don Mario Simula”… Ma il nostro cielo è nella nebbia”

Epifania del Signore (06/01/2021)

Vangelo: Mt 2,1-12

Oggi giorno della Luce. Nelle tenebre, la Luce. Nel cuore oscurato e cupo, la Luce. Nella melma del peccato, la Luce.
E’ una forza che attraversa poderosa la strada dell’uomo, smarrito e incerto anche quando il suo cammino sembra trionfale.
L’uomo ha la brutta abitudine di camuffare di grandezza le sue miserie.
Oggi si manifesta il Signore, Gesù paziente, obbediente, mite e umile e annuncia al nostro cuore un messaggio di indicibile gioia e di speranza. Una “bella notizia” che squarcia la disperazione spirituale e umana della creatura e la apre all’immensa tenerezza di Dio che tiene in braccio i suoi figli come una madre. Stremata ma raggiante, perché l’amore prevale.
La Luce dell’Epifania, Festa della manifestazione visibile di Dio a tutti gli uomini e a tutte le donne, è una rivelazione della maternità del Signore che si piega sulle loro ferite e le guarisce.
Da quel momento diventiamo tutti figli, condividiamo la stessa eredità di Gesù, diventiamo suo Corpo, entriamo nella gioia dell’amore di Dio all’umanità. Tutta amata, tutta accolta e salvata.
La Luce che oggi brilla non è un miraggio. E’ una Presenza certa, che rischiara la strada e la rende sicura fino a condurci alla meta: la Risurrezione del Signore. Ce lo ricorda, in maniera suggestiva, l’annuncio della Pasqua che conclude la celebrazione dell’Epifania.
Il racconto di Matteo si profila solenne e inquietante in questo giorno di Luce.
La Stella splendente porta “i lontani” dall’Oriente fino a Gerusalemme. Ma a Gerusalemme si annebbia. Dove possiamo andare, noi che cerchiamo il Bambino che è nato?
La Stella muore per gli occhi, ma non nel cuore.
Erode allunga la sua ombra come profeta oscuro del male, della morte, dell’ipocrisia, dell’invidia.
Per un sanguinario non può nascere un re di pace. Se nasce un re, è soltanto antagonista, nemico da trucidare, per non essere scalzato dal potere vuoto del suo trono.
Quando si oscura la Stella per noi?
Quando i nostri occhi si induriscono nella cecità più disperante?
Ogni volta che perdiamo di vista l’umile regalità di Gesù che si mette al servizio.
A volte mi chiedo quali siano i vergognosi ragionamenti che sottostanno alle nostre scelte.
Se fossero soltanto il desiderio di dono e di dedizione, saremmo felici di noi stessi, degli altri, della comunità, della stima reciproca, perché il Regno ha bisogno di persone che si amano.
Perché tante volte la Stella scompare dall’orizzonte della nostra vita e da quello delle comunità?
Chiediamocelo almeno oggi. Chiediamocelo in questo anno di grazia che inizia, nonostante porti con sé prove e fatica. Altrimenti rischiamo di vivere esperienze, macchiate da pericolose tracce di sangue innocente. Perché non parlano di accoglienza; sono sorde alle grida di “ogni altro” che implora; non si accorgono che, a volte, la domanda di aiuto ci viene da noi stessi, dalle nostre case, dalle comunità, dai nostri condomini, dai nostri quartieri.
I Magi “perdono” la Stella, perché incontrano Erode. Nel buio di una notte imprevista non passa mai il tempo che li separa da Betlemme. Devono attraversare il lungo travaglio della purificazione.
Poi la Stella riprenderà a brillare come guida, come lampada inestinguibile, come Luce calda e capace di riscaldare l’oscurità.
Arrivano finalmente alla casa del Bambino.
Ancora una volta il Bambino che, agli occhi della fede, rivela tutta la sua piccola grandezza e immensità: Figlio di Dio fatto carne, limite, raccolta di tutte le povertà.
I Magi si prostrano fino a terra. Gli manifestano sottomissione, docilità, amore, adorazione. Gli offrono i doni profetici dell’oro, segno della regalità del Signore, dell’incenso, segno della sua divinità, della mirra, segno dell’unzione pietosa, commovente e sublime della sepoltura, prima che il Signore risorga. Maria e Giuseppe contemplano, stupiti, le meraviglie di Dio.
Subito dopo anche per loro viene la prova. L’amore è fatto in modo strano: mischia e impasta insieme i dolori più atroci e le gioie più incontenibili. Ci spoglia e ci riveste. È pianto e consolazione.
Gesù, Maria e Giuseppe sono chiamati a vivere l’esperienza dell’esilio in Egitto.
Da quella schiavitù il Bambino verrà richiamato, al momento opportuno, perché la sua vita si seppellisca nel silenzio misterioso di Nazareth.
Fino al giorno della manifestazione pubblica lungo le strade della Palestina. Fino al giorno della Gloria sulla croce. Fino al giorno incendiato di Luce della Risurrezione.
Oggi annunciamo la Pasqua, con gioia e festa. Oggi inizia il cammino con Gesù fino allo stesso traguardo: morire e risorgere. Sempre morire e risorgere. Dal peccato all’amore. Dalle chiusure al dono. Dalle divisioni all’incontro. Dalle parole vuote al dialogo della fraternità.
E sarà Epifania di Luce. Manifestazione di Gesù Uomo-Dio nella nostra vita e nelle nostre Comunità. Noi discepoli del Risorto.

Gesù, grazie per chi ha scritto il racconto della tua vita. Non ci ha nascosto nulla del tuo dramma umano. Ha detto tutto. Anche le pieghe più scomode.
Per questo ci mette in crisi ogni volta, Gesù.
Tu, Gesù, ci chiami a seguirti. Noi, presi dall’entusiasmo e un po’ ingenui, ti diciamo: “Vengo”.
Non abbiamo fatto bene i calcoli. Non abbiamo messo nel conto la povertà della tua vita, i conflitti che la segnano dall’inizio alla fine, le solitudini, gli abbandoni, i tradimenti. I nascondimenti ai quali sei obbligato, perché ancora molto ti rimane da dire e da compiere.
Gesù, da incoscienti ci siamo buttati nell’avventura.
A volte ci penso e mi viene da dire: “Perché l’ho fatto? Chi me lo ha fatto fare? Quale motivo, quale amore, quale passione, quale attrattiva, quale fascino?”.
E penso, Gesù. Penso alla maniera di chi si ritiene sapiente quando mette in dubbio l’incontro con Te. Potevi percorrere un altro sentiero. Potevi manifestare ad altri il tuo volto. Potevi far sentire in altri cuori più generosi un così intenso bisogno di Te.
Perché proprio a me, Gesù? A me che sono un imbecille, un buono a nulla, un peccatore, un inaffidabile, uno che oggi perde la testa per Te e domani ti dimentica.
Tu, Gesù, non ritardi a rispondermi.

“Proprio perché sei tutto questo e anche tanto altro che tu non sai, ti ho scelto. Ho desiderato fin dal primo momento nel quale ti ho incontrato, che nel tuo nulla si rivelasse la mia forza. Che senso avrebbe avuto altrimenti il mio amore? Non mi serviva un antagonista. Mi era necessario uno che avesse bisogno di me. L’ho travato. Sei Tu”.
Gesù, forse un giorno capirò di che cosa stai parlando. Per adesso devo soltanto tacere!

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