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Mons.Francesco Follo Lectio”L’Avvento: tempo di conversione”

Rito Romano

2ª Domenica di Avvento – Anno B – 6 dicembre 2020

Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

Rito Ambrosiano

4ª Domenica di Avvento – L’ingresso del Messia.

Is 16,1-5; Sal 149; 1Ts 3,11-4,2; Mc 11,1-11

1) Giovanni il Battista che invita a convertirsi a Qualcuno e non a qualcosa.

La Liturgia della Parola della prima domenica di Avvento ci ha invitati ad essere vigilanti per essere pronti alla venuta di Dio che vuole esserci vicino. Domenica scorsa, Cristo ha ripetuto a tutti: “vegliate!” (Mc 13,37). Se occorre vegliare vuol dire che siamo nella notte. “Ora non viviamo nel giorno, ma nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche. Il giorno arriverà quando saremo con il Signore. Arriverà, non scoraggiamoci e vegliamo cioè attendiamo il Signore che si fa prossimo. L’attendere è non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, e questo si chiama vivere nella speranza” (Papa Francesco).

L’invito che Cristo rivolge non solo ai suoi discepoli, ma a tutti: “Vegliate!” ( Mt 13,37) è un richiamo utile a ricordarci che la vita non ha solo la dimensione terrena, ma è proiettata verso un “oltre”, come una pianticella che germoglia dalla terra e si apre verso il cielo. Una pianticella pensante, l’uomo, dotata di libertà e responsabilità, per cui ognuno di noi sarà chiamato a rendere conto di come ha vissuto, di come ha utilizzato le proprie capacità: se le ha tenute per sé o le ha fatte fruttare anche per il bene dei fratelli.

La Liturgia della Parola di questa seconda Domenica di Avvento ci propone la figura di Giovanni il Battista. Attraverso il brano del Vangelo di oggi, il Precursore parla a tutti noi. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La “voce” del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria, che fra pochi giorni festeggeremo come l’Immacolata. Lei che ha atteso con amore la nascita nel tempo dell’Amore che lei portava in grembo, ad una vera conversione del cuore e della mente, perché possiamo compiere le scelte necessarie per convertirci alla mentalità del Vangelo.

Guardiamo anche a Giovanni il Battista, perché fu l’uomo inviato da Dio per invitare alla conversione e a preparare la strada all’imminente venuta di Gesù e indicarlo come Agnello di Dio, che perdona con amore infinito. Per poter imparare da questo Giovanni, risponderò brevemente a tre domande su di lui: “Dove è andato, che cosa ha detto e fatto per compiere la sua missione?”.

E’ andato nel deserto. Questo per noi oggi significa andare nel “deserto” del nostro cuore e pregare mettendosi in ascolto di Dio, che porta l’anima amata nel deserto e parla al suo cuore (cfr Osea 2). Il Precursore di Cristo, “la voce di colui che grida nel deserto”, predica nel deserto dell’anima che ha sete di significato e di amore e di pace.

Ha detto “convertitevi”, proclamando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, perdono che ci viene donato quando, pentiti, lo domandiamo.

Ha fatto questa attività: ha amministrato il battesimo di conversione, dove conversione significa:

  • Inversione, un tornare indietro, un ritorno al precedente rapporto con Dio (quello prima del peccato), prendere la strada del ritorno a a casa come ha fatto il Figlio prodigo.
  • Raddrizzamento della via del cuore, che il perdono purifica e riapre all’Amore.

Non si tratta di una via fisica, ma della via del cuore. La strada del cuore ha due entrate: la vista e l’udito. Più puro è lo sguardo e più facilmente Gesù, che è Luce da Luce, entra in ciascuno di noi. Più l’orecchio è teso all’ascolto e più è facile udire la “Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3). Prima è questa voce che giunge alle orecchie del cuore; poi, dopo la voce, o meglio insieme con la voce, è la parola che penetra nel cuore attraverso l’udito.

Ma con la nascita di Gesù, la Parola di Dio non solo può essere ascoltata, ma può essere vista (cfr G. d’Igny), come la videro i pastori e i Re Magi nella grotta di Betlemme, i penitenti sulle rive del fiume Giordano, e come possiamo vederla oggi nella vita di comunione fraterna dei credenti in Cristo.

