p. José María CASTILLO”IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”

NATALE – 25 dicembre 2020 – Commento al Vangelo
IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

di p. José María CASTILLO

Gv 1, 1-18In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Il vangelo di Giovanni, a differenza degli altri vangeli, non inizia con un racconto, ma con un “prologo”, che si colloca al di sopra di qualsiasi possibile narrazione storica. Questo prologo non è stato copiato dall’autore del IV vangelo, prendendolo da un altro autore precedente. Gli specialisti in questa questione dicono adesso che il vangelo di Giovanni in questo passo presenta una chiave di lettura per tutto l’insieme di racconti che subito esporrà. E dove sta questa chiave di lettura? Sta praticamente alla fine: Dio, nessuno l’ha mai visto; il Figlio unico del Padre è quello che ce lo ha fatto conoscere (Gv 1,18) (cf. J. Beutler, J. Zumstein). Cioè, Dio non sta alla nostra portata, l’essere umano non può conoscerlo. SOLO IN GESU’ VEDIAMO DIO ED IN GESU’ LO CONOSCIAMO.E la Parola si è fatta carne. L’incarnazione di Dio in Gesù significa che Dio si spoglia di tutto il suo potere e di tutta la sua autorità. È il “Dio kenótico” (dal verbo greco kenóo, “svuotare”, “spogliare”), il Dio che “si svuota di sé stesso”, il Dio spogliato di sé stesso, del suo potere e della sua gloria (Fil 2,7), che si fonde con l’umano. Dio salva discendendo, spogliandosi, privandosi di mezzi, poteri e dignità. È proprio il contrario di quello che pensiamo noi mortali. Noi ci immaginiamo che a partire dall’alto, a partire dal potere e dalla forza possiamo cambiare questo mondo così sgangherato. Ma Dio vede la vita e le cose in altro modo. C’è futuro e speranza non nella crescita del potere, ma nella convivenza e nella comunione con l’umano, con quello di più umano che c’è in ogni essere umano.Dio nessuno l’ha mai visto. Per definizione Dio è il TRASCENDENTE, sta al di fuori di ciò che possiamo conoscere. A partire dal momento in cui diciamo di conoscerlo, quello che conosciamo non è più Dio, ma un “oggetto” che noi elaboriamo. Una “rappresentazione” che ci facciamo. Quello che di Dio possiamo conoscere è quello che ci è stato rivelato nel bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. La grandezza di Dio è la grandezza di questo bambino, che non ha altra grandezza che quella della sua umanità.
Fonte:https://www.ildialogo.org/