Paolo De Martino”Il silenzio di Nazareth”

Commento al Vangelo di Domenica 27 Dicembre 2020

A pochi giorni dal Natale, la Chiesa ci invita a celebrare la festa della santa famiglia, ma diciamolo subito: non esiste “la famiglia”. Quando parliamo di famiglie normali per favore: fissate lo sguardo su Maria e Giuseppe! Esistono “le famiglie”, quelle fatte “di carne”, e sono tante e diverse tra loro. E tra queste c’è anche la famiglia di Gesù.
Che strano: dopo alcuni giorni dalla nascita del Messia, Maria e Giuseppe sembrano quelli di prima. Eppure è un evento che avrebbe dovuto sconvolgere la loro vita.
Cosa fanno? Siccome erano stati educati all’obbedienza della Legge, portano Gesù, il figlio di Dio, a sottomettersi alla tradizione e a diventare figlio di Abramo (lui che è Figlio di Dio!). Otto giorni dopo la nascita, infatti, lo portano nel tempio per la circoncisione. Quaranta giorni dopo la circoncisione, Maria e Giuseppe salgono al tempio per due distinti prescrizioni della legge: la purificazione della madre e il riscatto del figlio primogenito.
Ma non hanno capito chi è quel Figlio? Ma non ha capito Maria le parole dell’angelo? E Giuseppe non ha capito quel sogno? A quanto pare, no!
Maria e Giuseppe fanno tutto secondo la Legge religiosa. Per cinque volte Luca usa la parola “Legge”. E’ difficile staccarsi dalle tradizioni impostateci. Lo è stato anche per Maria e Giuseppe. Anche loro hanno fatto fatica ad entrare nella nuova logica d’amore e la vita è continuata come prima.
E’ il rischio di ogni Natale. Uno dopo l’altro si susseguono nella nostra vita senza che il cuore sia toccato perché possiamo celebrare cento natali senza che Gesù nasca nel nostro cuore.
Simeone, non è un sacerdote ma un profeta, e predice a Maria ciò che sarebbe accaduto ma Maria non comprese il senso di quelle parole.
Per tre volte, nel secondo capitolo di Luca, viene detto che Maria non comprende.
Nel vangelo, Maria viene presentata in maniera ben diversa dalla Madonna Onnisciente alla quale siamo abituati a pensare.
Maria, quel giorno, non ha capito quel che le stava accadendo; Maria non capirà neppure suo figlio Gesù. Semplicemente lo seguirà. Questo è il grande passaggio di Maria: da madre diventerà discepola di suo figlio.
Maria e Giuseppe hanno vissuto la stessa esperienza che vive qualsiasi genitore. Quanti dubbi, angosce per i propri figli sperando di fare sempre la scelta giusta.
Maria si sarà chiesta: “Cosa vuol dire che una spada mi trafiggerà l’anima?”.
La spada nel Nuovo Testamento è l’immagine dell’incisività della parola di Dio.
La prima parola che Gesù dirà nel vangelo, sarà un rimprovero ai suoi genitori e soprattutto a sua madre. La parola di suo figlio sarà difficile da capire, le causerà dispiacere, sconforto, incomprensione e derisione.
Ben presto si renderà conto che le aspettative riposte in questo figlio si realizzeranno in maniera ben diversa da come lei pensava. E’ l’esperienza di molti genitori.
La spada tagliente per Maria saranno le parole di Gesù, parole che la costringeranno a cambiare, a convertirsi, a diventare figlia di suo figlio. Gesù non sarà affatto tenero con lei: “Non sapevi che io devo occuparmi del Padre mio!”.
Gesù si staccherà subito e si sottrarrà dalle aspettative dei genitori; voi mi avete generato ma non siete mio padre e mia madre; mio padre e mia madre sono il Signore del cielo (padre) e della terra (madre). E Lc ancora una volta, per la terza volta, dovrà dire: “Ma essi non compresero le sue parole”.
Non solo. Quelli del suo paese non lo vorranno, lo rifiuteranno. Ad un certo punto il suo clan familiare partirà con il proposito di catturarlo. Gesù sarà considerato matto: e questo dai suoi familiari!
E Maria? Cosa può provare una donna che vede suo figlio non compreso, odiato da tutti?
Un giorno lei e gli altri fratelli andranno da Gesù: “Gesù, ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano” . Ma Gesù risponderà in maniera seccata: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”.
Ecco la spada per Maria: rifiutata come madre deve compiere un’opera di trasformazione per rimanere “intima” con suo figlio.
Mi piace pensare che Maria sia stata assalita dai dubbi anche sotto la croce.
Ecco la famiglia di Nazareth, così santa, così simile alle nostre.
Amici, quando avete preoccupazioni, ansie, timori per i vostri figli, rivolgetevi a Maria e Giuseppe. Loro sanno cosa si prova.
Noi sappiamo ben poco della famiglia di Nazareth, della loro quotidianità, del lavoro, delle scelte… I Vangeli ci svelano pochissimo di quegl’anni. I vangeli apocrifi hanno sentito il desiderio di riempire quel silenzio imbarazzante.
Non poteva iniziare prima a predicare il Regno?
Perché è rimasto nell’anonimato? Chissà quanti malati avrebbe potuto guarire?
Eppure I primi 30 anni della vita familiare di Gesù con Maria e Giuseppe è coperta dal silenzio. Eppure, al di là di quello che si potrebbe pensare, quel silenzio è una delle rivelazioni più affascinanti della novità portata da Gesù.
E’ il silenzio della quotidianità, della normalità, dell’ordinario.
Tutti lo attendevano e Lui cosa ha fatto? Ha passato il tempo in casa ad aiutare papa’ Giuseppe.
Ecco amici il nostro Dio. Ve lo aspettavate diverso vero?
Quel silenzio mostra che la via della santità abita la banalità delle nostre giornate. E’ il tempo ordinario, e non quello festivo, il luogo decisivo della scelta.
La santità a cui la famiglia di Nazareth ci richiama è quella della vita ordinaria.
Esiste una spiritualità del pannolino, la mistica del ferro da stiro, la teologia del mercato!
Saremo credibili, se i nostri gesti quotidiani, le nostre faccende domestiche, i nostri incontri per il paese, trasuderanno di Vangelo!
Insomma saremo veri cristiani, se i nostri gesti parleranno di Lui, anche se noi staremo zitti.
Che bello vedere che Dio dà a Gesù, come unico bagaglio per venire al mondo, una famiglia. Maria e Giuseppe rappresentano l’unica cosa che Dio reputa necessaria per questo bambino perché tutto è possibile nella vita di una persona quando sa di non essere sola. La famiglia è il luogo strutturale dell’uomo.
La bella notizia di questa domenica? Nella famiglia di Nazareth non abbiamo un modello, ma una speranza. Maria e Giuseppe sono la “bella notizia” che, in qualsiasi situazione siamo, tutti possiamo gioire dell’esperienza della famiglia.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/