2) Tutta la vita è un Avvento.

Come ho sopra scritto, in questa seconda domenica di Avvento, la liturgia della Parola ci propone la figura del Precursore Giovanni Battista, imitando questo profeta del Fuoco.

Imitiamo Giovanni il Battista vivendo come Avvento, come attesa, la vita intera e non solo il periodo che precede il Natale. Infatti il Precursore visse la sua vita come testimone dell’Avvento (cfr S. Giovanni Crisostomo, Omelia 37, 1-2 in Mt., PG 57, 419-421), come preparazione all’incontro con Dio e, quando Gesù arrivò da lui, Lo indicò agli altri come buona Notizia. Sì, perché il Vangelo, la Buona Notizia è Gesù stesso, come la terza lettura di questa domenica ci richiama: “Inizio del Vangelo1, che è Gesù: il Cristo, il Figlio di Dio” (Mc 1,1). L’Evangelista San Marco inizia così il suo racconto per ricordarci che la buona notizia è Cristo: Lui è il centro della nostra vita ed aspetta solamente che ciascuno di noi gli apra la porta e l’inizio della vita vera accade, comincia anche per noi.

La cosa più drammatica è che da soli impariamo solo che dobbiamo morire. La buona notizia è Cristo – Vita, che vince la morte e il cui Amore divino ci permette di vivere l’amore umano per sempre e santamente, cioè veramente.

Il Vangelo è Dio che viene portando amore, e tutto ciò che è “non-amore” è “non-Dio”, è “non-vita” e, quindi, morte. Dio viene, parla al cuore umano. Insegna ciò ai suoi profeti: “parlate al cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte” (Isaia), ma rivela pure che Gesù è “il più forte”, proprio perché è l’unico che parla al cuore teneramente, potentemente e dissetando l’umana sete di giustizia (cfr. Malachia 3,1ss) e di libertà (cfr. Is 40,1-11), di vita.

Ma come possiamo riconoscere Cristo quando Lui viene?

La figura di Giovanni è un esempio privilegiato di come incontrare Dio, di come riconoscere Gesù Cristo, il Salvatore, l’Agnello che toglie i peccati del mondo, indicandolo come Colui che perdona il nostro male e ci dona il senso vero della vita e della morte.

Contempliamo dunque brevemente la figura di Giovanni il Battista, figlio della vecchiaia e del miracolo. Lui fu consacrato prima della nascita dalla visita di Maria, che portava Gesù nel suo grembo. Poi, alla nascita fu consacrato Nazireo, cioè puro. Crescendo non si rase mai i capelli, non bevve mai vino, né toccò donna: non conobbe altro amore al di fuori di quello di Dio. Ancor giovane uscì dalla casa dei suoi genitori e si nascose nel deserto. Là visse per molti anni solo, senza casa, senza tenda, senza nulla al di là di quello che aveva addosso: una pelle di cammello, una cintura di cuoio. Inoltre aveva la barba e i capelli lunghi, gli occhi trafiggenti, la voce forte, il corpo bruciato dal sole del deserto e l’anima bruciata, ardente del desiderio del Regno e fu capace di annunciare il Fuoco dell’Amore.. Questo magnetico “selvaggio” appariva a chi andava da lui come l’ultima speranza di un popolo smarrito.

Contemplando questa grande figura, questa forza nella passione, viene spontaneo chiedersi da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e per preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza.

L’annuncio della nascita di Giovanni il Battista avvenne nel luogo della preghiera, nel Tempio di Gerusalemme, anzi avvenne quando a Zaccaria, suo futuro padre, era nel luogo più sacro del Tempio, il Sancta Sanctorum, per fare l’offerta dell’incenso al Signore.

Anche la nascita del Battista fu segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria elevò al Signor: il “Benedictus”. Questo canto uscì dalla bocca e dal cuore di Zaccaria, e la Chiesa lo fa recitare ogni mattina nelle Lodi, per esaltare l’azione di Dio nella storia e indicare la missione del figlio Giovanni: precedere (per questo è chiamato anche il Precursore) il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade, per preparare il cuore del popolo all’incontro con il Signore.

