenti all’azione dello Spirito, ma un certo Giovanni, “che battezzava nel deserto e proclama un battesimo”.
Il battesimo era un segno di morte, nel senso di seppellire il proprio passato; all’immergere la persona nell’acqua, moriva l’individuo e nasceva quello nuovo. Questo atto esteriore doveva manifestare un cambio interiore: infatti questo battesimo è “di conversione”. Il termine adoperato dall’evangelista (met£noia) significa un cambio di mentalità che poi incide nel comportamento, “per il perdono dei peccati”.
Per trovare il perdono, annuncia Marco, occorre allontanarsi dalle istituzioni religiose, qui rappresentate da Gerusalemme. La religione, il culto ufficiale, non riconciliavano con Dio perché non sanavano l’ingiustizia esistente, che invece la conversione sanava; si tratta di un cambio atteggiamento radicale nella persona.
“Accorrevano”, letteralmente “uscivano”: l’evangelista adopera lo stesso verbo (™kporeÚomai) usato nel libro dell’Esodo per indicare la prima liberazione dalla schiavitù egiziana – “a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme”.
Come il popolo è stato liberato dalla schiavitù egiziana, ora c’è una nuova terra di schiavitù che è rappresentata dalla Giudea e da Gerusalemme, sede dell’istituzione religiosa. La terra promessa si era trasformata in terra di schiavitù, dalla quale Gesù inizia il nuovo esodo per liberare il suo popolo.
“E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano” – il fiume Giordano era stato attraversato per entrare nella terra promessa, ora è il punto di confine per entrare nella nuova dimensione di pienezza della libertà – “confessando i loro peccati”.
Segue poi la descrizione di Giovanni.
“Giovanni era vestito di peli di cammello” – che era l’abito tipico dei profeti – “con una cintura di pelle attorno ai fianchi”.
Perché questo particolare?
Era la caratteristica del profeta Elia. Quindi l’evangelista indica che, in qualche maniera, in Giovanni si può rappresentare il profeta Elia, che era colui che doveva venire prima della venuta del Messia.
“E mangiava cavallette e miele selvatico”.
Non è un’indicazione di ascetismo, né tantomeno di penitenza da parte di Giovanni, mangia quello che il deserto gli offre. Era il pranzo abituale dei nomadi del deserto. Nel libro del Levitico le cavallette sono tra gli alimenti puri che si possono mangiare.
“E proclamava”: – ecco questo è importante da collocare nel suo contesto, l’annunzio di Giovanni Battista – “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci ai suoi sandali”.
L’evangelista non sta descrivendo una dimostrazione di umiltà da parte di Giovanni Battista, ma si rifà a una legge chiamata del “levirato” (dal latino levir, cognato).
In che consisteva questa legge?
Quando una donna rimaneva vedova senza un figlio, il cognato aveva l’obbligo di metterla incinta. Il figlio che sarebbe nato avrebbe portato il nome del marito defunto, così il suo nome si perpetuava per sempre. Quando capitava che il cognato rifiutava di mettere incinta questa donna, colui che aveva il diritto dopo di lui procedeva alla cerimonia dello scalzamento, cioè dello scioglimento dei legacci del sandalo, prendeva il sandalo, ci sputava sopra e questo gesto significava: “il tuo diritto di mettere incinta questa donna passa a me”.
Allora perché Giovanni Battista si rifà a questa legge del levirato con questo annunzio?
Il diritto di fecondare la vedova – Israele era considerata ormai una vedova – non è suo, ma di colui che viene dopo di lui. Gesù viene presentato in base a tre caratteristiche: è più forte per la qualità, per la dignità e per l’attività, perché l’attività di Gesù sarà quella di battezzare in Spirito Santo, mentre quella di Giovanni Battista è soltanto quella dell’acqua.
Infatti Giovanni dice: “«Io vi ho battezzato con acqua»” – l’acqua simbolo di morte del proprio passato ingiusto, significa che non vivo più per me – “«ma egli vi battezzerà in Spirito Santo»”.
Il battesimo nello Spirito è la vita per il futuro, vivere per gli altri. E’ questo l’annunzio della buona notizia, che richiede la collaborazione di ogni credente.

Fonte:https://www.ildialogo.org/


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