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PANE QUOTIDIANO«‘NON NE HO VOGLIA’; MA POI, PENTITOSI, CI ANDÒ.»

La Liturgia di Martedi 15 Dicembre 2020 VANGELO (Mt 21,28-32) COMMENTO:Rev. D. Antoni CAROL i Hostench(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)

Testo del Vangelo (Mt 21,28-32): In quel tempo, Gesù disse ai sommi sacerdoti ed aglia anziani: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: ‘Figlio, và oggi a lavorare nella vigna’. Ed egli rispose: ‘Sì, signore’; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: ‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».

PAROLA DEL SIGNORE

«‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò.»Rev. D. Antoni CAROL i Hostench(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)

Oggi, contempliamo il padre che ha due figli e dice al primo: «Figlio, và oggi a lavorare nella vigna’. Ed egli rispose: ‘Sì, signore’; ma non andò» (Mt 21,29) «Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: ‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò» (cf. Mt 21,30). L’importante non è dire “sì”, ma “mettersi al lavoro”. C’è un proverbio che dice: «sono le opere concrete, non le buone intenzioni, i veri gesti d’amore».

In un altro momento, Gesù darà la dottrina che insegna questa parabola: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Come scrisse sant’Agostino, «esistono due volontà. È la tua volontà quella che deve essere corretta per identificarsi con la volontà di Dio; e non, al contrario, quella di Dio, che si deve accomodare alla tua». In catalano si dice che un bambino “creu” (crede), quando obbedisce: credi! Ovvero, identifichiamo l’obbedienza con la fede, con la fiducia in ciò che ci viene detto.

Obbedienza viene da “ob-audire”: ascoltare con grande attenzione. Si manifesta nella preghiera, nel non fare i “sordi” di fronte alla voce dell’Amore. «Noi uomini tendiamo a “difenderci”, ad aggrapparci al nostro egoismo. Dio esige che, obbedendo, esercitiamo la fede. A volte il Signore suggerisce la propria volontà come a bassa voce, laggiù, nel fondo della coscienza: e bisogna stare attenti, per distinguere quella voce ed esserle fedeli» (San Josemaría Escrivá). Fare la volontà di Dio è essere santo; obbedire non è essere semplicemente una marionetta in mano ad un altro, ma interiorizzare ciò che devi compiere: e, quindi, farlo perché “lo voglio”.

Maria, nostra Madre, maestra “nell’obbedienza della fede”, ci insegnerà il modo di imparare ad obbedire alla volontà del Padre.

La voce di un testimone

Ma la salvezza del giusto sarà solo alla fine, o anche prima?…Sarà quando riconoscerà in sé il peccato che rimprovera agli altri. Allora e non prima, gli sarà possibile convertirsi.

Silvano Fausti


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