L’esistenza intera del Precursore di Gesù fu nutrita dal rapporto con Dio, in particolare il periodo passato in zone deserte. E ciò perché, se è vero che il deserto è il luogo della tentazione, è anche vero che esso è il luogo in cui l’uomo sente la propria povertà, di essere privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l’unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso.

Giovanni Battista non fu solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche una guida alla preghiera e quindi al recupero del rapporto con Dio, predicando la conversione e indicando con la voce e con l’indice della mano: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Fu guida pure alla preghiera nella vita quotidiana e quando i discepoli di Gesù gli chiesero: “Signore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (cfr Lc 11,1), e il Figlio di Dio insegnò il “Padre Nostro”.

Pregare non è tempo sprecato o rubato all’azione. La preghiera è l’anima di ogni nostro agire come lo fu per Giovanni il Battista. La preghiera è lavoro, perché come il lavoro umano, anzi molto di più, trasforma la persone e le cose. “La preghiera è uno scambio di vita: Dio si fa uomo e prende sopra di sé la nostra povertà, ma noi prendiamo di Lui tutto quello che egli è” (Divo Barsotti). Dio è Amore. Dio è Parola. Lui per primo rivolge all’uomo una parola d’amore e noi possiamo “imparare il cuore di Dio nella Parola di Dio” (San Gregorio Magno).

Sull’esempio delle Vergini consacrate che il giorno della loro consacrazione hanno ricevuto il breviario, per pregare con esso tutti i giorno e lungo tutto il giorno, prendiamo la Parola per rivolgerci a Dio, è una Parola carica di tutto ciò che siamo, diventata carne in noi.

Queste persone consacrate dedicandosi quotidianamente alla lettura della Parola ne fanno il terreno nutriente della preghiera. Facciamo altrettanto.

Queste vergini consacrate mettendosi all’ascolto quotidiano della Parola, abitano nella Parola, come vere discepole. Almeno nel periodo di Avvento, dedichiamo anche noi un po’ di tempo all’ascolto della Parola, che così prenderà carne in noi.

Impariamo da queste persone come imitare Giovanni il Battista: con l’umiltà. Come il Precursore mise in pratica le sua parole: “Occorre che Cristo cresca e io diminuisca”, le consacrate fanno umilmente lo stesso, indicano con la vita il loro Sposo e si fanno piccole per Lui.

Impariamo da questa donne consacrate a vivere da persone piccole, cioè umili, la festa dell’Immacolata, che si celebra martedì, 8 dicembre. Il cuore immacolato di Maria è sintonizzato con la misericordia di Dio, che ci conosce tutti personalmente per nome, ad uno ad uno, e ci chiama a risplendere della sua luce. E quelli che agli occhi del mondo sono i primi, per Dio sono gli ultimi; quelli che sono piccoli, per Dio sono grandi come la Madonna.

Sull’esempio di Maria e per sua intercessione “puliamo” il nostro cuore da tutto ciò che non è perfetto e lasciamolo libero per il Cristo che scende fra noi come un “bambino”.

1 Nel I secolo la parola vangelo (dal greco euangelion, buona notizia) non indicava ancora il genere letterario di cui l’opera di Marco è forse il primo esempio che sarà seguito dai Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni, ma l’annuncio degli apostoli e poi della comunità cristiana su Gesù, esso è fonte di gioia in quanto annuncia la salvezza. La specificazione di Gesù può riferirsi sia al soggetto sia all’oggetto di tale annuncio.

Lettura Patristica

Origene, sacerdote

In Evang. Luc., 21, 2, 2-7)

Il Verbo di Dio accolto dal cuore umano

Un tempo “ la parola di Dio veniva rivolta a Geremia, figlio di Elchia, membro della famiglia sacerdotale ” (Ger 1,1), all’epoca di questo o di quell’altro re di Giuda; mentre ora «a Giovanni figlio di Zaccaria che si rivolge la parola di Dio», quella parola che non era mai stata rivolta ai profeti «nel deserto». Ma siccome «i figli della donna abbandonata» avrebbero dovuto abbracciare la fede «in numero maggiore dei figli della donna sposata» (cf. Gal 4,27; Is 54,1), è per questa ragione che «la parola di Dio fu rivolta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».

