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Luigino Bruni”Le parole della benedizione di Anna”

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (Anno B) – 27 dicembre 2020

Le parole della benedizione di Anna

C’era anche una profetessa, Anna […]. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. […] Si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Luca 2,22-40

Giuseppe e Maria, per adempiere la Legge ebraica, si recano con Gesù al tempio di Gerusalemme. Offrono, come tutti, un sacrificio: «due tortore». È il sacrificio dei poveri, che sostituisce il più oneroso agnello. È l’inizio di una storia di povertà che culminerà con la beatitudine più bella – «beati i poveri» – e con la povertà assoluta del Golgota.

Di questa scena, amatissima dalla gente, colpiscono molti dettagli. Simone e Anna sono due vecchi. È molto bello che siano due anziani a lodare il bambino. A dirci che la saggezza dei vecchi sta anche nella loro capacità di sentire il soffio dello spirito, di saper vedere nei bambini i segni della loro vocazione. Soprattutto le donne anziane hanno questo dono.

Simeone è giusto e pio. Anna, invece, è una profetessa. È molto bello trovare i profeti rappresentati da una donna, una profetessa erede delle poche e meravigliose profetesse della Bibbia – Myriam, Debora, Hulda. C’è infatti un’amicizia profonda tra la profezia e le donne. Entrambe sono concrete, attivano processi e non occupano spazi, parlano con la parola e con il corpo. Per un istinto invincibile scelgono sempre la vita, le credono e la celebrano fino all’ultimo soffio. I profeti e le madri ospitano e generano una parola viva che non controllano, offrono il corpo perché il figlio-parola diventi carne senza diventarne i padroni.

Le donne hanno una particolare familiarità con la morte, perché hanno una speciale intimità con la vita. Forse perché da millenni hanno custodito la casa, dove hanno imparato le relazioni primarie mentre gli uomini si esercitavano nell’arte della guerra e si dedicavano all’economia delle relazioni produttive. Le donne sono diventate esperte di vita e di morte, insieme. Hanno lavato e vestito i propri bambini e i propri morti, accudito ferite che raramente guarivano, apparecchiato lo stesso letto, l’unico grande della casa, oggi per un parto e domani per la camera ardente di un genitore. La morte non è il loro nemico più grande. Le donne muoiono molte volte nel corso della loro vita, umiliate e schiacciate da parole e gesti sbagliati, e così quando la morte arriva la sanno chiamare «sorella».

UN FINALE DA AGGIUNGERE.

Luca fa parlare Simeone. Di Anna non ci dice le parole, ci offre solo un riassunto delle sue parole. Ci ha riportato la benedizione di Simeone ma non quella che Anna fece di quel bambino. La Bibbia ci dona molti racconti parziali, finali incompiuti, forse per donarci la possibilità di aggiungerli noi, e con essi pregare ancora.

Immaginiamo allora anche noi le parole che quella donna, profetessa, anziana e vedova, avrà detto di fronte a quel bambino splendido. Le prendo in prestito dalle parole con cui le mie nonne hanno benedetto me, i miei fratelli, e con cui le donne ogni giorno continuano a benedire i nostri bambini, amandoli con le loro parole: «Gesù: ma quanto sei bello?! Benedetto tu, benedetta tua madre Maria, benedetto Giuseppe. Sei bellissimo, sei meraviglioso, come tanti bambini che ho visto, e di più. Benedetto sei tu, benedetto sei tu, bambino mio, re».

Fonte:https://www.famigliacristiana.it


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