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Luca Lunardon”Non siamo un’élite ma una primizia “

III di Avvento

In questi giorni, che sono i più bui dell’anno, le luminarie nelle case e per strada ci ricordano che stiamo aspettando la luce. È affascinante che la Chiesa abbia deciso di celebrare La Chiesa celebra il Natale nei giorni più bui dell’annola nascita di Gesù proprio nel periodo in cui il sole tramonta prima e le tenebre sembrano prendere il sopravvento. Ci ricorda che di fronte al buio non ci arrendiamo, non perdiamo la speranza ma aspettiamo la luce vera che illumina il mondo.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Il Vangelo di questa domenica ci ricorda che questa luce si accoglie e si diffonde attraverso gli incontri personali. Giovanni Battista è il modello per eccellenza. Lui che ha preparato la strada a Dio sapendo di non essere Dio. Definendosi “voce di uno che grida nel deserto”, consapevole della sua fragilità. Giovanni Battista non ha aspettato le condizioni ideali per annunciare le promesse di DioNon ha aspettato le condizioni ideali per annunciare le promesse di Dio, non aveva mezzi o strutture particolari. Si è concentrato sulla cosa più importante: la promessa della fedeltà di Dio nei nostri confronti. Contro la nostra tentazione di scoraggiarci, di sentirci sotto attacco, di pensare che non ne valga la pena. Nel deserto di oggi possiamo riscoprire l’essenziale, la sete, e indicare una speranza che tante persone attendono.

Il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode.

Anche noi, come Giovanni Battista, non siamo migliori degli altri. Non siamo un’élite ma una primizia. Come i primi frutti di stagione, che non sanno di essere attesi e potrebbero lamentarsi di essere pochi, dimenticando che ne arriveranno tanti altri. Più che cercare di vedere i frutti, dovremmo imparare ad intravedere i germogliPiù che cercare di vedere i frutti, dovremmo imparare ad intravedere i germogli, incoraggiare, perché Dio non si dimentica di nessuno. Noi dovremmo guardare ogni persona con il desiderio che porti frutto, partendo dalla sua concreta situazione di vita. La gioia promessa è “per tutto il popolo”, come ci ricorda la prima lettura.

Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie.

Per essere testimoni credibili, la seconda lettura ci invita a vivere nella gioia. Gioia che non coincide con l’assenza di problemi. Gioia che non va confusa con il piacere a tutti i costi, che anestetizza e chiude i nostri occhi. La gioia cristiana è qualcosa di più profondo, che ci permette di attraversare il deserto e il buio che a volte incontriamo, preparando strade in cui il Signore possa camminare tra noi.

In questi giorni sempre più bui, la notte sta per trasformarsi in aurora. La vivremo con gioia se, accogliendo uno degli inviti di Evangelii gaudium, ci preoccuperemo di avviare processi, più che di occupare spazi. Se, imparando a ringraziare, ci alleneremo a riconoscere le prime luci dell’alba. Allora sapremo stare nel deserto e nella notte con fiducia, interpellando chi aspetta qualcosa di nuovo con la testimonianza della nostra vita. Lasciando che la strada che prepariamo la percorra Gesù, che viene a salvarci. Senza spaventarci neanche delle nostre debolezze perché, come diceva San Gaspare Bertoni, “quando è notte per noi, è giorno per Dio”.

Nella notte che non riusciamo ad illuminare,
diventiamo riflessi del Sole che sta sorgendo

Fonte:http://www.twittomelia.it/

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