Osserva nello stesso tempo che il significato è più forte se si intende «deserto» nel senso spirituale, e non in quello letterale puro e semplice. Infatti colui che predica «nel deserto» spreca la sua voce invano, in quanto non c’è nessuno che lo sente parlare. Il precursore di Cristo, “ la voce di colui che grida nel deserto “, predica dunque nel deserto dell’anima che non ha pace. E non solo allora, ma anche oggi “ è una lampada ardente e brillante ” (Gv 5,35), che viene per prima “ e annunzia il battesimo della penitenza per la remissione dei peccati “. Poi viene “ la luce vera ” (Gv 1,9), quando la lampada stessa dice: “ è necessario che egli cresca e io diminuisca ” (Gv 3,30). La parola di Dio è proferita dunque “ nel deserto, e si diffonde in tutta la regione circostante il Giordano “. Quali altri luoghi avrebbe dovuto infatti percorrere il Battista, se non i dintorni del Giordano, per spingere al lavacro dell’acqua tutti coloro che volevano fare penitenza?…

Troviamo nel profeta Isaia il passo dell’Antico Testamento or ora citato: “ Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri ” (Is 40,3). Il Signore vuol trovare in voi una strada per poter entrare nelle vostre anime e compiere il suo viaggio: preparate dunque per lui la strada di cui sta scritto: «raddrizzate i suoi sentieri». «Voce di colui che grida nel deserto». C’è dunque una voce che grida: “ Preparate la via “. Dapprima infatti è la voce che giunge alle orecchie; poi, dopo la voce, o meglio insieme con la voce, è la parola che penetra nell’udito. E’ in questo senso che Giovanni ha annunziato il Cristo.

Vediamo dunque ciò che annunzia la voce a proposito della parola. Essa dice: «Preparate la via al Signore». Quale strada dobbiamo noi preparare al Signore? Si tratta di una strada materiale? La parola di Dio può forse seguire una simile strada? O non bisogna invece preparare al Signore una via interiore, e disporre nel nostro cuore delle strade dritte e spianate? E’ attraverso questa via che è entrato il Verbo di Dio, che prende il suo posto nel cuore umano capace di accoglierlo.

Grande è il cuore dell’uomo, spazioso, capace, sempre che sia puro. Vuoi conoscere la sua grandezza e la sua ampiezza? Osserva l’estensione delle conoscenze divine che esso contiene. E’ esso che dice: “Egli mi ha dato una vera conoscenza di ciò che è; egli mi ha fatto conoscere la struttura del mondo, le proprietà degli elementi, l’inizio, la fine e lo svolgersi dei tempi, il cambiamento delle stagioni, la successione dei mesi, il ciclo degli anni, la posizione degli astri, la natura degli animali, la furia delle belve, la violenza degli spiriti e i pensieri degli uomini, le varietà degli alberi e la potenza delle radici” (Sap 7,17-20). Vedi dunque che non è affatto piccolo il cuore dell’uomo che abbraccia tutte queste cose. Devi intendere questa grandezza, non secondo le sue dimensioni fisiche, ma secondo la potenza del suo pensiero, che è capace di abbracciare la conoscenza di tante verità.

Ma per portare gli uomini semplici a riconoscere la grandezza del cuore umano, prenderò qualche esempio dalla vita di tutti i giorni. Per quanto numerose siano le città che abbiamo visitato, noi le conserviamo tutte nel nostro spirito; le loro caratteristiche, la posizione delle piazze, delle mura, degli edifici restano nel nostro cuore. Conserviamo la strada che abbiamo percorso, disegnata e tracciata nella nostra memoria; serbiamo, chiuso nel nostro silenzioso pensiero, il mare che abbiamo attraversato. Come vi ho detto, non è piccolo il cuore dell’uomo se può contenere tanto. E se non è piccolo, dato che contiene tante cose, si può benissimo in esso preparare il cammino del Signore, e tracciare un dritto sentiero in modo che il Verbo e la Sapienza di Dio possano entrarvi.

Preparate una strada al Signore osservando una condotta onesta, spianate i sentieri con opere degne, in modo che il Verbo di Dio cammini in voi senza incontrare ostacoli e vi dia la conoscenza dei suoi misteri e del suo avvento, egli “ cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen ” (1Pt 4,11).

Fonte:http://francescofolloit.blogspot.com/


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