Paolo De Martino “Dio si racconta”

Natale del Signore – Messa del Giorno

Cari amici è nato! Pronti o non pronti, gioiosi o tristi , sereni o indaffarati, Gesù è nato!
Dio è entrato nella storia.
Da quel giorno nessuno potrà più accusare Dio di essere nei cieli, lontano perché Lui è qui, presente, in mezzo a noi.
Mi stupisce e mi affascina questo Dio così innamorato dell’uomo da diventare uno di noi per rivelarsi e farsi conoscere.
Avrebbe potuto scegliere mille altri modi per mostrarsi vicino all’uomo e invece sceglie di abitare la nostra carne e trasfigurarla.
Il Natale amici, non è solo la rivelazione di chi è Dio ma è anche la rivelazione di chi è l’uomo. Ecco perché devo prendermi cura di me e dei miei fratelli: questa carne è stata scelta da Dio per essere il luogo della sua rivelazione.
Ma la cosa che mi lascia sempre senza fiato quando medito il Natale è il “come”.
Tra le infinite possibilità Dio sceglie una piccola adolescente e un giovane carpentiere.
Avrebbe potuto scegliere di meglio non credete?
Sceglie Betlemme, una stalla. È così che l’Eterno entra dentro la nostra storia. È così che Dio viene ad abitare tra gli uomini.
L’immensità che neppure i cieli possono abbracciare, è stretta tra le braccia tremanti di una giovanissima adolescente.
Colui che ha creato l’Universo, ha bisogno di una povera creatura per sopravvivere.
Che ne dite? Pazzesco vero? Sì, Dio è così.
Amici, se vogliamo capire fino in fondo il Natale dobbiamo grattare via tutte le incrostazioni dolciastre e mielose che abbiamo appiccicate a questa festa.
E allora ben venga questo Natale strano, molto simile a quel primo Natale.
In fondo se ci pensiamo bene anche allora c’era ben poco da festeggiare.
Un bambino che nasce solo, in messo ad una strada, nell’indifferenza del mondo.
Il Natale da sempre conserva un velo di tristezza perché è il racconto di un Dio che si fa uomo nell’indifferenza degli uomini.
Certo, ci deve essere spazio per la gioia e la dolcezza, ma Natale non è solo questo.
Questa Natale un po’ strano ci ricorda forse, finalmente, che questa festa, tutta questa attesa è per Lui! Per quel bimbo infreddolito e indifeso che deve essere nutrito al seno della madre, cambiato, coccolato e curato. Lui è il Festeggiato! Questo è lo scandalo del Natale.
La nostra festa, non quella degli sprechi, ma quella sana di chi si ferma e sa festeggiare per il vero Festeggiato, è per Lui!
Il Natale può essere, un gran business, una bella farsa comune dove tutti “ce la raccontiamo” oppure un evento profondo, forte, significativo, decisivo per la nostra vita. La differenza la fanno i nostri occhi e cosa noi vediamo.
Qualche giorno fa mi sono soffermato davanti ad un presepe. Ho osservato i vari personaggi, ognuno intento nel suo lavoro: il panettiere, il pescivendolo, la lavandaia, i pastori e molti altri. C’era la farina per tracciare i sentieri, uno specchio per il lago, la grotta e l’immancabile cometa. Un elemento però ha attirato la mia attenzione. Tranne Maria e Giuseppe nessuno era rivolto verso il bambino! Ognuno indaffarato nei suoi lavori.
Ho pensato: ecco, deve essere andata proprio così! La sua nascita è avvenuta nella totale indifferenza.
E forse, realmente, è così anche oggi. Ognuno corre per la sua strada, bada ai suoi affari, si lamenta per la crisi, se la prende con i politici, prepara il menù per i giorni di festa, spera di passare giornate di totale riposo…E Lui è lì, in quella culla improvvisata in una mangiatoia.
Amici, Gesù nasce nell’indifferenza per fare la differenza.
Da quel giorno in cui Dio in cui l’eterno è entrato nel tempo, nulla è come prima. Da quella notte, in cui il primo vagito ha riempito la stalla di Betlemme, è iniziato un tempo nuovo.
Il Suo primo respiro ha segnato il punto zero della nostra era. Siamo nel 2020 dopo Cristo! E’ Lui che fa la differenza. Da quel giorno bisogna schierarsi. O con Lui o contro di Lui . L’indifferenza sarebbe un rifiuto.
E ancora, dopo duemila anni, il cucciolo di Messia rimane lì, in quella povera culla.
A Natale non celebriamo un ricordo, ma una profezia.
Natale non è una festa sentimenta¬le, ne tantomeno la festa della bonta’ ma il giudizio sul mondo.
Da quella notte il senso della storia ha cambiato direzione: non dobbiamo più sforzarci di raggiungere Dio perché è Lui che viene incontro: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, il cielo verso la terra. La storia rico¬mincia dagli ultimi.
Dio entra nel mondo dal punto più basso perché nessuna creatura sia più in basso.
Dio non si vergogna di noi e viene a prenderci anche lì. Noi lo rifiutiamo? E Lui viene e ci abbraccia lo stesso perchè Lui non teme nessuna stalla. Lui è nato dentro una stalla perché anche chi finisce così in basso si possa sentire compreso e abbracciato da Lui.
In questi giorni pensavo che Natale in fondo è il più grande atto di fede di Dio nell’umanità, af¬fida il figlio alle mani di una ragazza inesperta. Dio ha avuto fede in Maria. Dio ha fede nell’uomo.
La domanda però nasce spontanea: perché il Natale? Perché ha scelto di incarnarsi? Non poteva godersi la sua immensità? Amici, lo ha fatto per amore!
Dio si è fat¬to uomo perché l’uomo si potesse far Dio! Cristo nasce perché io nasca.
Per Dio siamo tutti unici, amati, cercati, desiderati, voluti.
La nascita di Gesù vuole la mia nascita: che io nasca diverso e nuovo. Natale è lì a ricordarci che il nostro corpo è tempio dello Spirito santo e ogni storia umana è storia sacra.
Allora buon Natale a tutti!
A chi lo ha atteso e invocato e a chi non ne vuol sapere di Dio.
A chi lo sente vicino perché come Lui abita la periferia della storia.
A chi sta cercando di fare un passo verso di Lui e non riesce a vedere che Lui ne ha già fatti cento verso lui.
A chi dopo anni fara’ Natale senza suo marito, sua moglie.
A chi vive in solitudine queste feste perché il Covid ha portato via la persona amata e a chi finalmente stringe tra le braccia un figlio tanto atteso ed amato.
La bella notizia di oggi? Dio stanco di essere frainteso ha scelto di raccontarsi. Ora sappiamo che Dio è amore, solo amore!