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Monastero Marango”Guardare a chi precede per imparare a seguire”

3° Domenica di Avvento (anno B)

Giovanni Battista precede e prepara immediatamente la venuta del Messia. Per il Vangelo di Giovanni, egli è, in questo modo, il testimone di Gesù, del Figlio di Dio, Colui che vive un’intimità piena e unica con il Padre e che la rivela attraverso la carne umana, quella che assume a Natale.
«Testimone» è una persona che ha fatto un’esperienza vera e profonda di un altro, e svolge il ruolo di narrarlo agli altri. Dunque il testimone si lascia cambiare la vita da questo incontro. In altre parole, è uno ha fatto un’esperienza che lo ha segnato, ma dalla quale non si è lasciato catturare né ne ha fatto un’occasione di esaltazione di sé. Il testimone è sempre in relazione e in funzione ad un altro: Giovanni non attira e non conduce a sé, ma a Cristo.

Infatti, la prima e fondamentale testimonianza – davanti a coloro che lo interrogano come fosse un’inquisizione – è la ripetuta ammissione di chi lui non è: non è il Cristo, non è Elia, non è il profeta. Pur avendo coscienza di un ruolo unico è fondamentale che egli svolge nella storia della salvezza, Giovanni ha una realistica e umile conoscenza di sé.
Questo ci insegna che una vera e sana relazione con Cristo ci conduce ad una salutare relativizzazione di noi stessi, senza però umiliarci. Perché relativizzazione significa essere relativi a Cristo: in relazione con Lui, così da cogliere la propria identità proprio come umanità in rapporto di comunione con il Figlio di Dio diventato uomo. Non saremo mai in relazione con le altre persone se non “umiliamo” noi stessi in rapporto ad esse. Perciò, la testimonianza cristiana non si traduce nel moltiplicare le cose da fare, ma nel riconoscere come decisiva la relazione con il Signore, dalla quale poi viene anche l’impegno concreto nella storia.
Il testimone ha sempre il senso di una presenza altra, quella che appunto testimonia. Solo così può suscitare negli altri l’interesse per qualcuno che non conosciamo, ma che c’è: «Io battezzo con acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, Colui che viene dopo di me».
In conclusione, il testimone non è uno che fa chissà quali annunci o prediche agli altri; è, invece, qualcuno che con la sua vita porta gli altri ad interrogarsi e a interrogare colui che è testimoniato su ciò che Egli porta di nuovo e di non conosciuto.

Se tale testimonianza di Giovanni interroga la Chiesa sul suo modo di essere testimone, ancora più la deve interrogare un altro tema che emerge dal ministero del Battista: quello dell’identità. La Chiesa non è il Cristo; e lo deve confessare e non negare, come ha fatto Giovanni: «Io non sono». È l’unico ed essenziale modo per lasciare al Signore di affermare: «Io sono», rivelazione del Nome divino.
Sappiamo che «testimone», in greco si dice «martire». Come amava dire il patriarca Marco Cé, la Chiesa e i pastori della Chiesa devono imparare a morire a se stessi perché viva l’unica e vera Chiesa di Cristo: questa è la loro vocazione. Si tratta di morire giorno per giorno alle proprie idealità, ai propri istinti, alle proprie tensioni, ai propri poteri, ai propri appagamenti: così si diventa martiri di Cristo, suoi testimoni, vivendo l’identità battesimale.

Ancora parlando della sua realtà personale in relazione al Veniente, Giovanni prende dalla Scrittura la definizione di se stesso come «voce»: lui fa segno, indica, orienta nella direzione di Cristo, perché gli uomini guardino a Lui e muovano i loro passi verso di Lui. La voce è forte, perché ha la capacità di penetrare nell’attenzione delle persone; ma è anche estremamente fragile: quando cessa può rimanere solo un ricordo. Giovanni sa stare con fedeltà al proprio posto, fa spazio nella propria vita a Colui che viene, legge la sua vita come un diminuire nella gioia e nell’amore (cfr. Gv 3,27-30) di fronte al Signore e al compiersi della sua opera. Tutto ciò mi pare esprimere in lui una grande libertà e un grande amore, e questo permette a quella voce di penetrare anche nel nostro lontano oggi e suscitare la nostra sequela del Signore.

Perché, in effetti, Giovanni è un testimone che ha preceduto e preparato la venuta del Messia. Ma tale venuta, se pone fine al suo ministero, lo mantiene come modello di testimonianza per tutti noi che veniamo dopo di Cristo. Se vogliamo veramente seguire Gesù, dobbiamo prima attingere da Giovanni: il suo cuore, il suo spirito, la sua forza, in quella voce in mezzo al nulla del deserto, ma capace di indicare tutto di Dio e tutta la sua Grazia in Gesù di Nazaret. Il Battista è venuto prima di Cristo, ma la sua testimonianza permette a noi di seguirlo.

Alberto Vianello

Fonte:https://www.monasteromarango.it/


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